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Gli appalti di Fiera Milano sulla strada per Mosca

Gli appalti di Fiera Milano sulla strada per Mosca
 
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di Vito Petrocelli*- (https://twitter.com/vitopetrocelli)

 

C’è del marcio in Fiera Milano 
 

Qualche giorno fa il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta della procura di commissariare Fiera Milano SpA (http://www.fieramilano.it) e di far decadere il consiglio di amministrazione, che rimarrà in carica fino ad aprile, momento dell'approvazione del prossimo bilancio.
 

La richiesta della Procura faceva seguito ai casi di corruzione e di infiltrazioni criminali nella gestione di appalti per l’organizzazione di eventi. Si tratta soprattutto di frodi fiscali e operazioni di riciclaggio riconducibili agli approvvigionamenti della società di allestimenti Nolostand SpA (http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_gennaio_15/dimissioni-blocco-cda-manovre-dietro-caso-fiera-f54d77ce-db0d-11e6-8da6-59efe3faefec.shtml), controllata al 100% da Fiera Milano SpA, nonché del sistema tangentizio diffuso che, secondo gli inquirenti, avrebbe viziato alla radice i rapporti tra dirigenti e fornitori. 

 

Nel luglio 2016 era caduta la prima testa, quella di Enrico Mantica, Direttore Tecnico ed ex AD di Nolostand SpA, allontanato dalla società per sospetti di connivenze (http://www.corriere.it/cronache/16_luglio_09/fiera-sospeso-primo-manager-887fdcd4-4541-11e6-888b-7573a5147368.shtml) con i mafiosi Giuseppe Nastasi e Liborio Pace proprio in relazione all’assegnazione di subappalti EXPO. Poi ne sono cadute altre, quando alcuni giorni fa il CdA di Fiera Milano SpA ha deciso di dimettersi in blocco a decorrere dal 27 aprile 2017, una sorta di ultimo disperato tentativo volto a scongiurare il commissariamento. Lasceranno il posto, tra gli altri, l’amministratore delegato Corrado Peraboni, ex parlamentare per la Lega Nord poi passato al Pdl e storico Direttore Generale della Fondazione Fiera Milano, controllante di Fiera Milano SpA, e i consiglieri Attilio Fontana, ex Sindaco di Varese per la Lega Nord e Licia Ronzulli, europarlamentare di Forza Italia vicinissima a Silvio Berlusconi. 


Il perché di tanti politici ai vertici di una società quotata è’ presto detto: il governatore della Lombardia (regione amministrata da tempo da Forza Italia e Lega Nord, con un forte radicamento del movimento Comunione e Liberazione), sentito il Sindaco di Milano, designa il Presidente della Fondazione Fiera Milano, che a sua volta nomina i vertici di Fiera Milano SpA. 

 

La pista russa tra eventi, associazioni e circoli esclusivi


Aspetto molto interessante e poco noto sono le attività di Fiera Milano SpA in Russia. Dal 16 al 18 giugno 2016 l’Italia è stata ospite d’onore al Forum economico internazionale di San Pietroburgo con il proprio padiglione “L’Italia in Russia” (http://eurasiatx.com/litalia-in-russia-al-forum-di-san-pietroburgo/?lang=it), 1500 metri quadrati, visitato anche da Matteo Renzi poco prima del suo ultimo incontro ufficiale con Vladimir Putin e patrocinato dall’Associazione culturale senza scopo di lucro Conoscere Eurasia (http://www.conoscereeurasia.it/chi_siamo) e dall’Ambasciata italiana a Mosca, su concessione della Fondazione Roscongress (http://roscongress.org/en/#27022017), che è l'ente russo organizzatore del Forum e gestore unico degli spazi in fiera.


