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Il Minsk 2 è morto: che cosa succede ora in Donbass?

Il Minsk 2 è morto: che cosa succede ora in Donbass?
 
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di Fabrizio Poggi


Continuano i commenti e le prese di posizione a proposito dell'iniziativa del leader della Repubblica popolare di Donetsk, Aleksandr Zakhar?enko, sulla proclamazione transitoria della Malorossija (Piccola Russia), quale stato federale al posto dell'attuale Ucraina, come passo “per fermare il conflitto nel Donbass”. Secondo l'editorialista di RIA Novosti, Anatolij Vasserman (nato a Odessa, dal 2015 è cittadino russo) la proclamazione della Malorossija costituisce lo “sbocco naturale dal vicolo cieco giuridico creato dai terroristi che hanno preso il potere a Kiev nel 2014”. Da quella data, “quelle persone hanno perseguito scrupolosamente lo scopo che ogni loro passo fosse giuridicamente nullo.



Di conseguenza, non c'è la minima possibilità di parlare di un ordinamento statale ucraino, distrutto accuratamente in ogni sua più piccola traccia. Per cui la proclamazione, al posto dell'ex Ucraina, di un pur qualsiasi ordinamento, è di per sé un indubbio progresso”. A parere di Vasserman, il passo logico susseguente dovrebbe però essere il riconoscimento della necessità di unire la Malaja Rus (secondo l'antica denominazione), con tutte le altre componenti della Rus, a partire dalla Rus Velikaja (Grande Rus), considerando queste denominazioni date dai greci quali fonte di un comune ordinamento statale russo.

Di segno opposto, ovviamente, le reazioni ucraine e quelle europee. Il presidente dell'Osce e Ministro degli esteri austriaco, Sebastian Kurz ha invitato le parti in conflitto in Ucraina a “evitare ogni azione che possa mettere in pericolo gli accordi di Minsk”. La Commissione Europea giudica il progetto di Malorossija come una diretta violazione degli accordi di Minsk; l'Unione Europea ammette qualunque iniziativa, all'unica condizione che vengano rispettati in pieno gli accordi di Minsk. Berlino giudica invece “assolutamente inaccettabile” la proposta della DNR: “Herr Zakhar?enko non è legittimato a parlare per questa parte dell'Ucraina” è detto in una nota del governo tedesco; “attendiamo che anche la Russia condanni al più presto questo passo”.

Nulla di originale, naturalmente, nelle reazioni ucraine: secondo il segretario del Consiglio di difesa, Aleksandr Tur?inov, la dichiarazione di Zakhar?enko testimonia dell'intenzione di Vladimir Putin di riprendere l'aggressione militare in profondità contro l'Ucraina. Ma, da Mosca, il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov, già nelle prime ore successive alla dichiarazione di Zakhar?enko, il 18 luglio, aveva detto di non aver da fare “commenti su un tema che necessita di riflessione e analisi”, aggiungendo che Mosca “continua ad attenersi agli accordi di Minsk”. La proposta del leader della DNR, aveva detto Peskov, rappresenta “una sua iniziativa personale e Mosca l'ha appresa dai media”. Del resto, nella stessa DNR, lo speaker del parlamento, Denis Pušilin, già martedì aveva detto che, al momento, quella della Malorossija, è soltanto un'idea e nulla più.

Addirittura, dalla Repubblica popolare di Lugansk, il presidente del Consiglio del popolo, Vladimir Degtjarenko aveva smentito la partecipazione di delegati ufficiali della Repubblica popolare di Lugansk alla riunione a Donetsk, insieme ai rappresentanti di varie regioni ucraine, nel corso della quale Zakhar?enko aveva lanciato la proposta e aveva sottolineato che “noi non eravamo nemmeno stati informati della riunione e la questione non era stata concordata con noi”. Degtjarenko aveva detto che “al momento, l'opportunità di un simile passo solleva parecchi dubbi.

