“I re della carestia”: a Gaza basta pagare e si trova tutto

07 Gennaio 2026 12:00 Michelangelo Severgnini

Il testo è presente all’interno della puntata 18 di Radio Gaza.

Guarda la puntata

Lo scorso 11 dicembre è stato pubblicato un report da Mada Masr, rivista egiziana, che ha ricostruito con dati e analisi credibili, perché ravvicinate, la dinamica che ha portato la campagna “Apocalisse Gaza” ad avere il successo che ha avuto, ahi noi.

La tesi dello studio, intitolato “I re della carestia”, sostiene quanto segue: “a Gaza l’aiuto non arriva come un flusso umanitario ma come una catena commerciale a pagamento”.

In altre parole, Israele ha concesso, nel corso degli ultimi 2 anni, tutta una serie di licenze mirate ad alcuni grandi commercianti palestinesi all’interno della Striscia perché svolgessero la funzione di importare all’interno l’occorrente. E questa catena ha funzionato benissimo al contrario dell’ingresso degli aiuti umanitari. Anzi, persino gli aiuti hanno cominciato ad entrare secondo la catena commerciale. Anzi, proprio questo è ciò che Israele ha ottenuto: non solo il controllo di ciò che entra, ma soprattutto la possibilità di taglieggiarlo. Stiamo parlando di oltre 1 miliardo di dollari stimato in 2 anni come risultato di questo taglieggiamento.

Altro che revoca delle licenze alle ONG!

In estrema sintesi, questo studio rivela ciò che noi a Radio Gaza sappiamo perlomeno dal giugno scorso, cioè da quando abbiamo lanciato la campagna “Apocalisse Gaza”, ben prima che la trasmissione iniziasse, ossia: basta pagare e nella Striscia si trova tutto.

A chi finiscono i soldi del taglieggiamento? Ai grandi commercianti di Gaza in parte e a Israele il resto.

Chi ci segue dall’inizio queste cose le conosce bene, perché raccontate dai ragazzi a Gaza fino alla nausea.

Nessuno di noi è felice di pagare il taglieggiamento ad Israele e immaginiamo i Gazawi siano ancora meno felici di noi. Ma a questo prezzo, è possibile sostenere la popolazione civile, potenzialmente senza limiti.

I camion degli aiuti vengono bloccati. Le flottiglie respinte e gli aiuti gettati a mare.

Con la valuta invece all’interno della Striscia si sopravvive.

Ci pare dunque di poter dire che inviare aiuti a Gaza sia fuorilegge, taglieggiarli invece si può.

Aspettiamo dunque le linee guida del Presidente Meloni. Nel frattempo quello che vedrete ora nel video è l’accampamento di Al-Mina, su Rashid Street. Ci fanno sapere che molte famiglie sono rimaste senza tenda perché distrutta dal vento.

Quanta più valuta invierete alla campagna, tante più tende i nostri ragazzi a Gaza acquisteranno per questo accampamento.

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La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 198° giorno, avendo raccolto 135.866 euro da 1.624 donazioni e avendo già inviato a Gaza valuta pari a 135.004 euro.

Per donazioni:

https://paypal.me/apocalissegaza

oppure

C/C Kairos aps IBAN: IT15H0538723300000003654391 - Causale: Apocalisse Gaza

Playlist delle puntate di Radio Gaza:

https://www.youtube.com/playlist?list=PLP9lvzfzBiK2BNgt3PzTUAoEl8wAi8s7t

“Una giornata a Gaza”

https://www.youtube.com/watch?v=2kDDCHQvZ44&t=39s

“Pentoloni per Gaza”

https://www.youtube.com/watch?v=yoOuewWBCH8

“Donne di Gaza”:

https://youtu.be/O3d8EkCdXJQ

“Lenticchie e acqua fresca per le retrovie di Gaza”

https://www.youtube.com/watch?v=YGHGmcSnM5k

“Gaza ha vinto”

https://www.youtube.com/watch?v=HPQ41inrrn0&t=117s

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità

Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.

LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA

Pasquale Liguori

Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

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