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La Fine della Guerra Siriana è l'inizio di un Nuovo Ordine Mediorientale

La Fine della Guerra Siriana è l'inizio di un Nuovo Ordine Mediorientale
 

In Medio Oriente e oltre, stiamo assistendo a una serie di incontri politici ad alto livello tra dozzine di nazioni coinvolte direttamente o indirettamente nella situazione siriana. È fondamentale capire tutto questo per capire la direzione in cui la regione sta andando e quale sia il nuovo ordine regionale.

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di Federico Pieraccini 
 
 
Con la liberazione di Abu Kamal sul confine iracheno, l'ultima città siriana controllata dall'ISIS, l'esercito arabo siriano (EAS) e i suoi alleati hanno completato gli sforzi di eliminare il califfato e il suo controllo sulle città siriane. L'ISIS torna alle sue dimensioni originali di organizzazione terroristica senza controllo di alcun territorio o città-stato proclamata come capitale.

 
Assistiamo a giornate importanti, con conferenze politiche sul futuro della regione e della stessa Siria che si verificano da  Sochi al Cairo, passando per Riyadh . A Sochi, Assad ha incontrato Putin per confermare l'alleanza, nonché la lealtà di Mosca nei confronti dello Stato siriano, e anche per concentrarsi su una soluzione politica. I presidenti di Russia e Siria hanno concordato sulla necessità di coinvolgere il maggior numero possibile di gruppi dell’opposizione nel processo di riforma. A questo proposito, l'incontro tra  Rouhani, Erdogan e Putin mira anche a creare le condizioni ideali per una soluzione inclusiva per tutti coloro che hanno accettato di abbandonare le armi ed impegnarsi in colloqui con il governo riconosciuto di Damasco.


 
La Turchia è il paese che tiene insieme i ranghi della cosiddetta opposizione “moderata”, le mosse di Erdogan hanno confermato che la strategia di Ankara nella regione è basata su un pivot verso est tramite la Russia grazie ad una cooperazione a pieno titolo con Mosca. È una vittoria diplomatica quasi senza precedenti per la Russia che in due anni è riuscita a trasformare un potenziale avversario in uno dei principali garanti del processo di pace in Siria.

 
Riyadh nel frattempo ha riunito i gruppi di opposizione non-così-moderati che sono molto vicini all'estremismo islamico, una sorta di spin-off di Al Nusra (Al Qaeda) e Daesh, tentando di applicare su di loro una nuova etichetta di “moderati”, in un’operazione di rebranding. È importante notare che i recenti  incontri  tra Re Salman e Putin sembrano aver aperto una sorta di dialogo, con un rappresentante di Mosca presente alla conferenza di Riyad. In primo luogo Erdogan, e poi King Salman e suo figlio Mohammad bin Salman (MBS), sembrano aver capito che una sconfitta militare in Siria è ormai inevitabile, e gli ultimi sviluppi sono collegati alle conseguenze derivanti dalla sconfitta dei terroristi.

 
La Turchia ha molto da guadagnare da una conveniente alleanza con Mosca, sia in termini di energia e di transito lungo la  rotta est-ovest , sia per l'Iniziativa cinese Belt and Road (BRI), sia lungo il  corridoio Nord-Sud  contenuto nell'accordo tra la Russia, Iran, Azerbaigian e Turchia. Alla luce di questo, gli aerei russi hanno  sorvolato la Turchia per raggiungere la Siria. Un paese della NATO sta lasciando volare aerei militari russi sul suo spazio aereo per raggiungere la Siria, qualcosa che sarebbe stato impossibile immaginare non molto tempo fa.
 

Per l'Arabia Saudita la situazione è diversa. Mentre l'incontro tra King Salman e Putin rappresenta una novità assoluta, la recente conferma da parte di MBS delle proprie intenzioni di opporsi all'ascesa dell'Iran è in contrasto con la possibilità di pacificare la regione.
 

Il risultato della guerra in Siria ha forgiato un nuovo ordine Mediorientale, dove pesi massimi del calibro di Riyadh, Tel Aviv e Washington, in precedenza orchestratori degli equilibri regionali, sembrano essere stati più o meno deliberatamente tagliati fuori dal nuovo processo decisionale. Mentre difficilmente si può sostenere che Washington abbia svolto un ruolo attivo nella regione con la sconfitta di Daesh, grazie alla politica di "America First", gli Stati Uniti resistono ad un coinvolgimento diretto nei conflitti regionali. In tal senso Riyadh e Tel Aviv non sembrano avere alcuna intenzione di accettare il nuovo ruolo nella regione di Teheran, anche se sostenuto dalla diplomazia turca e russa e persino dalla loro potenza militare.
 

