di Michele Blanco
Nel 2009 solo quattro studenti su dieci iscritti al liceo classico avevano genitori laureati; secondo i dati del 2025, la quota è salita a tre su quattro. Questo balzo di 33 punti percentuali fotografa una crescente "esclusività" e svela una realtà preoccupante della nostra società: una costante diseguaglianza di provenienza sociale che si riflette sulla formazione.
Eppure, secondo i dati ISTAT e le storiche ricerche di Almadiploma, nello stesso periodo l’Italia è diventata un Paese complessivamente più istruito. I laureati tra la popolazione adulta sono quasi raddoppiati, passando dal 7,5% del 2001 al 16,8% del 2024. Oggi, una famiglia su sei ha almeno un genitore laureato, contro l'una su tredici di inizio millennio. Malgrado questa trasformazione strutturale, i meccanismi di selezione scolastica sono rimasti invariati, tanto che per i ragazzi provenienti dalle classi sociali meno abbienti è più corretto parlare di "segregazione" anziché di selezione.
I nuovi laureati tendono a iscrivere i propri figli al liceo classico o allo scientifico tradizionale, mentre i ragazzi che provengono da famiglie meno istruite restano confinati nei medesimi percorsi del passato. Se nel 2009 il gap assoluto tra la quota di figli di laureati al classico e la media del sistema era di 22,5 punti percentuali, nel 2025 il divario ha toccato i 36,5 punti. In termini relativi la segregazione appare stabile, ma in termini assoluti si è allargata drasticamente. Le scelte scolastiche continuano così a riprodurre l’origine sociale con una precisione chirurgica. L'ascensore sociale italiano è fermo, immobile, mentre tutto il resto intorno è cambiato.
La scuola secondaria superiore oggi è un mondo variegato, che continua però a distribuire gli studenti secondo la professione o il titolo di studio dei genitori:
Liceo Classico: Rimane l'indirizzo socialmente più selettivo d’Italia. Ben il 74,7% degli iscritti ha almeno un genitore laureato.
Scientifico Internazionale ed Europeo: Segue a ruota con il 66,7% di genitori laureati, configurandosi come una nuova via d’élite all'interno dell'area scientifica.
Scientifico Tradizionale: Si attesta al 62,4%, un valore stabile rispetto al 2009 e ben al di sopra della media nazionale.
Liceo Linguistico: Mostra un profilo più eterogeneo e aperto, con il 39,3% di genitori laureati. È il percorso scelto da chi cerca una formazione internazionale ma proviene da background più vari.
Scienze Umane: È la vera sorpresa sociologica. Erede del vecchio istituto magistrale, vanta il 33,5% di genitori laureati ma anche un 22,7% di studenti provenienti da famiglie di lavoratori esecutivi. È, a tutti gli effetti, il liceo più "popolare".
Tra i tecnici, il confronto tra il 2009 e il 2025 evidenzia trend inattesi, legati soprattutto alla percezione del mercato del lavoro:
Economico (ITE): I genitori laureati sono passati dal 9,2% al 22,6%, una crescita che riflette l'aumento generale dei titoli di studio nella popolazione, mantenendo un forte radicamento nel ceto medio impiegatizio.
Tecnologico (ITT) - Informatica e Telecomunicazioni: Attira sempre più il ceto medio-alto (25,6% di genitori laureati), complice il valore economico e sociale attribuito alle competenze digitali.
Elettronica, Edilizia (CAT) e Meccanica: Restano scuole a forte vocazione operaia, dove la quota di genitori impiegati nel lavoro esecutivo sfiora il 28% e i laureati faticano a salire.
Agraria: Rappresenta il caso più curioso. Se nel 2009 era l’archetipo della scuola per figli di coltivatori diretti, nel 2025 registra il 26,8% di genitori laureati e una presenza di classi abbienti al 21%. È il segno evidente di come la rivoluzione del biologico, della sostenibilità e dell'agroalimentare d'eccellenza abbia cambiato lo status di questa professione.
Gli istituti professionali conservano il primato di scuole meno frequentate dai figli dei laureati, ma il vecchio blocco monolitico del 2009 (dove in qualsiasi indirizzo i genitori laureati erano una rarità statistica attorno al 4%) si è frantumato. Oggi assistiamo a una divisione interna tra indirizzi considerati "creativi" e percorsi tradizionali:
Cultura, Spettacolo e Filiere Creative: Hanno rinnovato la propria immagine intercettando il ceto medio, con la quota di figli di laureati balzata a quasi uno studente su cinque (20%). Un trend simile, seppur più contenuto, si registra nel settore dell'Enogastronomia e Ospitalità alberghiera.
Manutenzione, Assistenza e Servizi Commerciali: Restano ancorati al passato. La presenza di genitori laureati è minima e questi indirizzi rimangono, purtroppo, il principale approdo quasi obbligato per i ragazzi che partono dalle condizioni sociali e culturali più svantaggiate.
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