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Macron e la relazione speciale con la Nato del Golfo: perché non sarà lui a cambiare le cose

Macron e la relazione speciale con la Nato del Golfo: perché non sarà lui a cambiare le cose
 
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di Fulvio Scaglione* - Famiglia Cristiana

A dispetto di tanti timori e di tanta retorica, la lunga stagione del terrorismo, culminata nella sparatoria sugli Champs Elysés di Parigi poche ore prima del voto, non ha pesato più di tanto sulle scelte degli elettori francesi. Marine Le Pen, il grande spauracchio, ha fatto il suo ma nulla di più: andrà al ballottaggio con il 21,5% dove, come già successe a suo padre nel 2002, verrà sconfitta dagli sconfitti, che faranno convergere i propri voti su Emmanuel Macron, che ha raccolto il 23,8%.


 

Né l’Isis né i cosiddetti “lupi solitari”, quindi, hanno modificato il corso di questa elezione presidenziale, che in generale ha visto un’affermazione delle destre (al terzo posto è arrivato l’ex premier Francois Fillon con il 19,9%) piuttosto scontata dopo il disastroso mandato presidenziale del socialista Hollande. Il terrorismo scientificamente organizzato e quello dei mattocchi improvvisatori, però, continueranno a influenzare la presidenza e il comportamento politico della Francia.


Né la Le Pen né Macron, infatti, hanno saputo indicare una strada convincente per rispondere ai due fenomeni. La prima ha invocato il ripristino delle frontiere pre-Schengen, procedimenti penali ed espulsioni per gli “schedati a rischio di adesione all’ideologia del nemico”, più il solito contorno di poliziotti e militari nelle strade. Macron è stato ancora più vago: assunzione di altri 10 mila poliziotti, ripristino del poliziotto di quartiere (figura a suo tempo abolita da Sarkozy), abolizione del divieto di portare il velo (almeno all’Università) e si è detto contrario al ritiro della nazionalità francese per i cittadini che abbiano contatti con il terrorismo islamico.


La solita fuffa, insomma. La solita confusione ai danni dell’elettore. Perché il terrorismo dei mattoidi improvvisatori, come quello degli Champs Elysés o di Nizza (o di Berlino e di Londra, per fare altri esempi), è già affrontato con efficacia dalle forze dell’ordine e dai servizi di intelligence, che infatti intercettano e sventano decine di altri piani più o meno farneticanti. Qualcuno di questi assassini riesce a colpire per una mera questione statistica, perché è impossibile controllare tutti i sospettati e fermare tutti i malintenzionati.


Per il terrorismo “scientifico”, quello dell’Isis com’era prima quello di Al Qaeda, il discorso è assai diverso. Il problema, qui, sono i comportamenti e le alleanze internazionali. La Francia fa parte della coalizione internazionale che da quasi tre anni stancamente finge di combattere l’Isis in Iraq. E collabora con la coalizione guidata dall’Arabia Saudita che nello Yemen da due anni conduce una guerra crudele contro i ribelli Houthibombardando scuole e mercati anche con bombe a frammentazione fornite dalle industrie Usa.


Emmanuel Macron sarà presidente ma di lui qualcosa già sappiamo. È stato ministro dell’Economia e dell’Industria tra il 2014 e il 2016 e in tale veste ha partecipato, nel 2015, alla visita ufficiale di Stato (la terza in quell’anno) che il premier Valls condusse in Arabia Saudita. Con loro c’erano 200 imprenditori francesi e il risultato fu la stipula di contratti per un valore di 10 miliardi di euro, vendita di un lotto di armi compresa.


Macron, inoltre, è diventato milionario facendo il banchiere con i Rotschild. Per cui, si può definirlo “centrista”, “europeista” o come si vuole per renderlo più simpatico ma in realtà è un uomo di quella destra finanziaria che da anni, ormai, domina la politica europea e che, per denaro, ha venduto l’anima del Continente. Non sarà certo questo banchiere prestato alla politica a far cambiar rotta alla Francia. Con lui continuerà la relazione amorosa con le petro-monarchie del Golfo Persico che ispirano, organizzano e finanziano il terrorismo scientifico, quello vero. Nulla da attendersi dunque su quel fronte. E poiché il terrorismo dei matti è già affrontato nell’unico, imperfetto eppure efficace, modo possibile, attendersi novità importanti sul fronte della sicurezza e della lotta al terrore è del tutto inutile.

*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

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