L’operazione è stata realizzata dai vari attori con il seguente schema: l’Associazione Conoscere Eurasia ha acquistato gli spazi da Roscongress e ha appaltato i lavori per la realizzazione del padiglione a Fiera Milano Congressi SpA (controllata al 100% da Fiera Milano SpA) e Nolostand SpA, mentre le imprese italiane che hanno voluto allestire i propri stand all’interno del padiglione italiano (tra le altre Intesa Sanpaolo SpA, Pirelli SpA, Enel SpA, Finmeccanica-Leonardo SpA e General Invest del finanziere napoletano Vincenzo Trani) hanno versato la propria quota a Conoscere Eurasia oppure, in alcuni casi, a Fiera Milano Congressi SpA. E’ curioso notare che, al momento dello svolgimento dei lavori, Direttore tecnico di Nolostand SpA sul campo a San Pietroburgo era proprio il signor Enrico Mantica, che sarebbe appunto stato licenziato solo un mese più tardi. 


Dal sito internet dell’Associazione Conoscere Eurasia si legge che questa “è stata costituita nel 2008 per iniziativa di cittadini italiani e società private e pubbliche, nonché del Consolato Generale della Federazione Russa a Milano e del Consolato della Federazione Russa a Verona. Non ha fini di lucro e si propone prevalentemente di sviluppare le relazioni economiche e culturali tra l'Italia, la Federazione Russa e la Comunità Economica Eurasiatica”. Presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia è Antonio Fallico (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/29/luomo-del-gas/79352/), ben inserito nell’establishment bancario italiano, compagno di collegio di Marcello dell’Utri nella Sicilia degli anni ’60, residente a Mosca dagli anni ’70, vicino a Romano Prodi ma anche agli ambienti del centrodestra cattolico (in particolare quello lombardo, notoriamente legato a Comunione e Liberazione), oggi Presidente plenipotenziario di Banca Intesa Russia e Console Onorario della Federazione Russa a Verona, già consulente Fininvest in Unione Sovietica, advisor di Gazprom per le attività italiane e potente intermediario del gas tra Russia, enti pubblici italiani e municipalizzate nostrane. Nonostante questo curriculum non si trova una pagina a lui dedicata su Wikipedia…


Presidente onorario dell’Associazione Conoscere Eurasia è invece Andrey Akimov, uomo dell’entourage strettissimo di Vladimir Putin, dal 2002 Presidente di Gazprombank e membro dei consigli di amministrazione di entrambi i colossi pubblici dell’energia russi, Gazprom e Rosneft. 


Tra i membri del comitato direttivo figurano inoltre Giovanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere, e Mikhail Baydakov, ex Presidente della fallita Millennium Bank (http://www.cbr.ru/eng/press/pr.aspx?file=05022016_104902eng2016-02-05T10_45_45.htm), l’istituto bancario delle Ferrovie dello Stato russe (RZD), che nel 2015 aveva peraltro concluso accordi di partnership (http://www.ansa.it/lombardia/notizie/2015/09/16/trasporti-mm-crea-joint-venture-russia_e5220ef7-ed10-4a5a-88e1-23b6696e9325.html) poi naufragati con MM SpA, la società di gestione della metropolitana di Milano, altro gruppo pubblico lombardo. Non manca poi il raccordo con Comunione e Liberazione: Angiolino Lonardi, responsabile di comunicazione e rapporti istituzionali dell’Associazione, fu firma de “Il Sabato” ai tempi di Roberto Formigoni e Maurizio Lupi e più tardi approdò con successo in RAI. 


