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L'inceneritore con un altro nome: no al Pirogassificatore per tutelare ambiente e salute

L'inceneritore con un altro nome: no al Pirogassificatore per tutelare ambiente e salute
 
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di Mirko Busto*

È davvero sorprendente il modo di precedere della politica nel nostro Paese. Dopo tre anni in Parlamento resto ancora basito per la mancanza di lungimiranza e trasparenza di alcuni amministratori pubblici che, con il benestare del governo, speculano e rischiano sulla pelle dei cittadini.

Mi riferisco, per esempio, al sindaco di Gifflenga Elisa Pollero che vorrebbe far sorgere sul suo territorio un pirogassificatore: un impianto sperimentale che brucerebbe materie plastiche per ricavarne olio minerale. Sperimentale, ossia senza alcuna garanzia di salubrità, sostenibilità e compatibilità con il contesto ambientale.

Ma andiamo con ordine e vediamo di cosa si tratta.

Il pirogassificatore dal punto di vista normativo e legale è considerato come un inceneritore che funzione in due stadi: prima i rifiuti vengono riscaldati per produrre del gas (syngas) che poi vene bruciato per produrre energia.

Ad oggi non esiste alcuna garanzia circa una minore tossicità delle emissioni generate da impianti di combustione di questo tipo rispetto ai tradizionali inceneritori. Il pirogassificatore, oltretutto, a fronte di una maggiore complessità costruttiva, pare offrire minore affidabilità e sicurezza e maggiori rischi nella realizzazione e nella gestione (fonte ilperiodicodibiella, Ing. P. De Stefanis – ENEA).

Ora, anche mettendo da parte la questione della criticità dell’area in cui questo impianto è stato ideato: un’area preziosa per la produzione di riso DOP di Baraggia, un’eccellenza del Made in Italy ottenuta attraverso metodi tradizionali e grazie a uno stretto legame con un territorio dalle peculiari caratteristiche geologiche, agronomiche e climatiche che andrebbe per questo protetto e valorizzato e non certo messo a rischio con “impianti sperimentali” che bruciano plastica.
Mettendo da parte i modi in cui l’amministrazione ha agito: tenendo all’oscuro la cittadinanza e non rispondendo alle richieste anche pubbliche di associazioni e movimenti locali di prendere visione del piano di costruzione e delle conseguenze per il territorio.
Mettendo da parte anche la mancanza di correttezza del Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, nei confronti di cittadini e associazioni, ancora in attesa di ricevere la documentazione richiesta al Ministero.

Mettendo da parte tutto questo, mi chiedo perché mai non sia possibile accedere in modo completo a tutti i documenti del progetto: è vero che si tratta di un progetto coperto in parte da segreto industriale? E in tal caso, qual è il motivo? Non sarebbe forse opportuno alla luce di queste gravi lacune che il Ministro Calenda rimandi l’approvazione del progetto?

L’assenza di informazioni precise sulla tipologia dell’impianto e sull’impatto che questo potrebbe avere sulla salute dei cittadini e dell’ambiente ha fatto sì che già altri progetti simili – come quelli di Biella, Arborio nel vercellese e San Pietro Mosezzo nel novarese – siano stati bocciati.

Se si guarda all’estero, poi, le perplessità non possono che aumentare: diversi paesi che in passato hanno investito sull’incenerimento oggi, dopo aver applicato seriamente un’oculata raccolta differenziata, hanno serie difficoltà ad approvvigionarsi di rifiuti idonei agli impianti e ricorrono, addirittura, all’import dall’estero. Sarebbe quindi più intelligente seguire la tendenza Europea a migliorare il recupero di materia, piuttosto che investire sull’incenerimento e sul recupero energetico.

Alla luce di tutto ciò sarebbe molto grave creare ora un precedente su un caso così delicato. In Italia in diversi comuni si stanno ipotizzando progetti del genere che, a nostro parere, richiederebbero la massima trasparenza e una maggior consapevolezza da parte della cittadinanza. Rischiare che simili decisioni siano prese nelle segrete stanze è un pericolo per tutti i cittadini e per il nostro futuro. 

Quando sono in gioco l’ambiente e la salute delle persone, informazione e partecipazione sono alla base di qualsiasi buon progetto. E qui in gioco non c’è solo un impianto di combustione ma il futuro economico e ambientale di un’intera zona, il benessere dei suoi cittadini e la stessa aria che respirano.

Per tutti questi motivi, chiediamo di fermare ogni decisione sulla costruzione del pirogassificatore e di prendere visione di tutti i documenti legati al progetto.

Se condividi la nostra richiesta firma la PETIZIONE.

Clicca qui per leggere l’Interrogazione parlamentare.

* Europarlamentare del M5S

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