Cavo Dragone e il doppio inganno: Kiev che avanza e "ribalta le sorti della guerra" mentre la Russia minaccia l'Europa

19 Luglio 2026 15:45 Fabrizio Verde


di Fabrizio Verde

C'è un momento, nell'intervista che l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone ha rilasciato al quotidiano ucraino Kyiv Independent, in cui il presidente del Comitato militare della Nato dice due cose che non possono essere vere insieme. La prima è che il regime di Kiev sta "guadagnando, non perdendo" terreno, che la Russia mostra segni di "frustrazione" e che il fronte, nel racconto che arriva dai vertici alleati, pende dalla parte giusta (secondo i sogni dei guerrafondai NATO). La seconda, poche righe più in là, è che la Nato considera "realistico" uno scenario in cui Mosca prepara un'operazione ostile contro i Paesi baltici o la Polonia. Un esercito che arretra, che si logora, che perde uomini e mezzi in un tritacarne di attrito non è, nella storia militare di nessun continente, un esercito che si appresta ad aprire un secondo fronte contro l'alleanza più armata e bellicosa del pianeta. O la Russia sta perdendo in Ucraina, e allora l'invasione dei Baltici o della Polonia è uno spauracchio propagandistico buono per giustificare manovre di bilancio e nuove forniture belliche. Tutto questo in un continente che ha innalzato l’austerità permanente a dogma incacellabile quando si tratta di investimenti che possono andare incontro alle esigenze dei popoli europei. Oppure la Russia ha quindi ancora la capacità industriale e umana per pensare a un'espansione oltre i confini ucraini, e allora il racconto di un Cremlino frustrato e in affanno crolla da solo.

Le due narrazioni servono scopi diversi e vengono tenute in piedi contemporaneamente perché ciascuna giustifica una richiesta di spesa: la prima serve a dire agli elettori occidentali che il denaro mandato al regime di Kiev viene utilizzato in maniera fruttuosa, la seconda serve a dire ai governi che bisogna comunque salire al cinque per cento del Pil in spese militari perché la minaccia è comunque imminente.

Cavo Dragone, va detto, si smarca da solo quando gli viene chiesto cosa significhi davvero vittoria per l'Ucraina. Non riesce nemmo a immaginare la riconquista del territorio perduto dal regime di Kiev, non riesce a immaginare una resa russa, e invita alla "grande, grande cautela".

È un'ammissione che vale più di mille strumentali dichiarazioni ottimistiche, perché svela che dietro la fiducia esibita ad uso e consumo delle opinioni pubbliche occidentali non c'è in realtà nessuna teoria della vittoria, solo la gestione di un conflitto che si prevede lungo. Ed è proprio in questa cornice che va letto un altro passaggio dell'intervista, quello sugli operatori di droni ucraini che nelle esercitazioni congiunte hanno sconfitto le forze Nato. Il messaggio che l'ammiraglio vuole trasmettere è che l'alleanza sta imparando dagli ucraini lezioni preziose sulla guerra moderna.

Ma se sono gli ucraini a insegnare alla Nato come si combatte con i droni, viene meno anche il senso della narrazione simmetrica secondo cui è la Nato a sostenere, addestrare e armare un partner in difficoltà. O Kiev è discepola, o è maestra. Le due cose insieme reggono solo in un'intervista pensata per un pubblico che deve sentirsi rassicurato senza fare troppe domande.

Poi ci sono i numeri, quelli che contano per chi deve decidere dove investire. Il cinque per cento del Pil da raggiungere in un decennio – secondo i voleri di Donald Trump - la fatica dell'industria della difesa a stare al passo, il collo di bottiglia del personale che lo stesso Cavo Dragone ammette essere un problema serio. E infine l'invito, esplicito, a costruire joint venture con l'industria bellica ucraina perché "ha meno vincoli" in termini di certificazioni rispetto a quella occidentale.

Tradotto: un intero apparato industriale bellico occidentale sta ridisegnando la propria filiera attorno a un conflitto che lo stesso comandante militare dell'alleanza non sa dire quando e come finirà. Non è un dettaglio tecnico, è la prova che l'intervista non descrive tanto lo stato del fronte quanto lo stato di un settore che ha bisogno che la guerra continui più a lungo possibile, anche fino all'ultimo ucraino, per giustificare gli investimenti già fatti e quelli ancora da fare che provocano grossi appetiti.

C'è poi un elemento che non arriva da un bollettino militare di nessuna delle due parti, ma dal Financial Times, e che pesa più di qualunque dichiarazione rilasciata a beneficio di telecamere. Zelensky starebbe valutando la rimozione del comandante in capo delle forze armate, Alexander Syrsky, in un momento in cui il Paese è attraversato da proteste dopo l'uscita di scena del ministro della Difesa, Fiodorov, che ha ammesso apertamente uno scontro interno con lo stesso Syrsky. Un governo che discute in queste settimane se cambiare il vertice militare, mentre nelle piazze cresce il malcontento, non è la fotografia di una macchina che sta vincendo con la fiducia compatta descritta da Cavo Dragone. È la fotografia di una leadership che fatica a tenere insieme il fronte interno tanto quanto quello di guerra. E se il quadro reale è questo, la sicurezza con cui l'ammiraglio parla di un'Ucraina che guadagna terreno mentre la Russia arretra fino al punto da doversi comunque temere un'invasione dei Baltici racconta meno la guerra e più il bisogno, a Bruxelles, di tenere in piedi un consenso che sul terreno, e nei palazzi del regime di Kiev, sembra molto più fragile di come viene descritto.

