Tra la serata di giovedì e le prime ore di venerdì, gli Stati Uniti hanno lanciato una massiccia ondata di attacchi militari nel sud dell'Iran, colpendo infrastrutture strategiche tra cui ponti, ferrovie e aeroporti.
Nella provincia di Hormozgan, i raid aerei statunitensi hanno preso di mira tre ponti nella contea di Khamir. Tra questi, è stato gravemente danneggiato il cruciale viadotto omonimo che collega Bandar Abbas a Lar (nella provincia di Fars). Le bombe hanno colpito le strutture mentre erano transitate da veicoli civili, provocando il crollo di diverse campate. Secondo le autorità locali, in questo specifico raid si registrano almeno tre morti e nove feriti.
La violenta offensiva ha colpito anche altre aree sensibili:
Il bilancio complessivo fornito dal Ministero della Salute iraniano è drammatico: almeno 35 civili uccisi, tra cui donne e bambini, e oltre 300 feriti dall'inizio di questa ondata di raid statunitensi.
La rappresaglia di Teheran in Siria e la minaccia sul petrolio
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato di aver condotto un attacco missilistico contro un centro di comando delle forze speciali statunitensi nella base di Al-Tanf, nel sud della Siria.
Secondo la nota ufficiale delle Guardie Rivoluzionarie, l'operazione – denominata "Nasr 2" (giunta alla sua undicesima fase) e condotta dalle Forze Aerospaziali – è una rappresaglia diretta per l'uccisione dei soldati iraniani nella provincia del Sistan e Baluchistan. In particolare, Teheran fa riferimento a un precedente raid statunitense che ha colpito la base militare di Bampur (vicino Iranshahr), uccidendo sette militari iraniani all'interno di una foresteria.
L'IRGC rivendica il successo dell'operazione in Siria, dichiarando di aver distrutto un sistema radar strategico, neutralizzato diversi elicotteri utilizzati per le operazioni speciali statunitensi, otre ad aver eliminato "un gran numero di soldati americani" ritenuti responsabili degli attacchi.
A margine dell'operazione, i Pasdaran hanno lanciato un durissimo monito all'Occidente sul fronte energetico, blindando lo strategico passaggio marittimo mediorientale:
"Il pieno controllo dello Stretto di Hormuz rimane nelle mani dei nostri coraggiosi combattenti. Finché continuerà l'aggressione statunitense, non permetteremo l'esportazione di una sola goccia di petrolio o gas da questa regione."
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