/ Berlino e l'ennesimo passaporto miracolosamente apparso sul luogo...

Berlino e l'ennesimo passaporto miracolosamente apparso sul luogo del delitto

Berlino e l'ennesimo passaporto miracolosamente apparso sul luogo del delitto
 
Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it


Piccole Note


Sul camion assassino di Berlino è stato ritrovato un documento che porta sulle tracce del killer. Sarebbe un tunisino e ora lo stanno cercando. È anche trapelato il nome ma non lo riportiamo per senso di pudore.

 

Spieghiamo: questa storia di documenti ritrovati su macchine usate per gli attentati è roba abusata. Fin dall’11 settembre, da quando il documento di Mohamed Atta fu ritrovato tra le rovine fumanti delle Torri gemelle (l’incendio fu domato solo due mesi dopo), va avanti questa improbabile reiterazione.

 

Così a Nizza, così nell’attentato al giornale Charlie Hebdo, i documenti dei terroristi appaiono magicamente sul luogo del delitto chiudendo l’inchiesta prima che inizi.

 

In realtà le indagini di Berlino avevano già portato a un risultato, il famoso pakistano arrestato ieri, che poi si è scoperto essere del tutto innocente. Una falsa pista che ha fatto perdere un giorno prezioso. Utile all’assassino per far perdere le sue tracce, e magari abbandonare il Paese.

 

Come per Charlie Hebdo l’attentato è opera di professionisti. L’uomo, o gli uomini che hanno colpito a Berlino, hanno sequestrato il camionista polacco verso le quattro del pomeriggio. Per poi prendere dimistichezza con il mezzo, come indicano le accensioni del motore multiple registrate dal gps.

 

Presumibilmente hanno motivato il loro gesto come un tentativo di furto, che ha consentito loro di convincere il conducente a seguirli sotto minaccia delle armi.

 

Particolare importante, appunto, che indica l’opera di professionisti: se avessero ucciso l’uomo prima dell’azione c’era il rischio che il corpo fosse scoperto, mandando all’aria tutto (sarebbe scattata la caccia al camion).

 

Né per lo stesso motivo è ipotizzabile sia stato ucciso molto prima del fatto, ché girare con un cadavere nell’abitacolo può destare attenzione.

 

Come per Charlie Hebdo anche a Berlino non si riscontra l’opera di kamikaze, come usano i jihadisti, altro indizio di professionismo.

 

Professionisti che non hanno agito secondo le istruzioni del perfetto attentatore redatte nel dettaglio nelle riviste patinate del Terrore (Dabiq, Rumiyah).

 

Secondo tali istruzioni, una volta che il camion lanciato sulla folla si è arrestato, il guidatore killer dovrebbe scendere e continuare la mattanza con armi da taglio (più facili da reperire e da far passare inosservate).

 

Nulla di tutto questo è successo a Berlino. L’attentatore o gli attentatori dopo aver lanciato il camion sulla folla si sono dileguati, anzi per usare un termine più corretto sono esfiltrati tramite una via di fuga. Conservando in questo frangente un perfetto sangue freddo (altro che pazzo esaltato…).

 

Nessun urlo Allah Akbar o altro, come d’uso. Chi ha ucciso si è semplicemente eclissato, come un criminale comune che tiene alla sua vita e alla sua libertà.

 

Ma veniamo a un particolare oggi molto pubblicizzato, che fa ipotizzare un’esfiltrazione un po’ più complessa di quella che si era immaginato ieri, quando si è inseguito il richiedente asilo poi risultato innocente.

 

A quanto ripetono i media, fonte polizia, la cabina del camion risulta inondata di sangue. Particolare che denota, secondo tali ricostruzioni, una lotta interna: il conducente del camion avrebbe combattuto contro il suo/i assalitore/i prima di essere ucciso.

 

Usiamo il plurale perché l’autista polacco era un colosso (così il fratello e le foto), e ci volevano due uomini a tenerlo a bada. Anzi uno armato, mentre l’altro guidava. D’altronde immaginare un ladro di camion che guida per ore con a fianco, libero, un colosso ostile è alquanto difficile.

 

Come è difficile ipotizzare, come fanno tante ricostruzioni, che sia stato proprio il conducente eroe a deviare il camion, impedendo che la strage fosse maggiore.

 

Presupporrebbe che l’assassino, o gli assassini, si siano lanciati sulla folla con lui ancora vivo a bordo, cosa invero bizzarra da immaginare per dei professionisti che ben sanno che a quel punto sarebbe scattata una reazione spontanea dettata dalla disperazione, che poteva far fallire tutto.

