di Giulia Bertotto
La storia che vi recensiamo (senza anticiparvi il finale- “spoilerarvi” per gli argonauti*) è ambientata nella città di Corvina, anno distopico duemilaoggi, in una qualche provincia italiana tradizionalmente socialista tra Reggio Emilia e Stalingrado.
Il centro di questo microcosmo internazionalista è il Bar New Age, roccaforte di compagni arrugginiti, una banda di vecchi combattenti tra acciacchi e ipertensione, che borbottano al bancone, sotto il poster che fu prima del Che e poi di Berlinguer.
I nomi delle “politiche per l’emancipazione degli anziani” contro le quali si trovano a insorgere sono surreali. Trovate un po' orwelliane e un po' affini al registro dell’Ue, come il "Decreto di solidarietà internazionale": retorica in stile Bruxelles per sfruttare gli anziani e ricattarli per la pensione.
LA VECCHIAIA AVANZA, LA RIVOLUZIONE RITARDA
Il romanzo "Albeggerà al tramonto" (L'AD edizioni, 2025) vive di un parallelismo tra il corpo che si stanca, l'età che pesa, la memoria che si sfalda e il partito comunista, il quale si imborghesisce con le feste dell'Unità che negli anni divorano le risorse del Partito, fino ad arrivare agli aperiChe frequentati da argonauti*, così vengono chiamati i “millenial”, ormai cognitivamente ibridati coi loro smartphone, alienati e depoliticizzati.
La loro generazione è il precipitato più drammatico della decadenza sociale e politica che ha colpito il mondo progressista depotenziando le istanze rivoluzionarie: i compagni che hanno fatto la resistenza, quelli che ne sono discendenti e i nostri adolescenti, sedotti dalle ribellioni cosmetiche delle rivoluzioni colorate. Tuttavia non si tratta della solita critica ai giovani tipica degli attempati, quanto invece un’autocritica su cosa sono riusciti a fare loro dell’eredità marxista.
Che fare? scriveva Lenin, non è solo una domanda “politica”, ma l’interrogativo universale di chiunque non possa restare a guardare le ingiustizie e quella Lotta di Classe sempre più feroce ma incompresa e banalizzata come anticaglia superata o reperto museale.
FERMARE IL “PROGETTO UNITÀ”
Da Corvina “non si passa”.
La brigata di pensionati deciderà di rapire il presidente del Consiglio per impedire che l’amministrazione di Corvina realizzi il “Progetto Unità”, ossia la costruzione (con denaro pubblico ovviamente) di un ponte avversato dai cittadini, ma favorevole ai ghiotti affari di un potente imprenditore. Nel romanzo, amaro e spassoso, malinconico e grottesco, si alternano scene e modi tipicamente italiani; nei marchi delle auto, nelle pietanze in tavola, nei modi affettuosi e colloquiali, negli articoli determinativi per i nomi delle protagoniste femminili.
Gli autori, seppur inclini al materialismo storico, non trascurano gli elementi poetici nelle descrizioni e quelli magici, come la facoltà di indovinare malattie del dottore druido, cani sensitivi quasi parlanti, Carlo il piccione ambasciatore e tutti quelli che scoverete voi tra le pagine.
Anche se ci sono personaggi che spiccano su altri, il collettivo di autori è capace di un’opera corale decentrata, senza un vero protagonista, che fa autoironia sulla vecchiaia, sulle debolezze del Partito comunista e su quelle dei sentimenti e dei vizi umani. Una vicenda di soffice fantasia e di dura realtà che intreccia vite ordinarie ma idealiste. Perché senza idee siamo già polvere.
Il titolo-ossimoro “Albeggerà al tramonto” annuncia che una luce rinascerà sempre dalla tenacia dei popoli oppressi e in ognuno di noi, anche al crepuscolo.
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