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Chi ha ucciso il fotoreporter Andrea Rocchelli nell'Ucraina nazista?

Chi ha ucciso il fotoreporter Andrea Rocchelli nell'Ucraina nazista?
 

Il caso di Rocchelli finalmente darà la svolta attesa ai tanti omicidi finiti nel dimenticatoio, sarà il primo caso di un giusto processo dove un presunto colpevole di un omicidio politico in Ucraina avrà luogo

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di Giuseppe Acciaio
 

Il 30 giugno su richiesta della Procura di Milano, la Polizia di Pavia ha arrestato Vitali Markiv-  il combattente volontario nel battaglione della Guardia Nazionale Ucraina di Generale Kulchytsky -  indagato per l’omicidio del fotografo italiano Andrea Rocchelli, ucciso in un agguato il 24 maggio 2014 durante i combattimenti nei pressi di Donetsk. L’arresto di Markiv ha suscitato tantissimi malumori trai mass-media ucraini. Sono intervenuti addirittura i rappresentati ufficiali del potere tra cui i consiglieri del Ministero degli Interni Zoryan Shkiryak e Anton Gerashchenko che hanno intravisto nell’arresto ”l’impronta Moscovita” che attraverso le forze dell’ordine italiane è arrivata a colpire un autentico “patriota ucraino”. 

 

A cosa è dovuta tutta questa agitazione? Perché sono passati tre anni prima di arrestare Vitali? E cosa si sa dell’accaduto?

 

Il 24 maggio Rocchelli con l’interprete Russo Andrej Mironov e il fotoreporter del periodico francese ”Wostok Press”  William Roguelon, si trovavano sul fronte delle truppe ucraine.  Come hanno detto anche i genitori di Rocchelli, una delle ultime foto scattate dal figlio era un convoglio del treno precedentemente attaccato dalle milizie ucraine dove all’epoca Markiv prestava servizio. Come si scoprirà dopo, questi scatti non sono piaciuti ai militari ucraini che con la forza hanno deciso di allontanare i reporter.  L'unico sopravvissuto, il francese Roguelon, ha affermato che quasi subito contro di loro è stato aperto il fuoco dalle mitragliatrici. I giornalisti per non essere colpiti hanno cercato il riparo in un piccolo fosso trovato lungo il ciglio stradale, a ciò la Guardia Nazionale ha risposto con i colpi di mortaio con il quale è stato ucciso Rocchelli. 

 

Dopo il bombardamento Roguelon si è spostato sul fronte delle milizie filo-russe spinto anche dal continuo fuoco contro di lui da parte della Guardia Nazionale.

 

Il secondo testimone è il tassista che accompagnava il reporter francese, ma risulta poco attendibile dato che ha rilasciato diverse testimonianze contraddittorie. In un primo momento ha dichiarato che il bombardamento a colpi di mortaio c’era, poi ha affermato che era tutto frutto della sua immaginazione. Questa versione è stata confermata anche dall’avvocato della famiglia Rocchelli, la dott.ssa Alessandra Ballerini.

 

Per la soluzione di tale incidente, sempre se di incidente si tratta, la parte Italiana resta molto insoddisfatta dalla poca serietà mostrata dall’Ucraina - che ha fatto sparire i testimoni, compromesso l’andamento delle indagini e non ha fornito alcuna prova usando banali scuse, parlando addirittura di “un effetto collaterale della guerra”. 

 

Dopo l’arresto di Markiv la parte ucraina ha rilasciato diversi comunicati contraddittori, dove da un lato ha affermato che tra le armi a disposizione della Guardia Nazionale in quel momento non vi fossero  mortai, e dall’altro basta vedere diversi comunicati rilasciati dai capi di milizia Ucraina di quel periodo dove gli stessi vantavano di avere un vastissimo arsenale.  

 

Nel momento in cui la parte ucraina ha compreso che non vi è alcun modo di scagionare Markiv dalle accuse, ha cercato di infangare Rocchelli in tutti i modi possibili.  Il viceprocuratore Ucraino Evgenij Esin ha affermato che il giornalista italiano si trovava nella zona dei combattimenti illegalmente, senza il consenso delle autorità ucraine. 

 

Il caso di Rocchelli non è il primo caso in cui le autorità ucraine cercano far finta di niente per non aprire le indagini sugli omicidi “scomodi” dei giornalisti o rappresentanti politici influenti. 

Il caso più clamoroso era l’omicidio del giornalista Georgij Gongadze nel 2000, all’epoca usato dall’opposizione guidata da Viktor Yushchenko, Yulia Tymoshenko e Petro Poroshenko per screditare il presidente Leonid Kuchma. Una volta salito al potere, il neoeletto presidente Yushenko ha giurato davanti al popolo di Maidan che avrebbe continuato le indagini sul misterioso omicidio di Gongadze fino a trovare i colpevoli.  Ma solo il suo successore, Viktor Yanykovich ha arrestato uno dei presunti colpevoli, da anni latitante, l'ex- generale del Ministero degli Interni Ucraino Olekseij Pukach. Come lui anche altri rappresentanti del Ministero degli Interni sono finiti sotto inchiesta e successivamente condannati alla reclusione in carcere. Anche sé al giorno d’oggi il vero mandante dell’omicidio non è stato trovato. 