 

Più probabilmente la lotta è avvenuta un momento prima che il camion fosse avviato al suo ultimo appuntamento. Il conducente polacco doveva essere eliminato per tacitare un testimone scomodo, altro segno di professionismo.

 

Il rapito deve aver reagito e ne è nata una colluttazione, terminata con la sua morte. Deve esser avvenuto poco prima, si è detto, e per avere la meglio, il sequestratore ha utilizzato, oltre che l’arma da taglio, anche una pistola. E questa col silenziatore perché non si deve sentire la detonazione (che non si è sentita). Arma non usuale nelle operazioni dei jihadisti.

 

A questo punto il camion è stato lanciato sulla folla, con uno o due uomini a bordo. Uno dei due, infatti, potrebbe esser sceso subito dopo l’omicidio del conducente, per dileguarsi (magari usando un’automobile, come vedremo di seguito).

 

Quindi la corsa assassina, appunto. Dopo la quale l’autista-assassino semplicemente scompare. C’è sangue nella cabina, si è detto, tanto sangue. Tanto che il primo indiziato è stato scagionato proprio dal fatto che i suoi abiti erano puliti (e dalla prova dello stub, che ha escluso abbia sparato).

 

Davvero difficile immaginare qualcuno che cerca di nascondersi tra la folla, prendere un mezzo o la metro, coperto di sangue. Più probabile che, sul luogo, vi fosse un’automobile pronta ad accoglierlo/i e a farlo/i esfiltrare.

 

Insomma, un’operazione un po’ più sofisticata e complessa di quanto viene raccontato. Che prevede l’opera di gente spietata, sì, ma non esaltata. Professionisti, appunto.

 

Che non vanno a compiere attentati portandosi dietro un passaporto o, se anche fosse, non lo perdono sul luogo del delitto, dal momento che è tra le cose più importanti da evitare.

 

Un passaporto comparso peraltro, magicamente, solo il giorno successivo alla strage, altrimenti non avrebbero arrestato subito un innocente.

 

Possibile che siamo davanti, per l’ennesima volta, a dei professionisti oltremodo sbadati. E però qualcuno potrebbe avanzare il sospetto che magari si sia cercato un capro espiatorio per chiudere la vicenda e per evitare che dilagasse il panico. O altro e più oscuro. A pensar male, purtroppo, ci si azzecca.

Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it
Notizia del:
comments powered by Disqus
Le più recenti da Piccole Note
Notizia del:

Accordo Iran: Trump fa vincere l'esoterismo

Piccole Note Donald Trump dunque ha deciso di non certificare l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto a suo tempo da Obama e firmato anche, da Russia, Cina, Germania, Gran...
Notizia del:

Ehud Barak: "Trump non rompa con l'Iran"

«Ehud Barak, l’ex leader israeliano conosciuto per le sue posizioni dure verso l’Iran, ha dichiarato che sarebbe un “errore” se il presidente Trump decidesse di de-cerificare...
Notizia del:

Due le finestre infrante, due i dispositivi bump stoks. Dubbi sulla strage di Las Vegas

PICCOLE NOTE Lo sceriffo Joseph Lombardo «ha messo in discussione il fatto che il killer possa aver agito da solo nel pianificare così meticolosamente la strage. “Ad...
Notizia del:

Tutti gli interrogativi ancora irrisolti della strage di Las Vegas

PICCOLE NOTE Della strage di Las Vegas, la più grave in America dopo quella dell’11 settembre, hanno parlato a diffusione i media. Così, al di là dello sconforto...
Notizia del:

Cosa cambia in Palestina dopo che Fatah ha preso il controllo di Gaza

PICCOLE NOTE «Il premier palestinese Rami Hamdallah ha visitato per la prima volta la Striscia di Gaza da quando è stato formato il governo di unità nazionale palestinese....
Notizia del:

Vicolo cieco Spagna: ora i Paesi Baschi chiedono "un nuovo inizio"

PICCOLE NOTE E così, nonostante i divieti e il tentativo di impedirlo con l’uso della forza, il referendum sull’indipendenza della Catalogna si è tenuto...
Notizia del:

Dopo l'Iraq, l'Iran: il senso di Netanyahu per le armi di distruzioni di massa

PICCOLE NOTE In un articolo pubblicato su al Monitor del 26 settembre,  Akiva Eldar commenta la pressione di Benjamin Netanyahu sulla comunità internazionale, e sugli Stati Uniti in...
 
Copyright L'Antiplomatico 2013 all rights reserved - Privacy Policy
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa