“Free Palestine" sul posto di lavoro: il caso di Ali Mohamed Hassan e le Olimpiadi Milano-Cortina 2026

17 Febbraio 2026 08:00 Francesco Fustaneo

di Francesco Fustaneo

Lo scorso 13 febbraio un gruppo di tifosi israeliani entra nello store ufficiale dei Giochi invernali presso il Cortina Sliding Centre, sventolando bandiere del proprio paese. Di fronte a tale esibizione, il commesso, Ali Mohamed Hassan pronuncia la frase "Free Palestine" ("Palestina libera") .

Secondo quanto si vede in un video diventato virale sui social – pubblicato inizialmente dagli stessi tifosi e rilanciato dall'organizzazione StopAntisemitism – una donna del gruppo ha sfidato Hassan a ripetere l'espressione, riprendendolo con il telefono. Il commesso ha accolto la richiesta, scandendo più volte "Free Palestine", senza alzare i toni, senza insulti e senza minacce .

"Ecco, hai liberato la Palestina", gli rispondono poi i presenti con sarcasmo, mentre una voce di fondo suggeriva che il dipendente andava licenziato . Il battibecco dura pochi minuti, poi il gruppo si allontana senza ulteriori tensioni .

La diffusione del video ha scatenato una vera e propria bufera online. L'ong statunitense StopAntisemitism ha definito le espressioni di Hassan come "ostili a Israele" e ha attivato una segnalazione pubblica, chiedendo provvedimenti disciplinari .

La risposta dell'organizzazione dei Giochi è stata immediata. In una nota ufficiale, la Fondazione Milano Cortina 2026 ha dichiarato: "Siamo a conoscenza di quanto avvenuto al Cortina Sliding Centre tra un dipendente di una società esterna e un visitatore. Non è appropriato che il personale dei Giochi o quello delle società con cui collaboriamo esprima opinioni politiche personali mentre svolgono le loro mansioni o rivolga tali osservazioni ai visitatori".

La stessa Fondazione ha poi precisato come “Le persone coinvolte sono state rassicurate e il lavoratore è stato sostituito sul turno e sensibilizzato a mantenere un comportamento pienamente in linea con i valori e lo spirito dei Giochi”, smentendo dunque le fonti che avevano parlato di licenziamento.

La mobilitazione: la solidarietà dal basso e l'intervento dell'USB

Come già accaduto in passato per casi simili, attorno alla figura di Ali Mohamed Hassan si è rapidamente attivata una macchina della solidarietà dal basso. Migliaia di commenti e messaggi di supporto hanno inondato il giovane.

L'USB Lombardia ha lanciato un appello pubblico offrendo il proprio sostegno al commesso. "Chiunque lo conosca può dirgli di rivolgersi all'USB Lombardia: saremo felici e orgogliosi di aiutarlo e sostenerlo", si legge nella nota del sindacato. "Quanto successo – proseguono dall'USB – oltre ad essere grave da un punto di vista politico lo è anche sul piano del diritto del lavoro e sindacale".

Il precedente: il caso della Scala e la sentenza del Tribunale del Lavoro

La vicenda di Hassan rischiava di avere (e in parte le ha) inquietanti analogie con un caso che ha già avuto un epilogo giudiziario. A maggio 2025, una maschera precaria del Teatro alla Scala era stata licenziata per aver gridato "Palestina libera" prima dell'inizio di un concerto privato, alla presenza del presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

A novembre 2025, il Tribunale del Lavoro ha stabilito che quel licenziamento era illegittimo, riconoscendo la frase come legittima espressione di un'opinione politica. La sentenza ha rappresentato un importante precedente giuridico: gridare "Palestina libera" non è reato e non può costituire giusta causa di licenziamento .

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