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Mision Verdad - "Il narcostato colombiano e la sua guerra economica al Venezuela"

Mision Verdad - Il narcostato colombiano e la sua guerra economica al Venezuela
 
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María Fernanda Barreto - Mision Verdad 28 dicembre 2017
(traduzione di Alessandro Lattanzio per SitoAurora)



Quante delle magnifiche storie di letteratura universale iniziano ai valichi di confine. Col passare del tempo, i confini condensano conflitti sociali, complessità politica e ibrido culturale che li rende affascinanti. Ma attraversare oggi il confine che divide Venezuela e Colombia, portando nello zaino una certa coscienza storica, implica anche la ricerca di un buco per guardare due guerre: la guerra contro la Rivoluzione Bolivariana e la guerra dello Stato colombiano contro il proprio popolo. Una prima immagine della Colombia di questi tempi mi è apparsa non appena attraversato il ponte: i vigilantes privati che sorvegliano gli uffici dell’immigrazione e trattano la cittadinanza con la stessa arroganza della polizia nazionale. Tali enti di sorveglianza privati proliferano in Colombia da veri corpi di vigilanza. I gruppi paramilitari sembrano essere diluiti nello Stato, i pistoleros controllano i villaggi, prevale un silenzio simile a paura e povertà rurale in contrasto al progresso dei centri commerciali e degli spazi pubblici pieni di luci tipico delle città. Non c’è pace in Colombia, solo un cambiamento nelle modalità della guerra.


-Dove sono i gruppi paramilitari più “costituiti” visti nelle città della Colombia?, chiesi a una compagna che vive in una delle città una volta controllata dal “Cartel de Cali”.

-Beh, i più duri sono emigrati in Venezuela, mi rispose. Qui ciò che resta è un gruppo di sicari.

In Colombia, persino il traffico di droga ha perso sovranità. Altre domande ansiose interrompono le mie riflessioni.

– È vero che in Venezuela mangiano scarafaggi per sopravvivere? È vero che Maduro è un dittatore?

“Bene, mi prendo cura di me stessa, così non ingrasso”, rispondo sarcasticamente. Dove hai sentito queste cose sul Venezuela?

– Su RCN, Caracol… ovunque.

– E hai sentito su RCN e Caracol che hanno ucciso più di 187 leader popolari in Colombia quest’anno?

– No.

– È perché mentono su quello che succede in Venezuela, così come mentono su ciò che accade in Colombia.

– Oh. E perché tanti venezuelani attraversano il confine ogni giorno? Perché ci sono persone del Venezuela che chiedono denaro per le strade di Bucaramanga?


Rispondo alle domande della mia interlocutrice con un’analisi con cifre fornite dallo stesso governo colombiano e, sebbene sia soddisfatta, rimango pensierosa. Dove c’è un confine c’è contrabbando, dove ci sono controlli ci sono attività parallele ma nel nord di Santander c’è questo e altro. Esiste una vera economia parallela, c’è la parapolitica e, naturalmente, i paramilitari. La seconda immagine è quella che traccia tale economia parallela presente a Cúcuta: a soli 200 metri dal ponte che segna il confine, compaiono diversi isolati con uffici di cambio dediti esclusivamente all’acquisto e alla vendita di bolivar, dove c’è la possibilità assoluta di ottenere banconote venezuelane di 100, 500 e 1000 bolivares.

-Buon giorno, a quanto compra il bolivar?

– A cinque e mezzo.

– Quanto lo vende?

– A sei e mezzo.

– Vendimelo, signorina, l’ho comprato per otto!

Stordita, cerco di elaborare una risposta e un milione di bolivar in migliaia di banconote viene consegnato proprio sotto il mio naso. Insisto

– Scusa, scusami, spiegami cosa intendi cinque e mezzo.

La risposta è un’overdose di realtà:

– Cinque e mezzo è 0,055 centesimi di peso.


Sbattei le palpebre, riflettevo. Mentre la scorsa settimana per la Banca della Repubblica di Colombia 1 bolivar era circa 300 pesos, a Cúcuta 1 peso equivaleva a circa 18 bolivar! È che Juan Manuel Santos, il premio Nobel, è uno specialista nell’avanzare proposte di pace per poi non rispettarle. L’ha fatto con le FARC-EP e col governo venezuelano. Prima della crisi economica scoppiata a Norte de Santander quando il Presidente Maduro prese la decisione sovrana di chiudere il confine nel 2015, Santos propose l’abrogazione della risoluzione esterna 8 del 2000 della Banca della Repubblica di Colombia che permette alla mano sporca e criminale del mercato di regolare, secondo il mitico rapporto offerta e domanda, il valore del peso colombiano contro il bolivar, senza passare attraverso ciò che decise la Banca Centrale del Venezuela e, peggio, senza usare alcun parametro economico. Il presidente colombiano non fece nulla, la risoluzione è ancora in vigore, null’altro che la versione colombiana del laissez faire, cioè “fai solo ciò che vuoi”, in questo caso, con la valuta del Paese vicino.

Più di un anno fa scrissi un articolo per spiegare nel modo più didattico possibile come funziona l’economia parallela supportata da tali operatori del cambio, ben poco è cambiato da allora. Secondo CEPAL, non esiste una spiegazione economica per tale dollaro parallelo o per il prezzo dato al bolívar a Cúcuta, né è Dolar Today che fissa il prezzo del bolívar in Cucuta, ma è quel prezzo che definisce il valore del dollaro parallelo in Venezuela. Ma lo Stato colombiano non ha intenzione di abrogare volontariamente tale risoluzione perché consente:

-D’essere l’avanguardia della guerra economica contro il Venezuela. Ruolo assegnatogli da chi ancora (per ora) continua ad essere l’epicentro del capitalismo mondiale.