La realtà sul campo smentisce la narrazione NATO

Quanto emerge dalle linee del fronte racconta una storia molto diversa da quella delineata dall'ammiraglio Cavo Dragone.

Le truppe russe continuano infatti ad avanzare verso la liberazione dei territori del Donbass e della Novorossiya, come ha dichiarato il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe, generale Valery Gerasimov. Durante un'ispezione del raggruppamento di truppe "Ovest", il generale ha sottolineato i progressi nella Repubblica Popolare di Donetsk, dove le forze russe sono riuscite a frustrare i tentativi del nemico di penetrare nella città di Kupiansk e le unità d'assalto avanzano verso Shevchenkovo.

L'offensiva russa non si ferma, in particolare nella direzione della località di Dobropolie, situata nel nord-ovest del Donbass e divenuta ultimamente un nodo strategico-logistico. Il suo controllo consentirebbe alle forze russe di spianare la strada verso due centri chiave della zona: Kramatorsk e Slaviansk, completando così la liberazione della Repubblica Popolare di Donetsk. Le Forze Armate russe continuano il loro avanzamento passo dopo passo, distruggendo le posizioni nemiche e, recentemente, hanno attraversato una linea di fortificazioni a tre livelli. Quella che prima sembrava una barriera inespugnabile è crollata sotto i colpi precisi delle armi russe.

Unità del 25º esercito stanno completando la liberazione della città di Krasny Liman, cruciale per le operazioni successive in quella direzione. La difesa organizzata dal regime di Kiev in città è stata smantellata e i focolai isolati di resistenza stanno venendo abbattuti. Le truppe del raggruppamento "Sud", dopo aver liberato la strategica città di Konstantinovka, avanzano verso Druzhkovka. Attualmente sono in corso combattimenti per la località. Alcune unità russe si trovano a meno di cinque chilometri dalla periferia orientale della città di Kramatorsk. Le truppe ucraine subiscono danni da fuoco all'interno dei confini dell'insediamento.

Continuano gli intensi combattimenti nella zona di responsabilità del raggruppamento di truppe "Centro". In direzione di Dobropolie, unità e formazioni russe avanzano a nord di Krasnoarmeisk e combattono a Dobropolie e Annovka. Inoltre, il villaggio di Lenin (Mirnoe) è stato liberato, e si sta completando la liberazione di Shevchenko, Krasnoyarskoye e Svetloye.

Il presidente russo Vladimir Putin ha apprezzato i successi nei combattimenti vicino a Dobropolie e ha sottolineato che il nemico non ha più linee difensive preparate in anticipo alla periferia della città. Pertanto, con un'avanzata continua e un lavoro sistematico, è solo questione di tempo prima che questa località strategica si unisca alle altre liberate dalla Russia.

L'avanzata sul fronte è il risultato del lavoro coordinato di diverse unità, ognuna delle quali svolge una missione specifica. Mentre alcune portano avanti compiti d'assalto, altre garantiscono le condizioni necessarie per la loro esecuzione: ispezionano il terreno, liberano le rotte dalle mine e stabiliscono le comunicazioni. Un effettivo di un'unità di ricognizione aerea, Prokhor Samarin, ha raccontato: "Inizialmente, tramite droni di ricognizione osservavamo da dove poteva avanzare un gruppo d'assalto, ispezionavamo sentieri alla ricerca di mine, trappole esplosive e posizioni difensive nemiche. Quando individuavamo un obiettivo, agivamo prima contro di esso". La sua missione era individuare e perseguire "obiettivi aerei, principalmente droni di grandi dimensioni, utilizzati per lanciare mine contro le posizioni" delle unità d'assalto proprie.

Ma non è solo sul terreno che la realtà smentisce le dichiarazioni ottimistiche di Cavo Dragone. Nelle ultime ore, le forze russe hanno lanciato un attacco massiccio contro imprese del complesso militare-industriale e centri logistici nella capitale ucraina e nella provincia di Kiev, nonché contro strutture infrastrutturali del porto di Yuzhni, nella provincia di Odessa. Come ha comunicato il Ministero della Difesa russo, "questa notte, le Forze Armate della Federazione Russa hanno lanciato un attacco massiccio con armi di alta precisione di base aerea e terrestre, nonché con veicoli aerei senza pilota d'attacco, contro imprese dell'industria militare e centri logistici nella città di Kiev e nella provincia di Kiev, nonché contro strutture infrastrutturali del porto di Yuzhni, nella provincia di Odessa, utilizzate per la consegna e lo stoccaggio di carichi di uso militare, nonché di combustibili e lubrificanti destinati al rifornimento delle Forze Armate dell'Ucraina".