Grande appuntamento annuale dell’Associazione Conoscere Eurasia è ormai divenuto il Forum Eurasiatico di Verona, evento che si tiene nel mese di ottobre nella città scaligera e all’organizzazione del quale, nel 2016, accanto ad Antonio Fallico, Igor Sechin (CEO di Rosneft) e Romano Prodi (https://it.sputniknews.com/italia/20 1610203522305-Prodi-forum-verona-accordo-russia-usa/) hanno partecipato anche i soliti noti: Roscongress, Intesa Sanpaolo SpA, Gazprombank, Banca Intesa Russia e persino Fiera Milano Congressi SpA. Una rete molto ben consolidata di rapporti bancari, politici, culturali e industriali transnazionali che, da qualche anno a questa parte, dai suoi snodi fondamentali di Verona, Milano e San Pietroburgo, pare aver quasi monopolizzato il dialogo economico istituzionale tra Italia e Russia a prescindere da chi sia stato l’inquilino di Palazzo Chigi: un esponente della destra (Berlusconi), della sinistra (Prodi) o della DC 2.0 (Letta, Renzi e Gentiloni).

 

Quando il gioco si fa duro le sanzioni sono carta straccia


L’operazione di punta messa a segno da Antonio Fallico e Banca Intesa Russia è però in pieno svolgimento e non ha nulla da invidiare alle maggiori transazioni bancarie mondiali degli ultimi anni. Nel maggio scorso, con il patrocinio dell’ex Ministro dello Sviluppo Economico russo Alexey Ulyukaev (attualmente agli arresti domiciliari per un grave quanto opaco caso di corruzione), Banca Intesa Russia è stata infatti selezionata come advisor finanziario (http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL5N18L4RP) per la privatizzazione di poco meno del 20% delle azioni di Rosneft, società che insieme a Gazprom figura tra i più strategici asset economici della Federazione Russa, per un ammontare totale di circa 10,5 miliardi di Euro. 


L’operazione, che ha rilevanza internazionale e rappresenta il più grande investimento diretto estero in Russia dal momento dall’annessione della Crimea e dall’introduzione delle relative sanzioni economiche UE verso la Federazione, è stata realizzata con un meccanismo che il Financial Times ha definito “complesso e poco trasparente” per la realizzazione del quale, i due nuovi azionisti individuati da Rosneft e Banca Intesa Russia, la multinazionale svizzera Glencore e il Fondo Sovrano del Qatar (http://www.corriere.it/economia/17_gennaio_05/rosneft-intesa-sanpaolo-prima-fila-087c6758-d332-11e6-9dc7-b8de3918521a.shtml), hanno ricevuto un finanziamento di 5,2 miliardi di Euro da Intesa Sanpaolo SpA per l’acquisto di circa metà delle azioni di Rosneft immesse sul mercato.


Anche Gazprombank e altre banche russe (http://www.reuters.com/article/us-russia-rosneft-privatisation-vtb-idUSKBN15116A) avrebbero fornito capitali aggiuntivi per portare a termine l’operazione, ma la notizia non è stata confermata da fonti interne. L'aspetto più interessante, ad ogni modo, riguarderebbe il coinvolgimento di una società veicolo di Singapore, QHG Shares, misteriosa destinataria diretta del finanziamento multimiliardario di Intesa Sanpaolo SpA, e di QHG Cayman Limited, società garante delle Isole Cayman della quale sarebbe materialmente impossibile risalire ai titolari effettivi (http://fingfx.thomsonreuters.com/gfx/rngs/RUSSIA-ROSNEFT-PRIVATISATION/010031J03GN/RUSSIA-ROSNEFT-PRIVATISATION-01.jpg).


Questo elaborato groviglio di scatole societarie ha portato la Reuters stessa ad avviare una vera e propria indagine sfociata in un articolo dal titolo evocativo: "Come la Russia ha venduto il suo gioiello del petrolio: senza dire chi lo ha comprato" (http://www.reuters.com/article/us-russia-rosneft-privatisation-insight-idUSKBN1582OH).


Interpellata direttamente sul ruolo di queste società offshore nell'operazione, Intesa Sanpaolo SpA ha dichiarato testualmente che "il finanziamento è stato effettuato in perfetta aderenza con le regole sull'embargo europeo verso la Russia" e che "le autorità italiane non hanno rinvenuto alcun elemento ostativo". Tali conclusioni fanno sorgere più di un dubbio... 


