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Venezuela, il legittimo dissenso non giustifica il silenzio o la complicità verso la violenza fascista dell'opposizione

Venezuela, il legittimo dissenso non giustifica il silenzio o la complicità verso la violenza fascista dell'opposizione
 
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di Geraldina Colotti* - Il Manifesto


È attesa a breve, in Venezuela, la sentenza del Tribunal Supremo de Justicia (Tsj) nei confronti della Procuratrice generale Luisa Ortega Diaz, accusata di «gravi colpe nell’esercizio dell’incarico». Se il Tsj ammette la pertinenza della denuncia presentata da un parlamentare del Psuv e dal Defensor del Pueblo contro la Procuratrice, questa verrà sospesa e si darà luogo al procedimento giudiziario. Le «colpe gravi» di cui è accusata riguardano il comportamento tenuto dal Ministerio publico, presieduto da Diaz, nei confronti delle violenze dell’opposizione, che squassano il paese da 90 giorni.





Associazioni e movimenti l’accusano di aver coperto i crimini efferati che hanno colpito alcuni giovani chavisti, bruciati dai «guarimberos» per il colore della pelle e per quello politico. Con una giravolta completa rispetto a quanto sostenuto in precedenza anche in alcune interviste con il manifesto, la Fiscal General è più volte intervenuta contro le decisioni del Tsj e ha rifiutato apertamente la proposta di Assemblea nazionale costituente, lanciata da Maduro e fissata per il 30 luglio. Ortega Diaz non si è presentata all’udienza. Nello stesso orario ha preferito convocare i giornalisti, definendo «un circo» l’attività del Tsj, massimo organo deputato a tenere in equilibrio i 5 poteri previsti dalla Costituzione bolivariana. Poi si è recata nel Parlamento governato dalle destre, che ora la riconoscono come una pedina fondamentale per dare scacco matto al governo con la forza.


I morti – ha detto Ortega Diaz – sono 90. Nessun dettaglio è stato però fornito quanto a circostanze e responsabilità. Ieri un altro manifestante è morto per lo scoppio di un ordigno artigianale che stava usando contro le forze di sicurezza, che scontano molte vittime. La festa dell’Indipendenza, in Venezuela, si è svolta in un clima di grande tensione per il pericolo di attacchi aerei come quello compiuto dal poliziotto delle forze speciali Oscar Pérez, che la settimana scorsa ha sganciato granate sulle sedi istituzionali. Ieri, l’integralista religioso dei Guerreros de Dios, è tornato a farsi sentire, invitando al golpe contro Maduro. Una contestazione chavista al Parlamento che voleva celebrare a suo modo l’indipendenza, è degenerata in scontri. Maduro ha annunciato che chiederà un’inchiesta: «Non avallerò manifestazioni violente», ha dichiarato.
 

L’opposizione sta organizzando un’altra prova di forza per il 16 luglio, con l’invito a un referendum popolare contro la Costituente (privo di valore giuridico), e allo sciopero generale. Intanto, i media riprendono le notizie da El Nacional, costruendo un cruento racconto a senso unico senza confronto delle fonti. Ogni attacco o saccheggio viene attribuito ai «collettivi». L’analisi dell’intellettuale spagnolo Alfredo Serrano, «El terrorismo en Venezuela», invita invece ad aprire gli occhi: il legittimo dissenso dal governo – dice – non giustifica il silenzio o la complicità verso la «selvaggia» violenza dell’opposizione e le sue pratiche fasciste che terrorizzano il paese.


*Pubblicato su gentile concessione dell'Autrice 

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