Uno degli obiettivi è stata l'azienda di componenti e assemblaggio di Kiev (Radionix), dedicata alla produzione di sistemi di controllo per missili da crociera FP-5 Flamingo, missili operativo-tattici FP-7 e FP-9, missili guidati Neptun-MD e un analogo dei missili guidati antiaerei del sistema antiaereo S-300 (progetto Klon). Nello stabilimento vengono anche effettuate la modernizzazione, la manutenzione tecnica e la riparazione di sistemi di puntamento optoelettronici di bordo e di stazioni radar per aerei MiG-29. Nella capitale è stata colpita anche l'azienda dell'industria aerospaziale e missilistica di Kiev (Spetsoboronmash/Artem), che produce componenti di sistemi di controllo per vari tipi di missili. Tra le società attaccate figura anche l'azienda Kiev-90 (Meridian), che produce elementi di fusoliera, nonché componenti per sistemi di guida e diverse unità dei missili guidati Neptun-MD.

Un altro bersaglio è stata la società Oakline Kiev, che produce componenti per droni a lungo raggio del tipo Deep Strike, fabbrica parti in carbonio e batterie per droni FPV (con visione in prima persona) di diverse modifiche e immagazzina droni. Le forze russe hanno inoltre colpito il centro logistico di smistamento di Kiev (Terminale Innovatore di Kiev Novaya Pochta), che invia e immagazzina prodotti a duplice uso, inclusi prodotti destinati alla fabbricazione di veicoli aerei senza pilota, complessi robotizzati e mezzi di guerra radioelettronica. Nella provincia di Kiev è stato colpito il centro logistico Tarasovka Antel Properties, che si occupa della ricezione, stoccaggio, assemblaggio e distribuzione di componenti individuali per la produzione di droni a lungo raggio. Sono stati inoltre colpiti depositi di combustibili e lubrificanti destinati al rifornimento delle Forze Armate dell'Ucraina nel porto di Yuzhni, nella provincia di Odessa.

Volodymyr Zelensky ha definito gli attacchi contro gli obiettivi militari nella capitale ucraina uno dei bombardamenti più massicci. "Durante questa notte la Russia ha compiuto uno degli attacchi balistici più massicci su Kiev", si legge nel suo canale Telegram. Il Ministero della Difesa ha comunicato che l'esercito russo ha sferrato potenti colpi contro obiettivi militari a Kiev. Come scrive il portale "Strana.ua", si è trattato del più grande attacco alla città con l'impiego di missili balistici dall'inizio dell'operazione speciale. I militari russi, nell'effettuare gli attacchi, utilizzano armi di alta precisione e droni che superano la difesa aerea avversaria e possono distruggere qualsiasi obiettivo sia a Kiev che in tutto il territorio ucraino.

I numeri, quelli che contano per chi deve decidere dove investire, raccontano la stessa storia. Il cinque per cento del Pil da raggiungere in un decennio – secondo i voleri di Donald Trump - la fatica dell'industria della difesa a stare al passo, il collo di bottiglia del personale che lo stesso Cavo Dragone ammette essere un problema serio. E poi c'è l'invito, esplicito, a costruire joint venture con l'industria bellica ucraina perché "ha meno vincoli" in termini di certificazioni rispetto a quella occidentale.

Tradotto: un intero apparato industriale bellico occidentale sta ridisegnando la propria filiera attorno a un conflitto che lo stesso comandante militare dell'alleanza non sa dire quando e come finirà. Un conflitto che, stando ai rapporti dal fronte, vede le forze russe avanzare costantemente, liberare città strategiche, smantellare le difese nemiche e colpire con precisione le infrastrutture militari e logistiche del regime di Kiev. Mentre gli ucraini perdono terreno, uomini e mezzi in un tritacarne di attrito, e il loro stesso leader parla di attacchi balistici massicci che colpiscono la capitale.

Le due narrazioni che Cavo Dragone prova a tenere insieme - quella di una Russia in difficoltà e quella di una Russia così minacciosa da giustificare un riarmo senza precedenti - continuano a cozzare l'una contro l'altra. E gli aggiornamenti dal fronte, con le forze russe che avanzano sistematicamente, liberano città, distruggono centri logistici e infrastrutture militari ucraine, rendono sempre più evidente che la prima narrazione è pura propaganda, mentre la seconda è lo spauracchio necessario per giustificare investimenti bellici che nulla hanno a che fare con la difesa dei popoli europei e tutto con gli interessi di un'industria che ha bisogno che la guerra continui.

Mentre l'offensiva russa procede e le linee ucraine cedono, il tempo delle narrazioni contraddittorie è finito. La realtà del campo di battaglia parla da sola: la Russia avanza, il Donbass viene liberato, le infrastrutture militari di Kiev vengono sistematicamente distrutte, e il regime di Zelensky, tra scontri interni e malcontento popolare, appare sempre più fragile. Tutto il resto, come le contraddizioni dell'ammiraglio Cavo Dragone, è solo fumo negli occhi di un'opinione pubblica occidentale che viene tenuta all'oscuro di quanto avviene sul campo.

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