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A. INGROIA: “C’ERANO TRACCE DI FINANZIAMENTI DEI SERVIZI AMERICANI ALLA LEGA NORD”

A. INGROIA: “C’ERANO TRACCE DI FINANZIAMENTI DEI SERVIZI AMERICANI ALLA LEGA NORD”
 

Intervista esclusiva all'ex magistrato italiano, leader di Azione Civile. "Penso che con il M5S possano nascere delle azioni comuni. Su molti temi la pensiamo allo stesso modo"

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di Simone Nastasi

Antonio Ingroia è una memoria storica e preziosa nella storia recente italiana. E’ stato un magistrato importante, che ha indagato su fatti e personaggi che hanno cambiato la vita politica e sociale del Paese.  Il suo nome è conosciuto ai più per via dei trascorsi  alla Procura di Palermo come pm antimafia. E’ lui, tra gli altri, ad istruire il processo sulla Trattativa tra lo Stato e la mafia. Una trattativa, che una sentenza passata in giudicato (sentenza Tagliavia sulle stragi del 1993) ha stabilito esserci veramente stata. Con l’aspetto inquietante che “ad iniziarla furono pezzi dello Stato”. Antonio Ingroia negli anni della trattativa era sostituto procuratore nella Procura di Palermo quando Paolo Borsellino era procuratore aggiunto. 
 
Si definisce ancora, un suo “allievo”, di Borsellino appunto, con il quale iniziò la sua carriera alla Procura di Marsala alla fine degli anni Ottanta. “Una straordinaria figura dal punto di vista umano, fondamentale per la mia vita”.Ingroia e Borsellino, l’allievo e il maestro, colleghi magistrati, amici nella vita. Con idee politiche agli antipodi. Borsellino di destra, Ingroia di sinistra. Come Giovanni Falcone d’altronde. Già, la politica. L’altra grande “passione” di Antonio Ingroia. Una passione che proverà a diventare anche, qualche cosa di più. Una “azione prima che una professione”. Azione, professione o rivoluzione che sia, comunque sempre “civile”. Non è un caso che gli unici due soggetti politici di cui Ingroia farà parte si chiamino prima “Rivoluzione Civile” e poi “Azione Civile”. Tra la magistratura e la politica, una breve parentesi in Guatemala al servizio delle Nazioni Unite. Il perché presto spiegato: “ Non mi è stato consentito di lavorare più come dovevo e volevo lavorare” . Pressioni, minacce, avvertimenti? “Si ho subito un po’ di tutto”. C’entra l’indagine sulla “trattativa”? “Penso proprio di si”
 
Oggi Antonio Ingroia di base è un avvocato. Ma è anche l’amministratore unico della società Sicilia E-Servizi, partecipata dalla Regione, nominato dal presidente Rosario Crocetta.  Si occupa sempre di politica, come presidente del movimento “Azione civile”. E’ stato tra i primi a credere in Alexis Tsipras, essendo tra i promotori della sua candidatura a presidente dell’Unione Europea, scegliendo di inserire il suo movimento “Azione Civile” in quel complesso di movimenti o partiti che alle scorse elezioni europee si sono presentate sotto l’unica sigla L’Altra Europa con Tsipras. Da qualche giorno però, il suo movimento politico, “Azione Civile”, non è più parte del progetto, anche se dal canto suo Ingroia non ha dubbi: “Se fossi stato in Grecia avrei votato NO”. Accetta di parlare con L’Antidiplomatico e lo fa a ruota libera. Sul passato e sul presente dell’Italia e dell’Europa. E’ un fiume di notizie Antonio Ingroia. Risponde alle domande sulle stragi del ’92, parla delle indagini che lui come magistrato insieme ad altri colleghi, di altre Procure, portarono avanti e proprio in quegli anni in cui “si stava formando l’Europa unita”. Rivela notizie inedite e anche sulla storia di partiti come la Lega Nord, che oggi, guidata da Salvini, rappresenta il primo partito della destra italiana.  Il 1992 è un anno particolare per la storia d’Italia. E’  un anno di cambiamenti epocali. Di scelte politiche decisive. E sono in tanti a credere oggi, che molti problemi attuali dell’Italia e dell’Europa, siano proprio la conseguenza di scelte sbagliate che vennero prese allora. 