L'aggressione contro lo stato siriano vide inizialmente un fronte compatto comprendente Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Giordania, Israele, Francia e Regno Unito. Tutti erano in prima linea nell'armare, addestrare, finanziare, assistere e trattare i feriti facenti parte delle decine di migliaia di terroristi inviati in Siria. È stata un'operazione di destabilizzazione con pochi precedenti nella storia. Già nel 2014, al culmine del potere di daesh, la posizione di Assad sembrava  solida e irremovibile. Secondo le intenzioni dei pianificatori del terrore occidentale, Assad avrebbe dovuto essere espulso entro i primi dodici mesi del conflitto. L'inconveniente consisteva nell'impossibilità, per una serie di ragioni, della NATO e dei suoi alleati di intervenire direttamente come in Libia. Primo fra tutti il buon livello di difesa aerea posseduto dalla Siria, nonché dell'incapacità americana di affrontare i costi umani e finanziari di un altro conflitto nella regione, con l'inevitabile escalation che sarebbe conseguito con il coinvolgimento dell'Iran.
 

Dopo la mancata rimozione di Assad, il passo successivo per i politici occidentali è stato quello di utilizzare daesh (isis) per creare il caos e distruggere il paese.  L'intervento della Russia nel 2015 in Siria, su invito del legittimo governo di Damasco, ha sconvolto i piani occidentali, provocando l'inevitabile sconfitta di Daesh e consolidando il potere di Assad. Ci sono due eventi, tra l'intervento russo e gli sforzi per balcanizzare la Siria attraverso l'uso delle forze democratiche siriane (SDF), che hanno confermato che l'asse Iran-Siria-Russia era destinato a prevalere nel conflitto. Il primo è Donald Trump che diventa presidente degli Stati Uniti. Lasciando da parte tutti gli aspetti negativi relativi alla sua presidenza, la sua vittoria ha assicurato l’assenza di interventi diretti in Siria contro Assad e contro la Russia. Questo è in contrasto con quello che sarebbe successo se Clinton avesse vinto le elezioni, proponendo di abbattere aerei Russi in Siria, in tal modo potenzialmente dando il via alla terza guerra mondiale.

 
L'altro evento che ha sconvolto gli equilibri di potere nella regione riguarda gli eventi che si sono verificati in Turchia negli ultimi due anni. Sia il  fallito colpo di stato  che l'abbattimento dell'aereo da caccia russo hanno giocato un ruolo importante. Il punto di svolta è stato raggiunto con la riconquista di Aleppo, che ha indicato un chiaro fallimento militare da parte dell'opposizione per rovesciare Assad. Erdogan ha affrontato una scelta inevitabile: sostenere i terroristi e avere a che fare con un’enclave curda al confine con la Siria; o raggiungere una soluzione pacifica con la Federazione Russa al fine di contenere la minaccia curda e garantire l'integrità della Siria.

 
Erdogan è stato ricompensato dalla sua scelta di schierarsi con Russia e Iran, lasciando la Turchia in una posizione migliore rispetto a quella di un paio di anni fa, con Ankara ora in grado di influenzare il destino di molti eventi in Medio Oriente, oltre potersi concentrarsi sui propri interessi nazionali, in particolare sui curdi. Il fallimento del piano di balcanizzazione della Siria, che ha comportato l'estremo tentativo di dichiarare l'indipendenza curda in Iraq, ha portato solo alla fine del regno di Barzani. Gli estremisti impegnati a cambiare il regime a Damasco, come la coalizione internazionale guidata dalle forze armate statunitensi e il complesso militare-industriale, hanno tentato in tutti i modi di sabotare la lotta dell'EAS contro Daesh lungo l'Eufrate. L'Arabia Saudita si era perfino azzardata a  sostenere movimenti curdi direttamente all'interno dell'Iraq; e Israele è stato l'unico paese ad incoraggiare apertamente il referendum sull'indipendenza curda.

 
Questa strategia venne contrastata con l'opposizione di Siria, Iraq, Turchia e Iran, grazie al supporto militare russo, consolidando il fronte contrapposto ai sauditi, israeliani, neoliberale e neoconservatori. Durante questa serie di cambiamenti e sconvolgimenti, il fronte anti-Assad è riuscito ad alienare anche un paese come il Qatar, che ha legami espliciti con la Fratellanza Musulmana e la parte neoliberista dell'establishment americano. Sebbene la propaganda anti-Assad continui sui media statali come Al Jazeera, gli effetti concreti sono zero. Inoltre il Qatar, in seguito alla crisi saudita, ha cercato di ampliare la sua posizione geopolitica, impegnandosi direttamente con Mosca (ci sono stati molti contatti tra la famiglia Al Thani e il Cremlino) e con l'Iran, un nemico storico di Riyadh.
 

