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Perché Arabia Saudita e Usa non possono permettersi una guerra contro l'Iran. Intervista a Mostafa El Ayoubi

Perché Arabia Saudita e Usa non possono permettersi una guerra contro l'Iran. Intervista a Mostafa El Ayoubi
 

"L’Arabia Saudita è da sempre il “luogotenente statunitense nel Golfo Persico”. Non c’è mossa che avvenga da parte di Riad che da Washington non abbia avuto il lasciapassare."

Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it


Intervista de l'AntiDiplomatico a Mostafa El Ayoubi, giornalista esperto di Medio Oriente



E’ stato definito un Trono di spade in versione saudita. Che cos’è successo realmente in Arabia Saudita? E fino a che punto è giusto parlare di colpo di stato?
 
Dagli eventi succeduti alla morte del re saudita Abdullah nel 2015 è lecito parlare di un golpe di palazzo. Il suo successore Salman aveva iniziato una prima epurazione, in piena guerra tra clan. Nei posti di potere ci sono tre clan contrapposti : la famiglia di Mohammed legato al sovrano defunto, quella di Neyef e quella di Salman.
In seguito alla sua incoronazione, il Re Salman aveva deposto  due eredi al trono: Moukrine ben Abdelaziz del clan Mohammed, nel aprile 2015 ad appena 3 mesi della sua nomina, e successivamente, Mohammed ben Neyef nel giugno scorso. Questa epurazione aveva come scopo quello di spianare il terreno al figli Mohammed che di fatto da giugno è diventato il primo erede al trono . Da sabato 4 ottobre è iniziata una seconda massiccia epurazione: 11 principi e 4 ministri sono stati assegnati a residenza sorvegliata. L'operazione  ha travolto oltre un migliaio per personaggi  della cricchia del palazzo ma legati agli altri due clan. Poco pubblicizzato è stato anche l’incidente in elicottero che ha ucciso esponenti importante del clan Mohamed, in particolare il figlio dell’ex candidato al trono, Moukrine...
Certo che si può dire che è stato un colpo di stato di palazzo reale in tutti i sensi, anche se la motivazione ufficiale è quella della “lotta alla corruzione” e al "terrorismo"...
Deus ex machina  è l'attuale principe Mohammed, che sta lavorando alla sua ascesa al trono con l’eliminazione di tutti coloro che potevano essere dei contendenti  a questa eredità. Mohammed Bin Salman  è anche ministro della difesa. Non dimentichiamo  che da lui fu presa la decisione di bombardare lo Yemen nel 2015. Una decisione contestata da diversi principi sauditi ora agli arresti domiciliari. Ma tutto ciò  spiega solo in parte l'ingarbugliata situazione politica in Arabia Saudita.



Quali sono gli altri fattori che la spiegano secondo lei?

Vi è un fattore esterno molto determinante. La preoccupazione dell’Arabia Saudita oggi si chiama Iran. Anche qui, non tutti nel Palazzo voglio o volevano (perché oggi sono in carcere) uno scontro aperto con l'Iran con il quale ha aperti diversi fronti di conflitto.


Il quadro poi è molto complesso. E contemporaneamente, ad esempio, il premier libanese Hariri si è dimesso con un discorso trasmesso da Riyadh. Un fatto insolito. Come lo spiega? E che tipi di legami ci sono con il colpo di stato di Salman?

Esattamente, la guerra aperta all’Iran chiaramente prevede lo scontro anche con tutti gli alleati. Hariri  ha dato le sue dimissione a partire dalla capitale saudita e non da Beirut. Un fatto incredibilmente bizzarro. E' stata probabilmente un’imposizione saudita del premier libanese che ha tanti debiti con i saud. “Mi dimetto perché oggi il Libano è in mano all’Iran attraverso gli Hezbollah”, ha dichiarato Hariri che ha sottolineato nella dichiarazione letta che la stabilità del Libano sia oggi minacciata dall’Iran.
Sono in molti ad ipotizzare che Hariri  è sotto sequestro a Riyadh. Ad esempio secondo il movimento Hezbollah e il presidente Michel Anoun il quale non ha accettato le dimissioni perché sono state annunciate in circostante misteriose. Secondo i sauditi Hariri agisce ha agito in piena libertà.  Hariri  ha in effetti effettuato, dopo la sua dimissione, un viaggio in Emirati Arabi Uniti ma è stato interrotto per rientrare in Arabia Saudita. E ciò avvalla l'ipotesi che l'ex premier libanese è sotto tutela del principe Mohammed ben Salman. Lo scopo è quello di destabilizzare il Libano, considerato vicino all'Iran

 
 
Oltre allo Yemen, anche il Libano è nel merino dei sauditi. E' verosimile che l'inesperto giovane Mohammed agisca da solo ?

