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Con Trump, "Repubblica" sveste i panni del politically correct e si prepara al peggio

Con Trump, Repubblica sveste i panni del politically correct e si prepara al peggio
 
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Al di sotto delle aspettative (dei media mainstream) le mobilitazioni contro l’insediamento di Trump a Presidente degli Stati Uniti. A Washington (dove pure la manifestazione era percepita come un “must”, e cioè un evento imperdibile perché osannato da tutti i media) i “milioni di partecipanti” della vigilia si sono ridotti a qualche centinaio di migliaia. Ancora peggio in Italia dove - con buona pace di “Repubblica” che le aveva per giorni strombazzate - le manifestazioni di Roma e di Milano hanno raccolto appena qualche decina di persone.




Che altro dire sulle reazioni all’insediamento di Trump?


Ben poco, considerando tutto quello che già è stato scritto sulla ipocrisia di chi oggi, a “sinistra”, si schiera contro Trump non avendo detto una parola sulle guerre di Obama, limitandosi a enfatizzare le sue presunte “conquiste democratiche” (ad esempio, quel “Obama Care” che eroga soldi pubblici per favorire la Sanità privata). E si rischia di annoiare anche riportando le odierne dichiarazioni a Davos di Soros o Christine Lagarde così uguali a quelle di tanti altri pescecani della Finanza, disperati non certo per quello che il miliardario Trump dice, ma per le aspettative popolari che la sua elezione può scatenare.


Meglio, quindi, limitarsi a riportare un davvero sconcertante articolo di Repubblica che plaude (“Una pioggia di "brava" sui social network, dove viene incoronata come uno di quei capi da cui gli altri dovrebbero imparare") a Donna Carpenter – miliardaria e padrona di calzaturifici nel Vermont – che ha imposto ai suoi operai (rimborsando le spese) di andare a Washington a manifestare contro Trump. Praticamente la stessa cosa che aveva proposto - due mesi fa - il Governatore Vincenzo de Luca, ai padroni della Sanità privata in Campania in occasione del Referendum di Renzi.
 

E dire che, allora, fu proprio Repubblica a gridare allo scandalo. Evidentemente, oggi il quotidiano di De Benedetti – perso il Referendum e persi i burattinai di Washington – si sfila la veste politically correct e si prepara al peggio.

 

Francesco Santoianni

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