A oggi, noi rispettiamo gli accordi di Minsk, cui non ci sono alternative”, ma aveva lasciato comunque aperta la porta a “discutere la questione, nel caso riceviamo la proposta”. Dall'amministrazione presidenziale di Lugansk avevano aggiunto che la LNR è sorta su espressa “volontà popolare e noi non abbiamo il diritto di compiere passi simili senza tener conto dell'opinione degli abitanti della Repubblica”. Anche il rappresentante della LNR ai colloqui di Minsk, Vladislav Dejnego, aveva giudicato “intempestivo” il passo di Zakhar?enko.
Quantomeno originale il commento della ex Jeanne d'Arc e sniper del battaglione neonazista “Ajdar”, Nadežda Sav?enko che, dopo la grazia concessale da Putin e il nuovo ruolo da deputata della Rada, si è recata a più riprese nel Donbass, incontrando anche i leader di DNR e LNR. Nadja ha definito la proposta di Zakhar?enko “un disperato grido d'aiuto” e ha notato che nemmeno il Cremlino era pronto a simile proposta. Zakhar?enko, ha notato la Sav?enko, si è reso conto che “la situazione è finita in un vicolo cieco” e ha proposto un piano di reintegrazione del paese

In Russia, lo scrittore Eduard Limonov, leader di “Altra Russia”, giudica il progetto di Malorossija una “iniziativa di Zakhar?enko” e lo vede come un tentativo di districarsi dagli accordi di Minsk: un tentativo “inatteso, certo, quantunque noi, sotto sotto, aspettassimo qualcosa di simile".

Limonov ritiene che l'uscita del leader della DNR possa essere il “risultato degli stretti rapporti tra Zakhar?enko e lo scrittore Zakhar Prilepin" che, tra l'altro, oltre a collaborare come Limonov al sito web Svobodnaja Pressa, si è da qualche mese trasferito nel Donbass. Ma la cosa più importante, secondo Limonov, è che con la proclamazione della Malorossija, Zakhar?enko ha voluto “attualizzare il tema del Donbass", in cui da tempo "non c'è guerra, ma non c'è nemmeno pace. Mani e piedi vincolati dagli accordi di Minsk e dalla reggenza (troppo invadente) della Russia su DNR e LNR. E il destino di questi ragazzi coraggiosi in armi viene deciso da degli schiaccianoci francesi, da quel barilotto della Merkel e ora anche da quel miliardario americano playboy dall'aspetto indecente”.

Uno sfondo di credito alla proposta di Zakhar?enko, che partiva dalla “irrecuperabilità” dell'odierna Ucraina, viene da Ukrainskaja Pravda, che scrive che “l'Ucraina non è compatibile con il futuro. Le sole materie prime non bastano più per tenere a galla il paese; gli investimenti non arrivano; fondi propri non ci sono; i politici continuano a speculare con le tariffe e i prestiti del FMI, mentre il treno del progresso è scomparso all'orizzonte. Ogni persona intelligente emigra”. Tutto ciò “porta alla scomparsa dello stato Ucraina dalle carte mondiali”.

E se l'immediata reazione di Petro Porošenko alla dichiarazione di Zakhar?enko era stata che “l'Ucraina ristabilirà la sovranità su Donbass e Crimea”, il pubblicista ucraino (dal 2014 emigrato in Russia) Aleksandr Rodžers vi aveva prontamente risposto notando come gli ultimi sondaggi mostrino come in Ucraina le persone con atteggiamenti prorussi superino nuovamente i russofobi e come dopo il colloquio Trump-Putin il quadro attorno all'Ucraina abbia iniziato a muoversi. Dunque “Poro, hai letto O'Henry? In quanto tempo puoi arrivare alla frontiera canadese?” aveva ironizzato Rodžers sulla bravata di Porošenko. E aveva aggiunto “P.S.: se qualcuno ancora non l'ha capito, il Minsk-2 è morto”, illustrando la sua opinione con una cartina della nuova Ucraina.

 

*Articolo viene pubblicato contemporaneamente su AntiDiplomatico e Contropiano

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