Nel quadro delle consultazioni regionali per la sicurezza in Medio Oriente, il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araqchi ha avviato una fitta serie di colloqui telefonici ad alto livello. Nel suo secondo giro di consultazioni in 24 ore, Araqchi si è confrontato con il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan, e con il capo di stato maggiore dell'esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir. I colloqui si sono concentrati sulle ultime iniziative diplomatiche per stabilizzare la regione, sottolineando la necessità di soluzioni politiche e della cooperazione multilaterale.
Come confermato dal Ministero degli Esteri saudita su X, Riyadh ha ribadito il proprio interesse a proseguire il dialogo regionale per garantire sicurezza e stabilità a beneficio di tutti i popoli dell'area. Tuttavia, durante i colloqui, Araqchi ha messo in guardia l'omologo saudita dalle continue "cospirazioni e azioni aggressive" portate avanti dagli Stati Uniti e dal regime israeliano.
L'avvertimento dell'Iran ai paesi vicini: "Nessun aiuto a USA e Israele"
Il messaggio di Teheran alla regione è netto: l'Iran eserciterà con ogni mezzo il proprio legittimo diritto all'autodifesa. Araqchi ha esplicitamente chiarito che qualsiasi attacco ostile da parte americana o israeliana — così come qualunque forma di sostegno o partecipazione fornita dai paesi della regione a tali misure — incontrerà una "risposta ferma, immediata e proporzionata" da parte delle forze armate iraniane.
Il ministro ha ribadito lo stesso concetto durante un vertice separato con il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, confermando la piena disponibilità dell'Iran a contrastare con decisione ogni "errore di valutazione" dei propri avversari.
Tensioni sullo Stretto di Hormuz e violazioni del cessate il fuoco
La diplomazia difensiva di Teheran giunge in un momento di estrema fragilità. Nonostante l'annuncio di un cessate il fuoco unilaterale proclamato dal presidente Donald Trump il 7 aprile — a seguito dell'escalation israelo-americana iniziata il 28 febbraio — e la successiva firma a giugno di un memorandum d'intesa mediato dal Pakistan, le violazioni sul campo non si sono fermate.
Teheran accusa gli Stati Uniti di aver violato ripetutamente il territorio iraniano e di aver persino attaccato zone residenziali. Sul fronte marittimo, Washington avrebbe tentato di scortare imbarcazioni lungo rotte non autorizzate, eludendo i controlli e le normative di transito sicuro imposte dalla Repubblica Islamica nello Stretto di Hormuz. L'esercito iraniano, che ha già risposto con fermezza alle incursioni marittime, ha promesso una reazione "ancora più severa" per qualsiasi ulteriore violazione, ribadendo comunque che la priorità di Teheran resta la tutela della propria sovranità attraverso soluzioni diplomatiche regionali.
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