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L’Ue preoccupata per l’influenza russa in Serbia minaccia un nuovo conflitto nei Balcani

L’Ue preoccupata per l’influenza russa in Serbia minaccia un nuovo conflitto nei Balcani
 
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di Eugenio Cipolla

 
Se c’è una cosa che l’Unione Europea “premio Nobel per la pace” non riesce a fare è proprio mantenere quest’ultima. Da qualche tempo a questa parte, infatti, a Bruxelles c’è molta preoccupazione per l’avanzare del sentimento filorusso in Serbia, nazione strategica per gli equilibri molto precari dei Balcani. Perché quando c’è di mezzo Mosca, tutto, compreso le priorità, quelle vere, tipo disoccupazione, povertà e disuguaglianze, passano in secondo piano. A riprova di ciò c’è l’intervista rilasciata oggi al Die Welt da David Mcallister, eurodeputato tedesco della CDU, il partito di Angela Merkel, e presidente della Commissione esteri del Parlamento europeo.

Le dichiarazioni di Mcallister fanno seguito alla visita di Federica Mogherini a Belgrado nelle scorse settimane, segnata da tensioni e contestazioni che hanno demolito la sicurezza degli euroburocrati circa la posizione del popolo serbo rispetto all’Unione Europea. Il capo della diplomazia europea non era stata accolta molto bene nella capitale dell’ex Jugoslavia. Fuori dal Parlamento, a margine della sua visita nel tempio della democrazia serba, la Mogherini era stata contestata da numerosi manifestanti con in mano cartello del tipo “La Serbia non si fida di Bruxelles”. E durante il suo discorso ai parlamentari serbi non era andata meglio, perché diversi rappresentanti dell’opposizione avevano gridato slogan come “Serbia, Russia, non abbiamo bisogno dell’Unione Europea”. Episodi, che assieme al flop della visita in Montenegro (dove la Mogherini ha trovato l’aula del Parlamento mezza vuota) e alla mancata visita in Bosnia Herzegovina per le avverse condizioni climatiche, hanno fatto scattare l’allarme rosso in casa Europa.

“Mosca – ha detto Mcallister nel corso dell’intervista – sta cercando di influenzare pesantemente i media, alcuni politici e la società civile in Serbia. La Russia sta cercando deliberatamente di destabilizzare la Serbia e questo è motivo di grande preoccupazione”, ha affermato l’esponente del CDU. Attualmente Bruxelles è molto presente in Serbia, dove ha investito circa 1,5 miliardi di euro da qui al 2020 per promuovere riforme e progetti economici, sperando al contempo di allontanare il governo di Belgrado da Mosca. Questo perché, come ammette lo stesso europarlamentare, la Russia “è percepita nella società serba come uno dei maggiori sostenitori. E questo vuol dire che l’impegno europeo nella politica serba deve essere reso più visibile”. A sostegno delle sue dichiarazioni Mcallister non ha illustrato alcuna prova, ma ha avvertito, anche se molti l’hanno letto come una minaccia, circa il pericolo di un imminente conflitto nei Balcani a causa di questa situazione. “I Balcani sono una regione altamente sensibile in cui si può rivivere nel breve tempo un nuovo conflitto causa da azioni irresponsabili”.

Quali siano queste azioni irresponsabili Mcallister non lo ha definito con chiarezza, ma il riferimento al continuo tentennamento di Belgrado e alla pressioni di Mosca appare piuttosto chiaro. I negoziati di adesione della Serbia all’Unione Europea sono cominciati nel 2012 e sono tutt’ora in corso. Il percorso appare ancora lungo, anche da parte di Bruxelles c’è la volontà di allargare ancora di più ad est la propria influenza con l’obiettivo di togliere dall’orbita di Mosca un altro paese dell’ex blocco sovietico. Tuttavia, nel 2014 la Serbia ha firmato un accordo di “partnership strategica” con la Russia. Nell’accordo entrambi i paesi si sono impegnati nello scambio di informazioni di intelligence e ad effettuare azioni militari congiunte.  Negli ultimi tre anni l’intesa Mosca-Belgrado è stata un crescendo continuo, con quest’ultima che si è rifiutata di applicare le sanzioni europee contro la Russia. Cosa che ha infastidito non poco l’Unione europea, che adesso sembra minacciare l’inizio di un nuovo conflitto nei Balcani attraverso qualche rivoluzione “spontanea” e “democratica”.
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