Ovviamente no! L’Arabia Saudita è da sempre il “luogotenente statunitense nel Golfo Persico”. Non c’è mossa che avvenga da parte di Riad che da Washington non abbia avuto il lasciapassare.
il governo americano ha puntato sul cavallo Mohammed. Ed è chiaro che in questa crociata contro l’Iran c'è lo zampino degli Usa.  Del resto, Stati Uniti e Arabia Saudita avevano scommesso tutto (insieme a Qatar e Turchia) sulla distruzione della Siria, la destituzione del governo al Assad e la creazione di uno stato sunnita filo statunitense nel paese. Con l’intervento della Russia e grazie all’aiuto degli alleati regionali, in particolare Iran, l’esercito siriano ha resisto e sta liberando il paese dai terroristi e mercenari. Al Assad è ancora al potere. Stati Uniti e Arabia Saudita hanno perso la loro battaglia del regime change. Russia e Iran hanno vinto. E ora Washington attraverso Riyadh sta praticando nuovi piani per isolare e indebolire Teheran in piena espansione regionale. L'Iran e la Russia sono oggi un incubo e una ossessione per gli americani perche stanno mettendo il forte discussione l'egemonia dei yankee sul Medio Oriente



A proposito di Russia. Quali saranno i prossimi passi di Mosca verso l’Arabia saudita soprattutto alla luce della visita recente di Re Salman a Mosca?

I russi perseguono i loro propri interessi. Putin sa benissimo che i saud sono i luogotenenti Usa nel Golfo Persico e non si fida di Riad. Si muove per interessi economici, soprattutto sul lato energetico, ma sa benissimo che gli alleati su cui può contare sono quelli con cui ha vinto la guerra in Siria e rimesso in causa il sistema globale unipolare imposto dagli Usa dopo la caduta dell'unione sovietica nel 1990. Questo ripeto non precluderà a Mosca di continuare a trattare, negoziare e stringere rapporti commerciali. Come fa anche con la Turchia che è stata tra gli aggressori principali della Siria.
 

Riad accusa Teheran di fornire armi allo Yemen e non nasconde possibili interventi militari. Si arriverà veramente allo scontro militare?

L’epurazione di Salman dicevamo è anche figlia della guerra in Yemen perché negli altri clan non tutti volevano quest’intervento che sta producendo bombardamenti a tappeto, crimini contro l’umanità indicibili e zero risultati pratici sul terreno nonostante l’aiuto di una coalizione di più paesi. Sul terreno i ribelli youthi resistono e poi, nessuno sui giornali lo ha ancora scritto, ma pretesto per cui i sauditi sono intervenuti in questa guerra è svanito proprio ieri. I saud hanno iniziato a bombardare il paese accogliendo una richiesta dell’ex presidente Abd Rabbu Mansour Hadi. Bene questo presidente è stato arrestato a Riad tra le purghe effettuate dal clan Salman. Sull’intervento militare lo dubito fortemente. Al Saoud conoscono la storia dell’Iran, la capacità di resistenza dimostrata in otto anni di guerra contro l’Iraq di Saddam armato e finanziato dall’occidente. Conoscono la potenza militare di cui Teheran dispone.
Chi vuole sostenere i sauditi ad un crash test di una guerra contro l’Iran? Gli Usa al momento no, nonostante la politica a dir poco ambigua  di Trump. Questi paesi sanno anche che contro l’Iran non funziona nemmeno la destabilizzazione interna - modello rivoluzioni colorate - come avevano provato a fare nel 2009. L’Iran non è la Libia, non è l’Iraq e non è la Siria. Ci si scotterebbe e tanto.


E Israele in che modo può assecondare i piani sauditi?

La prima importante conseguenza dell’ascesa iraniana in Medio Oriente riguarda proprio la causa palestinese. Maggiore è il potere contrattuale dell’Iran nella regione, maggiore è la capacità contrattuale sulla questione palestinese. Questo preoccupa enormemente Usa e Israele.
Israele per questo rafforzerà ancora i rapporti con Riyadh. Rapporto non ufficiale ma ormai, da tempo, ufficioso a livello di relazioni diplomatiche e di intelligence. Israele chiede da anni agli Usa una guerra contro l’Iran, ma anche Tel Aviv sa che non è questo il momento giusto di uno scontro aperto contro Teheran con la Russia ancora lì. Nell’impossibilità di uno scontro aperto questo trio continuerà a destabilizzare i paesi alleati soprattutto. Come dimostra il caso Hariri.
 
 
Alessandro Bianchi 
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