La componente europea dell'alleanza anti-Assad è in completo disordine, con Macron in Francia che conduce una mediazione difficile  tra MBS e Hariri nel tentativo di evitare ulteriori disastri politici ad opera di Arabia Saudita e Israele che rischiano di spingere il Libano completamente nella sfera di influenza iraniana. In Germania, la Merkel sta vivendo l’onda lunga dell’eterna sfida tra movimenti globalisti e sovranità nazionale, con nuove elezioni che si profilano a breve. In Inghilterra, le conseguenze e gli effetti della Brexit sono ancora tangibili, con un governo instabile e una serie di difficili negoziati con l'Unione europea. Non sembra esserci più tempo o risorse disponibili per investire in Siria. La falsificazione della realtà continua attraverso i media mainstream che appartengono all'élite neoliberista mondiale, come la CNN, Al Jazeera e il Washington Post. Oltre alle solite bugie alimentate dalla televisione e dai giornali, niente di nuovo.
 

Trump sembra essere contento di tornare a casa dal suo tour in Asia con centinaia di miliardi di dollari di investimenti estorti dagli alleati, senza nemmeno essere coinvolto nel tipo di guerre senza fine che nemmeno l'Arabia Saudita è in grado di sostenere, come visto con il genocidio nello Yemen e le azioni contro il Qatar. L'amministrazione Trump ha molti difetti e una profonda avversione nei confronti dell'Iran, ma non ha alcuna capacità o intenzione di sostenere Israele e l'Arabia Saudita nel loro tentativo di limitare l'influenza iraniana con la forza. Nemmeno la forza militare combinata di Israele e Arabia Saudita potrebbe rappresentare una minaccia per Hezbollah, tanto meno la Repubblica Islamica Iraniana.
 

Quello che vediamo è un Medio Oriente che sta tentando di ripristinare un ordine regionale che sia pratico e funzionale. Gli incontri a Sochi tra Turchia, Russia e Iran mirano precisamente a raggiungere questo obiettivo. In questo scenario, l'assenza di Washington è notevole, nonostante i tentativi da parte di Staffan de Mistura di far rivivere la conferenza di Ginevra, ormai morta. La Russia e i suoi alleati, dopo aver preso l'iniziativa militare, sono pronti a guidare i negoziati diplomatici tra il governo di Assad e le forze di opposizione, da tenersi sotto l'egida del trio riunito a Sochi, con il coinvolgimento delle Nazioni Unite in un ruolo di garante piuttosto che decisore. Le decisioni sono prese da Assad, Putin, Erdogan e Rouhani, anche se questa nuova realtà non sarà mai accettata da MBS, Netanyahu, i governi europei e lo stato profondo degli Stati Uniti (Neocon/neoliberista).
 

Le purghe interne allo stato Saudita di MBS, insieme alle minacce di Netanyahu a Iran e Hezbollah, rivelano il rifiuto di riconoscere la sconfitta e, nel caso di MBS, un estremo tentativo di evitare di perdere il controllo del paese. Per Israele, il problema è più complicato. Già nel 2006 non fu in grado di sconfiggere Hezbollah, e ora la resistenza libanese è più sviluppata, meglio addestrata e più capace di infliggere danni allo Stato ebraico. I leader militari sauditi e israeliani sono più che consapevoli di non avere le capacità necessarie per sconfiggere l'Iran o Hezbollah e che solo il coinvolgimento diretto di Washington sarebbe in grado di cambiare il corso degli eventi. Questa ipotesi, tuttavia, deve anche tenere conto della realtà sul terreno, con Mosca ora alleata di Teheran e Trump più che contraria a qualsiasi nuova guerra che coinvolga gli Stati Uniti. In questa situazione caotica per le forze anti-Assad , MBS continua la sua opera di arresti per chiunque si opponga, recuperando il denaro sperperato in guerre regionale e con il crollo del prezzo del petrolio.
 

Ilnuovo ordine mediorientale coincide con la quasi fine del conflitto in Siria e l'intenzione di trovare una svolta politica al conflitto pacificando tutte le parti. È una soluzione che ha sempre più successo, soprattutto alla luce dell'abbandono della Turchia del fronte anti-Assad. Mosca sta lentamente sostituendo gli Stati Uniti come fulcro nella regione, risolvendo i conflitti e accompagnando il progressivo ritiro delle forze militari ed economiche statunitensi nella regione.


Ancora una volta, il  triangolo strategico tra Iran, Russia e Cina si ritrova vittorioso, ereditando e risolvendo uno dei conflitti più complicati dalla fine della seconda guerra mondiale. Complimenti a Putin, Rouhani e Xi Jinping, i nuovi giganti del 21° secolo.
 
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