Da Gaza riviera e Greenland Defense: la "strategia del sorriso" per convincerci ad accettare le guerre"

22 Gennaio 2026 12:00 Francesco Santoianni

Ricordate Gaza Riviera, un video “divertente” con una Gaza stile Montecarlo, sovrastata da monumenti e torri inneggianti ad un megalomane Trump? Fu reso virale proprio da Trump che lo postò sui suoi profili social. Sì, ma perché lo fece? Verosimilmente, perché quel video imponeva un sorriso che faceva sbiadire l’indignazione e le proteste contro il genocidio dei palestinesi.

A giudicare dai commenti sui social, si direbbe che un risultato altrettanto losco venga ottenuto dal divertentissimo video “Greenland Defense Front - The Hungry Giant)”; video realizzato, secondo quanto si apprende sul web, da tale Demonflyingfox “alias di un fotografo professionista con base a Berlino che da tempo crea video generati con strumenti di intelligenza artificiale”. Una affermazione che non spiega come avrebbe fatto una sola persona, per puro hobby, a realizzare in poco tempo tutta una serie di analoghi video (tutti inerenti probabili guerre future) la cui realizzazione avrebbe richiesto, pur con le ultimissime risorse dell’Intelligenza Artificiale, uno staff di primordine, ingenti spese e, moltissimo tempo.

Ma, in attesa di sapere qualcosa di più, lasciamo sospese queste domande e occupiamoci dei commenti che questo video (già un milione di visualizzazioni solo su Youtube) sta suscitando sui social: sono tutti impernati sulle ridicole opposizioni che l’acquisizione della Groenlandia da parte degli USA comporterebbe. Ridicole come le raffigurazioni del leader della Corea del Nord Kim Jong-un, periodico bersaglio di incredibili accuse, o come i filmati commissionati dal governo Usa a Walt Disney per convincere gli americani della inettitudine dei nazisti e quindi della convenienza ad aprire un fronte europeo.

Strategia del sorriso per convincerci ad accettare le guerre? Può essere. Intanto mettiamoci comodi e godiamoci questo divertentissimo video.

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Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

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