 

Una nuova ondata di omicidi politici in Ucraina è iniziata nel 2014, vittima dei quali erano quasi sempre gli esponenti filorussi. Il 16 aprile 2015 davanti al portone della propria casa è stato ucciso il famoso scrittore Oles Buzina, che nei suoi lavori ha spesso criticato l’operato del presidente Poroshenko e del Primo Ministro Yatsenyk.

La cosa insolita è che subito dopo è stato trovato il veicolo dei presunti assassini con targhe italiane. Una stana coincidenza, non vi sembra? 

L’altro elemento insolito è che nello svolgimento delle indagini, hanno fatto finta di non sapere , che qualche giorno prima dell’omicidio sul sito dei nazionalisti “Myrotvorets” (il sito che rivela le informazioni personali sui “nemici dell’ucraina”) è apparso l’indirizzo del giornalista. 

 

Ucraina che è stata più volte criticata dagli attivisti dei diritti umani che le politiche del suddetto sito violavano i fondamentali diritti umani come la privacy istigando all’odio contro gli oppositori del potere. Nelle liste di Myrotvorets non venivano riportati solo i nomi dei separatisti filorussi ma di tutti gli oppositori del potere ucraino, come anche il giornalista Buzina.  Il sito Myrotvorets, come riporta l’opposizione, è stato creato dal Ministero degli Interni Ucraino, in particolare dal consigliere Anton Gerashenko e dal consulente dell’ex vice Ministro sulle questioni riguardanti il  Donbass, George Tukoy.

 

Inoltre è proprio presso il Ministero Degli Interni che legittimamente prestano il proprio servizio i neonazisti, formando così il battaglionee di “Azov” e “Donbass” della Guardia Nazionale. Nel giugno del 2015 grazie alla visibilità mediatica dell’omicidio di Buzina sono state aperte le indagini e hanno arrestato tre persone, tutti nazionalisti che hanno combattuto in Donbass. Uno di loro è stato subito rilasciato, mentre gli altri due, Denis Polishyk e Andrey Medvedenko, sono stati rilasciati solo nel 2016. Al giorno d’oggi lo svolgimento delle indagini è giunto in un vicolo cieco, gli unici sospettati sono liberi ed è inutile sperare che le autorità si decidano a punire i colpevoli. 

 

Il giorno prima dell’omicidio di Buzina è stato assassinato Oleg Kalashnikov, il rappresentante dell’opposizione facente parte del partito “Partito delle Regioni” che ha perso il potere  durante Euromaidan. Ben conosciuto per aver promosso diverse manifestazioni contro lo svolgimento dell’Euromaidan. Il suo indirizzo, come nel caso di Buzina è stato reso noto pochi giorni prima sul sito di “Myrotvvorets”. Data poca attenzione alla persona uccisa lo svolgimento delle indagini era ancora più breve rispetto al caso di Buzina. L’omicidio di Kalashnikov non è stato l'unico caso, altri colleghi dello stesso partito hanno fatto la sua tragica fine. Tra di loro il sostenitore del presidente fuggitivo, Mikhail Chechetov (si è tolto la vita buttandosi dalla finestra del suo appartamento 28 febbraio 2015), l'ex-governatore della regione Zaporizhzhya Alexander Peklushenko (si è tolto la vita con un colpo di pistola il  12 marzo 2015), ex membro del parlamento ucraino rappresentante del Partito delle regioni Stanislav Melnik (anche lui si è "suicidato" il 9 marzo 2015)

 

La responsabilità per gli omicidi di Kalashnikov e Buzina è stata imputata ai rappresentanti del movimento nazionalista “Esercito Insurrezionale Ucraino”. Anche se ufficialmente nessuno è stato fermato o messo sotto inchiesta. Le indagini hanno parlato di una serie di misteriosi suicidi senza approfondire la questione. 

 

Anche nel 2016 si sono susseguiti altri omicidi politici, per primo è stato ucciso Yuri Grabovsky l’avvocato del cittadino russo Aleksandr Aleksandrov arrestato nella regione di Lugansk. Nello stesso anno è stata fatta esplodere un'auto del giornalista Pavel Sheremet, che non era nemmeno filorusso. Tuttavia, non si sono mai svolte le indagini per questi omicidi. 

 

Tutto questo è solo la punta di un immenso iceberg, che nasconde dietro i probabili “incidenti” gli omicidi e le persecuzioni dei giornalisti e politici che hanno voluto ragionare diversamente dalla massa, schierandosi come gli oppositori del potere Ucraino.

 

Ucraina che già agli inizi dell’incidente con Markyv ha chiesto la sua estradizione, trascurando un particolare, la sua doppia cittadinanza. Markyv, ancora prima dello scoppio della guerra in Donbass ha ottenuto la cittadinanza Italiana, conservando a sua volta in modo illegale quella ucraina, di conseguenza sarà processato in Italia come un suo cittadino. 

 

Il 3 luglio il console ucraino non ha potuto far visita in carcere a Markiv, dato che egli non è più un cittadino ucraino. Il caso di Rocchelli finalmente darà la svolta tanto attesa ai tanti omicidi finiti nel dimenticatoio, sarà il primo caso di un giusto processo dove un presunto colpevole di un omicidio politico in Ucraina avrà luogo, e il colpevole sarà punito.

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