Germania, tra imprese in caduta e gas ai minimi: estate di crisi

10 Luglio 2026 17:17 La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'economia tedesca segna il passo su due fronti cruciali. Da un lato, le insolvenze aziendali volano ai massimi da vent'anni. Dall'altro, gli stoccaggi di gas arrancano come non accadeva dal 2022. Un'estate che tiene con il fiato sospeso industrie e mercati.

Tra aprile e giugno 2026, secondo l'Istituto Leibniz di Halle (IWH), le società di persone e di capitali fallite sono state 4.996. Un balzo del 9% sul primo trimestre, la cifra più alta dal 2005. Solo a giugno si contano 1.702 aziende dichiarate insolventi, il 20% in più rispetto a un anno fa e l'80% sopra la media pre-pandemia. A saltare sono soprattutto la costruzione, il commercio, l'ospitalità e i servizi. L'industria manifatturiera, per ora, regge meglio. Ma il quadro generale è pesante: 45.500 posti di lavoro coinvolti.

Steffen Müller, responsabile dell'area insolvenze dell'IWH, non usa giri di parole: il fenomeno si mantiene su livelli eccezionalmente alti, e colpisce trasversalmente regioni e settori. Nel terzo trimestre, avverte, i numeri resteranno superiori a quelli del 2025. Una situazione che non sfugge alla politica. Alice Weidel, copresidente di Alternativa per la Germania, ha messo in guardia il Bundestag: ogni mese scompaiono quindicimila posti nel settore industriale. Le imprese fornitrici e i servizi, ha detto, cadono come tessere del domino, e ogni venti minuti un'azienda tedesca fallisce.

A rendere il clima ancora più teso c'è il fronte energetico. Le riserve di gas, in piena estate, non erano così scarse dal 2022. Il riempimento, come evidenzia Die Welt, procede a rilento: al primo luglio i depositi erano pieni al 41%, contro il 51% dell'anno scorso. La ragione è nella crisi internazionale. Iran e Stati Uniti hanno chiuso lo Stretto di Hormuz ai tanker di Gnl, mandando in tilt il mercato. Lo spread estivo-invernale, che di solito spinge le aziende ad acquistare gas a basso prezzo in estate per rivenderlo in inverno, non funziona più. Conviene di più vendere a breve termine.

Il rischio, spiega Sebastian Heinermann dell'associazione Stoccaggio Energia, è concreto: i modelli dicono che le infrastrutture reggerebbero, ma dipende tutto da quanto le capacità prenotate verranno effettivamente utilizzate. Altrimenti, per l'inverno, la sicurezza degli approvvigionamenti è a rischio. Le norme impongono di raggiungere il 70% di riempimento entro il primo novembre. Secondo le previsioni INES si potrebbe arrivare al 76%. Una quota sufficiente per un inverno normale, ma non per uno eccezionalmente rigido come quello del 2010. In quel caso, i calcoli indicano un deficit fino a 9 terawattora al mese tra febbraio e marzo, e addirittura 2 terawattora al giorno nei momenti di picco.

Sul clima, però, nessuno si sbilancia. Il servizio meteorologico tedesco parla di un forte 'El Niño' in arrivo, una variabile che potrebbe portare ondate di freddo in Europa occidentale, ma per la Germania il legame è incerto e la previsione ancora troppo lontana.

Di fronte allo stallo, il governo fa muro. Il ministero dell'Economia assicura: il gas è garantito, grazie ai nuovi terminali galleggianti per il Gnl e al flusso stabile dalla Norvegia. La capacità di stoccaggio prenotata per il prossimo inverno supera il 74%, molto più dell'anno scorso. Quindi, niente intervento pubblico. Almeno per ora.

Ma sotto traccia, Berlino si sta muovendo. Stando a quanto riporta Reuters, il ministero sta preparando un piano per una riserva nazionale di gas, modellata su quella già esistente per i carburanti. L'idea è accumulare circa 24 terawattora, pari al 10% della capacità tedesca, con acquisti diluiti su due o tre anni per non alterare il mercato. Il primo riempimento è fissato per l'estate del 2027. Se scoppiasse una crisi improvvisa, sarebbe l'Agenzia federale di rete a decidere il suo utilizzo. Il costo dell'operazione si aggirerebbe tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro, a carico però non dello Stato, bensì dei consumatori finali, attraverso un nuovo balzello.

La partita, per ora, è un braccio di ferro. Le aziende non vogliono rifornire i depositi a prezzi sconvenienti, sapendo che in extremis potrebbe intervenire lo Stato. E il governo, gravato da un budget già in difficoltà, non vuole muovere il primo passo. Il risultato è un'impasse che, se l'inverno si rivelerà duro, potrebbe avere un prezzo altissimo per l'intero sistema industriale tedesco.

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