"Bodies of Evidence": l'inchiesta di Al Jazeera sullo stupro come arma di guerra di Israele a Gaza

Attenzione: Questo articolo contiene descrizioni di violenze sessuali e torture che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni lettori.

Secondo un'inchiesta giornalistica di Al Jazeera, intitolata "Bodies of Evidence: Israel's Darkest Weapon", l'esercito israeliano avrebbe fatto un uso diffuso e sistematico dello stupro e della tortura sessuale contro i prigionieri palestinesi. Le conclusioni del reportage coincidono con quanto denunciato dai giudici della Corte Penale Internazionale (CPI), dalle Nazioni Unite, dalla relatrice speciale per i territori occupati Francesca Albanese e da organizzazioni per i diritti umani come il Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) e Euro-Med Human Rights Monitor.

Le testimonianze dei sopravvissuti

I giornalisti di Al Jazeera hanno raccolto le testimonianze dettagliate di diversi ex prigionieri. Tra questi c'è Muhammad al-Bakri, un funzionario pubblico di Gaza, che ricorda con precisione il 10 aprile 2024, giorno della festività di Eid al-Fitr. Arrestato un mese prima, al-Bakri era già stato sottoposto a percosse e privazioni. Quel giorno, insieme ad altri sette prigionieri, è stato spogliato, bendato, ammanettato e abusato dai soldati.

"Gridavamo: 'Oh Signore, oh Dio', ma loro ridevano e ci filmavano", ha raccontato al-Bakri, confermando inoltre che le guardie aizzavano i cani da guardia affinché attaccassero i prigionieri durante le violenze. "Non c'era pietà. È durato tutto per circa venti o trenta metri. Poi ci hanno ordinato di rivestirci e ci hanno riportati in cella".

Una sorte analoga è toccata a Job, un operaio di Gaza e padre di famiglia, arrestato e interrogato su presunti legami con l'attacco del 7 ottobre 2023, di cui non sapeva nulla. Job ha riferito ad Al Jazeera di essere stato immobilizzato a terra da alcune soldatesse che lo hanno abusato utilizzando oggetti artificiali, mentre gli altri militari presenti applaudivano e filmavano la scena. Durante le detenzioni, i prigionieri venivano privati della propria identità e contrassegnati solo da numeri.

Il contesto e l'escalation dopo il 7 ottobre

Sebbene le accuse di abusi nelle carceri israeliane abbiano radici decennali, il reportage evidenzia come le violenze abbiano subito un'impennata dopo l'inizio delle operazioni militari a Gaza nell'ottobre 2023. Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a marzo 2025 ha evidenziato prove di violenze sessuali e di genere "sistematiche", portando all'inserimento di Israele nella "lista nera delle Nazioni Unite sulle violenze sessuali nelle zone di conflitto".

L'intento di tali pratiche, come spiegato da Francesca Albanese ai microfoni di Al Jazeera, va oltre l'infliggere dolore fisico: punta a distruggere psicologicamente la vittima e la sua capacità di ricostruire la propria intimità. "La brutalità ha raggiunto livelli senza precedenti, trasformandosi in una pura dinamica di vendetta", ha affermato la relatrice ONU, descrivendo l'uso ricorrente di oggetti, barre di metallo e scariche elettriche.

La disumanizzazione e il clima di impunità

L'inchiesta analizza anche i fattori culturali e politici che alimentano questi abusi. Esperti come il sociologo Yehouda Shenhav-Shahrabani e organizzazioni come B'Tselem spiegano che ampi settori della società israeliana sono condizionati a considerare i palestinesi come individui non meritevoli di diritti umani. Dichiarazioni pubbliche di leader politici – tra cui l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant, che definì gli avversari "animali umani", o il presidente Isaac Herzog, che ha attribuito la responsabilità del 7 ottobre all'intera popolazione di Gaza – hanno contribuito a sdoganare la violenza collettiva.

Sul fronte giudiziario prevale l'impunità. Nonostante le indagini internazionali vengano ostacolate dalle autorità israeliane, nel luglio 2024 la diffusione di un video riguardante lo stupro di un detenuto nel campo di Sde Teiman aveva portato all'arresto di 10 agenti. Tuttavia, le proteste dell'estrema destra e il sostegno di alcuni parlamentari hanno spinto le autorità a far cadere ogni accusa. Al contrario, l'ufficiale donna sospettata di aver diffuso il filmato è stata arrestata, e il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha definito la fuga di notizie come "il più grave danno di pubbliche relazioni" per il Paese dalla sua fondazione. Perfino alla Knesset, il deputato del Likud Hanoch Milwidsky ha difeso pubblicamente la legittimità delle violenze contro i detenuti ritenuti membri di Hamas.

Il quadro giuridico internazionale

Triestino Mariniello, professore alla Liverpool John Moores University e membro del team legale delle vittime di Gaza presso la Corte Penale Internazionale, ha chiarito ad Al Jazeera la rilevanza giuridica di queste prove:

"Se gli atti isolati costituiscono crimini di guerra, quando sono organizzati, diffusi e perpetrati all'interno di strutture statali senza che i responsabili vengano perseguiti, si configurano come crimini contro l'umanità, svelando l'esistenza di una precisa politica istituzionale".

Nonostante il cessate il fuoco formale imposto nell'ottobre 2025 dall'amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, gli osservatori internazionali rilevano che le violenze e le operazioni di sfollamento forzato continuano a colpire la Cisgiordania e Gaza. Come concluso da Francesca Albanese, l'impatto di una simile violenza sistematica equivale a un tentativo di "distruggere un popolo in quanto tale".

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