Come dichiarato, peraltro, dallo stesso Antonio Fallico ad uno dei principali quotidiani russi, sia il Governo Renzi che il Governo Gentiloni hanno sempre supportato l’operazione attuata da Intesa Sanpaolo SpA, per la quale sono state svolte anche riunioni istituzionali dedicate. Tutta l’operazione si è svolta sul filo delle sanzioni finanziarie europee contro Rosneft e il suo uomo di punta Igor Sechin e, per questo motivo, è stata realizzata solo con il placet del Comitato di Sicurezza Finanziaria del Ministero dell’Economia. Non è la prima volta, peraltro, che Intesa Sanpaolo SpA si destreggia con grande disinvoltura tra i paletti imposti dal 2014 alle attività delle banche europee in Russia: già nel 2015, con una serie di accorgimenti, la banca aveva aperto una linea di credito da 350 milioni di Euro a favore della sanzionata Gazprom, operazione normalmente proibita dal pacchetto di misure finanziarie approvate dall’UE contro la Federazione ma che invece fu portata a termine con supporto istituzionale e magistrale indifferenza internazionale.

 

Vogliamo chiarezza e un cambio di passo

Da anni il Movimento 5 Stelle lotta in tutte le sedi per ottenere una distensione dei rapporti tra Italia e Russia, una revisione completa di organismi come la NATO e, soprattutto, l’abolizione immediata delle sanzioni europee contro la Russia (https://it.sputniknews.com/italia/201611153638148-no-5-stelle-referendum-Mosca/), che hanno già causato perdite superiori ai cinque miliardi di Euro per l’industria italiana - in particolare per le PMI - e per il comparto meccanico e quello agroalimentare (colpito in pieno dalle controsanzioni russe). Al grido disperato delle migliaia di imprese italiane messe in ginocchio da inutili sanzioni decise d’imperio a Bruxelles e alla sempre maggiore esigenza di un coordinamento internazionale contro il terrorismo, il Movimento 5 Stelle ha sempre risposto manifestando aperture alla Russia e proponendo la ridefinizione dei rapporti bilaterali a favore di tutti, e in particolare dell’interesse nazionale italiano. 


Fa ancora più male, quindi, assistere al doppio gioco del Governo italiano nel suo goffo barcamenarsi tra rigorismo europeo ed operazioni finanziarie di alto profilo mediate da personaggi vicinissimi al Cremlino, che agiscono principalmente per il loro interesse. E' sinceramente spiacevole leggere nei fatti di cronaca che le relazioni bilaterali italo-russe vengano subappaltate ad enti ed associazionismi non sempre disinteressati e infarciti a più livelli da affaristi e politicanti. Intanto le "insindacabili" sanzioni europee contro la Russia (da poco prolungate fino a luglio 2017) ed i relativi divieti si abbattono come un uragano sugli esercizi più deboli, venendo invece scavalcate agevolmente dai maggiori gruppi bancari italiani con la piena compiacenza del Governo di turno. 
 

Il Movimento 5 Stelle continua a guardare alla Russia come ad un partner molto importante per la risoluzione di diversi scenari di crisi internazionale. Ci proponiamo di controllare ogni asimmetria ed infiltrazione nella gestione dei rapporti bilaterali, di operare per il massimo adempimento dei ruoli di controllo affidati alle Istituzioni italiane, al fine di impedire contaminazioni e indebiti favoreggiamenti nei riguardi di qualunque soggetto o organismo coinvolto. Siamo fiduciosi nel rivolgerci alle istituzioni della Federazione Russa affinché operino allo stesso modo.
 

In prospettiva futura, la necessità di costruire un rapporto sano e mutualmente vantaggioso tra i nostri Paesi deve e dovrà essere più forte di ogni interesse particolare o circoscritto.

*Senatore del Movimento 5 Stelle, Commissione Affari esteri

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