- Dottor Ingroia, il 1992 è stato una sorta di “anno zero” per l’Italia e per l’Europa. E’ l’anno del Trattato di Maastricht. Ma è anche l’anno dell’attacco alla lira e prima ancora delle stragi di mafia, in cui morirono,  Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino. Lei era in prima linea. Era sostituto procuratore a Palermo, proprio nell’anno delle stragi, prima Capaci e poi via D’Amelio. E’ vera la notizia di un coinvolgimento dei servizi segreti italiani e stranieri? 
 
“Bisognerebbe riesumare il presidente Cossiga per saperlo. Lui penso che sia stata la persona più informata. A parte questo, penso anche che nelle stragi del ’92 non ci sia stata soltanto la mano della mafia ma anche dei servizi segreti. Stranieri o italiani, è un po’ più difficile dirlo”
 
Voi della Procura, sull’ipotesi di un coinvolgimento dei servizi segreti avete aperto delle indagini?
 
“Si c’era un’indagine che stavo seguendo a suo tempo la cosiddetta indagine “Sistemi criminali”.

E quale era la pista che stavate seguendo?
 
“Si ipotizzava un progetto “eversivo” internazionale che aveva la finalità di una “balcanizzazione” dell’Europa e quindi anche dell’Italia”

Una “balcanizzazione” cioè una frammentazione degli Stati. Da ottenere in quale modo?

“Nel caso dell’Italia attraverso una campagna di destabilizzazione che si alimenterà con il fenomeno della nascita delle Leghe e la “messa a ferro e fuoco” del Paese che, va ricordato, aveva un ruolo strategico nella nascita dell’Europa unita. L’obiettivo di questa campagna di destabilizzazione era che non si voleva che nascesse un’Europa politicamente forte e unita. In questo contesto si inseriscono le stragi del 1992”
 
E la Sicilia doveva diventare la “Singapore del Mediterraneo”…

Esattamente. La Sicilia, in questo progetto, sarebbe dovuta diventare un porto franco. Una sorta di “Singapore del Mediterraneo”, come venne definita. C’erano tanti progetti in cui convergevano interessi di vari sistemi internazionali con interessi di sistemi criminali italiani. Però, abbiamo avuto intuizioni, e convinzioni ma certezze non ne abbiamo avute ”

Lei ha detto che avete avuto “intuizioni e convinzioni”. In merito a che cosa? 

“In particolare, in merito agli interessi dei servizi segreti americani, noi avevamo delle tracce. Che emergevano da un’indagine della Procura di Aosta, chiamata “Phoney money” dei primi anni Novanta.
Queste tracce conducevano a presunti finanziamenti dei servizi americani alla Lega Nord e ad un personaggio che si chiamava Giammauro Ferramonti. Questa indagine ruotava intorno anche alla nomina di Maroni a ministro degli Interni nel primo governo Berlusconi. Si ipotizzava che Maroni fosse stato nominato su input di determinati ambienti ritenuti collaterali ai servizi americani”

 
Che tipo di ambienti?

“Si diceva che ambienti legati alla massoneria internazionale legati ai servizi americani avessero esercitato influenza sul capo della Polizia dell’epoca (Vincenzo Parisi ndr) che a sua volta avrebbe esercitato influenza sul presidente della Repubblica Scalfaro per la nomina di Maroni a ministro degli Interni”

L’indagine come è andata a finire?

“L’indagine è stata sostanzialmente distrutta. Venne avocata dalla Procura di Roma che poi archiviò. Il pm che si occupò dell’inchiesta Davide Monti non so che fine abbia fatto. Se sia stato sottoposto a procedimento disciplinare. Noi, ai tempi di Caselli alla Procura di Palermo, con Scarpinato, cercammo di ricostruire l’indagine tuttavia senza riuscirci. Non ci consentì di arrivare ad elementi concreti. Questa però era una pista interessante”

Perché, se l’indagine è stata archiviata?

“Perché ci sono dei fatti che lo dimostrano. Se pensiamo che mentre succedeva questo, già negli anni precedenti, nel sud dell’Italia si costituivano delle leghe meridionali che avevano come punti di riferimento Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie, cioè la P2 e la destra eversiva a loro volta collegati a pezzi della criminalità organizzata italiana. Noi pensavamo che ci fosse e vero proprio progetto di golpe”

Un golpe che non si è mai realizzato però…
 
“Non si è mai realizzato ma noi della Procura di Palermo abbiamo pensato che questo progetto iniziale sia confluito nella cosiddetta Trattativa sulla quale c’è oggi un processo in corso. Una trattativa che sia stata non solo criminale ma anche una trattativa politica”
 
Una trattativa finalizzata a cosa?
 