– Ottenere profitti esorbitanti dal contrabbando di cibo, carburante e risorse minerarie dal Venezuela. Questo principalmente a beneficio delle mafie legate a tali settori, alcune transnazionali ed Ecopetrol. Prodotti che hanno una serie di decreti per legalizzarli in Colombia e inserirli nel PIL e generare fonti di “lavoro” nelle città di confine.

– Infine, ma non meno importante, tale risoluzione consente di legittimare il capitale, ovvero di lavare denaro del narcotraffico che, secondo l’ultimo rapporto della stessa DEA, è cresciuto di oltre il 30% in un anno in Colombia.


Il governo venezuelano ha adottato molte misure per cercare di attutire gli effetti di tale guerra economica. Ma la verità è che finché questa risoluzione non viene abrogata, tutti gli sforzi venezuelani saranno vani. Lo stesso Santos, i suoi rappresentanti, gli economisti venezuelani di destra e di sinistra mi hanno “delusa” biasimando i controlli all’economia parallele e proponendo di liberare il dollaro in modo che la “mano invisibile” e santa del mercato regoli il valore delle valute, che al 95% viene prodotto dallo Stato venezuelano esportando petrolio, e non da società private. Un po’ più coerente sarebbe, ad esempio, denunciare gli effetti che tale risoluzione della Banca della Colombia causa all’economia venezuelana presso le organizzazioni internazionali, chiedendone l’immediata revoca e riparazione economica.



Ma appare di nuovo chi difende il carnefice: se c’è contrabbando d’estrazione è perché ci sono sussidi, se c’è un dollaro parallelo è perché c’è il controllo dei cambi e se sei stuprata è perché sei uscita vestita in modo provocante. Sicuramente, dobbiamo ammettere, ad esempio, che è necessario una qualche valuta che non sia il dollaro e consenta il commercio legale tra Colombia e Venezuela. Ma è innegabile che il governo venezuelano ha il diritto e il dovere di proteggere la propria valuta e il proprio patrimonio, e di considerare un modello economico diverso dal modello colombiano, esclusivo e violento. Tuttavia, il Venezuela non è un’isola, è vicino a uno dei Paesi più diseguali delle Americhe e maggiore produttore-esportatore di cocaina al mondo. Gli assassini del narcostato colombiano sfruttano e controllano la propria gente con molteplici apparati legali (come le compagnie di comunicazione) ed illegali (come le droghe il cui consumo è visibilmente ogni giorno più grande), reprimono le proteste popolari con forze di sicurezza assetate di sangue come l’ESMAD, rinforzate da forze di sicurezza private, paramilitari e assassini. Firmati gli accordi di pace che non adempie, lascia nella più assoluta impunità gli omicidi di chi osa dissentire, privatizza i servizi di base e flessibilizza il lavoro. Ma riesce a convincere buona parte della sua gente che non è qui, ma vicino, la dittatura.

La Colombia non ha la sovranità per opporsi, ma quello di Stato vassallo degli Stati Uniti, protagonista della guerra economica e dell’invasione paramilitare del Venezuela. Evidentemente, i processi storici non sono fiabe. La volontà non basta ad adempiere alla decisione sovrana del Venezuela in questo contesto geopolitico. La Repubblica Bolivariana del Venezuela sarà ciò che può essere costruito nella realtà concreta, senza mai perdere di vista gli obiettivi del progetto bolivariano costruito con la guida del Comandante Chávez, cioè senza fare concessioni strategiche. Ma è anche evidente che in campo economico ci sono misure che lo costringeranno tatticamente ad entrare nel gioco del mercato internazionale. Si prevede che ciò avvenga facendo attenzione a non farsi divorare o trascinare dall’inerzia. Compito politico-economico difficile e complesso per il governo venezuelano, ma che non può essere rinviato all’inizio del nuovo anno. È fondamentale trovare misure economiche unilaterali che consentano di risolvere il problema che tali uffici di cambio generano per il Paese. Si conta qui sul supporto delle potenze egemoniche emergenti in contrappeso, per ciò che può essere usato a nostro favore, non come modelli da imitare. Il Venezuela non deve arrendersi, né la sinistra venezuelana può stagnare nei purismi antidialettici, astratti e idealistici. Nel 2018 sarà necessario adottare misure molto diverse nel campo dell’economia e della finanza e, a proposito, “El Petro” è un buon segno. Ma nella vita di tutti i giorni, uomini, donne, bambini che fanno o meno la rivoluzione, calpestano la terra, attraversano fiumi e confini, vanno e vengono da San Antonio del Táchira a Cúcuta o da una qualsiasi delle decine di città su questa frontiera viva, dove oggi si apre un fronte della guerra economica contro la Rivoluzione Bolivariana. Questa è la terra delle grandi decisioni. È qui che il governo venezuelano deve riprendere il controllo.

Infine, questa volta dal confine del tempo, tra l’anno che finisce e l’anno che inizia, mi chiedo: se le principali vittime del narcostato colombiano, subordinato agli Stati Uniti, sono in due, il popolo colombiano resistente e popolo e governo venezuelani che lottano per costruire il proprio progetto storico, cosa aspettano ad unirsi?
 

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