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Intervista ad Alberto Negri: ecco cosa sta accadendo in Arabia Saudita e perché è molto preoccupante

Intervista ad Alberto Negri: ecco cosa sta accadendo in Arabia Saudita e perché è molto preoccupante
 

Il giornalista e inviato de il Sole 24 Ore a l'AntiDiplomatico: "Gli Usa con le dichiarazioni su accordo nucleare con l'Iran hanno convinto i saud ad agire"

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“La crisi interna saudita ha effetti internazionali notevoli”. Questo il primo commento che ci rilascia Alberto Negri, giornalista inviato de il Sole 24 Ore e uno dei massimi esperti italiani dell’area medio-orientale.
 
L’operazione formalmente contro la corruzione di Mohamed Bin Salman è una lotta di potere che il Principe ereditario ha fatto contro i suoi oppositori. Per Negri alcune ipotesi si possono fare “E’ un colpo di stato a tutti gli effetti. Oppure è un modo per prevenire un colpo di stato che era in procinto di attuarsi dopo i fallimenti di Siria e Yemen. Terza ipotesi, forse la più probabile, il re Salman sta per morire e il figlio legittima con la forza la sua posizione ereditaria”.





 
Non c’è dubbio che l’epurazione in corso in Arabia Saudita ha dimensioni internazionali da tre punti di vista per Negri “in primo luogo, chiaramente le dimissioni annunciate parallelamente da parte del premier libanese Hariri; in secondo luogo l’arresto dei membri dell’opposizione siriana supportati dai saud; infine il presunto arresto dell'ex presidente yemenita Hadi, filo saudita, smentito dalla presidenza yemenita ma che ci fa capire il livello della tensione nel paese.” La richiesta di quest’ultimo era stato il pretesto per l’inizio dei bombardamenti contro lo Yemen. I sauditi, sempre parallelamente all’epurazione dei Salman, hanno chiuso i confini dello Yemen impedendo l’accesso degli aiuti umanitari ad una popolazione, sottolinea Negri, nel pieno di una catastrofe umanitaria dopo i bombardamenti incessanti sauditi. Per questo le decisioni del clan dei Salman vanno interpretate come “segnali di un grande malessere dei sauditi, di una leadership che non riesce a venire a capo da un conflitto nel cortile di casa in cui ha impegnato tutti i mezzi a disposizione.”
 
Ma veniamo al caso che ha fatto più scalpore a livello internazionale: le dimissioni annunciate a Riad del premier libanese.  “E’ chiaro che i sauditi con questa mossa tentano di scardinare il compromesso trovato dalla parte cristiana (del presidente e generale Anoun) con gli Hezbollah di Nasralah”, ci sottolinea Negri.
 
Si tratta, chiediamo, di una mossa per riaprire il conflitto in Libano magari con il supporto di Israele dopo quella del 2006? “Un’ipotesi. Oppure giocarsi una carta negoziale nel grande gioco della spartizione della Siria. Perché le dimissioni di Hariri vanno soprattutto lette in chiave anti Iran, alleato degli Hebollah e di quell’Assad che l’Arabia Saudita ha cercato di destituire ma ha fallito”, ci risponde Negri. Perché, sottolinea il giornalista, quella contro l’Iran è una vera e propria ossessione da parte della casa reale. E la maggiore forza acquisita da Teheran ha gettato nel panico la casa regnante saudita.
 
Chiaramente l’ossessione saudita contro l’Iran è pari a quella israeliana. “Si. A Tel Aviv sono consapevoli del momento storico. Non a caso questa settimana un importante editoriale Di Haaretz scriveva come i sauditi stanno cercando di spingere Israele ad una guerra contro l’Iran e Hezbollah. Il momento è davvero preoccupante. Molto pericoloso. Quello che la causa regnante saudita sta cercando di fare è trasferire all’esterno i problemi interni.”

Fino a che punto vorranno spingersi? “Non è possibile dirlo con esattezza ma Russia e Stati Uniti devono fare di tutto per lavorare diplomaticamente con gli alleati regionali per abbassare il livello delle tensioni.”, rimarca Negri.

A proposito di Stati Uniti, chiediamo quanto indipendenti siano le mosse saudite e quanto invece coordinate con Washington. “Le vicende interne saudite ripeto devono preoccupare molto. Soprattutto gli Stati Uniti. Il 19 maggio Trump organizzò un viaggio a Riad nello stesso giorno delle elezioni in Iran. Era presente anche Al Sisi e gli Stati Uniti cercavano di recuperare il loro peso nella regione attraverso la fornitura di armi. In realtà la presenza degli Usa nella regione non è affatto così solida e sembrano colti di sorpresa da questa epurazione in corso nel regime dei saud. Del resto, colpisce anche personaggi molto importanti e legate alla finanza statunitense come il miliardario Talal, azionista di Apple.”

Quindi un messaggio che stanno mandando anche a Washington? “Possibile. Del resto, nello scontro contro il Qatar di qualche mese fa, gli Stati Uniti che hanno una base militare con 8 mila soldati in Qatar, hanno preso una posizione di mediazione. E questo alla casa regnante saudita non deve essere piaciuto molto.“

E quindi quali previsioni fare nei prossimi mesi in un quadro così preoccupante e allarmante? “Gli Stati Uniti hanno mandato l’ennesimo messaggio sbagliato alla regione con Trump che ha dichiarato di voler annullare l’accordo nucleare con l’Iran. Si tratta di un vaso di Pandora potenziale, con i sauditi che possono aver percepito di poter spingere in questo momento storico gli Usa fino al conflitto con Teheran. Un vaso di Pandora in cui dentro c’è Libano, Siria, Yemen e tanto altro. Ma gli Stati Uniti che sono nel pieno della crisi nord-coreana non possono affrontare un nuovo fronte in Medio Oriente“, conclude Negri.

Alessandro Bianchi
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