“Alla tenuta del sistema grazie al coinvolgimento di forze politiche poi diventate di governo. E poi c’era  una convergenza di interessi tra forze politiche, massonico e finanziarie. ”

Una convergenza di interessi?
 
“Si tra forze politiche, massonico e finanziarie che è all’origine di tutto e che aveva interesse a costruire un nuovo assetto politico che mantenesse la situazione di potere costituita e che non costruisse un polo alternativo e concorrenziale rispetto a quello costituito negli Stati Uniti d’America. Sarà un caso che in Europa fino ad oggi non si sia mai riusciti a trovare un’unità dal punto di vista politico”
 
A proposito di Europa. Sono giorni di tensione per via della crisi greca. C’è stato il referendum voluto dal premier Tsipras. Lei, che è stato uno dei primi sostenitori di Tsipras in Italia, che opinione si è fatto su quello che sta accadendo?
 
“Il referendum, comunque la si pensi, rappresenta un punto di svolta per l’Unione Europea. Sia perché per la prima volta uno stato sovrano rifiuta di applicare una serie di regole imposte sia perché l'Ue e la troika in generale sanno che non possono più imporre la propria volontà come hanno fatto negli ultimi anni. Sulla politica di Tsipras è stata fatta poi tanta confusione”
 
Perché?
 
“Perché Tsipras non ha mai detto, neanche per errore che la sua intenzione fosse quella di uscire dall’euro. Alla Grecia non conviene. Ma non conviene neanche all’Europa. Ad esempio su questo, anche il premier italiano Renzi ha dimostrato di non conoscere il pensiero di Tsipras e infatti, dicendo che il referendum era tra la permanenza nell’euro e il ritorno alla dracma, esce clamorosamente smentito”

Ma veramente non era soltanto Renzi a pensarla in quel modo. L’opinione generale era che un voto, in un senso o nell’altro, fosse sostanzialmente un voto favorevole o contrario alla permanenza nella moneta unica..

“E invece Tsipras ha scelto una terza via, forse la più difficile. Scegliere di restare nell’euro ma senza dover sottostare alle condizioni peraltro sbagliate, e i fatti in Grecia lo dimostrano, imposte dalla Troika. Non penso di dire il falso dicendo che le ricette di politica economica imposte da Fmi-Commissione e Bce abbiano prodotto una crisi sociale che si sta trasformando in crisi umanitaria”
 
Si, ma adesso che succede?
 
“Succede che l’ulteriore e eventuale programma di aiuti non potrà più prevedere riforme sociali peggiorative della condizione dei cittadini”

Si, ma la Grecia dovrebbe restituire i soldi che ha avuto in prestito..

“Ed è quello che vuole fare Tsipras. Non ha mai detto il contrario. Semmai ha detto che la Grecia ha intenzione di restituire i soldi ma è compito del governo greco stabilire come e quanto risparmiare. Senza subire ingerenze esterne”
 
Ed è quello che anche in Italia, molti tra partiti e movimenti politici, vorrebbero...

“In Italia, come molte altre volte, molti personaggi politici hanno sfruttato l’onda mediatica del referendum per salire sul carro dei vincitori. Salvini è lontano anni luce da Alexis Tsipras e anche il movimento di Beppe Grillo si è mostrato critico nei suoi confronti. Comunque sia, penso che con il M5S possano nascere delle azioni comuni con noi di Azione Civile. Su molti temi, come il Jobs Act o la scuola ad esempio, la pensiamo allo stesso modo. Sempre che Grillo lo voglia”

In sostanza, dottor Ingroia, anzi oggi “avvocato Ingroia”, che cosa pensa di questa Europa?
 
“Penso che vada cambiata. Questa non l’Europa dei padri fondatori. Del Manifesto di Ventotene. Non è l’Europa dei popoli. E’ l’Europa delle banche”


L'intervista è stata rilasciata lunedì 6 luglio, il giorno dopo la grande affermazione del No al referendum in Grecia
 
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