Il bivio del 2 Giugno: tra parate militari e il vincolo UE che impone all'Italia le energie green

03 Giugno 2026 17:00 Federico Giusti

Sta per arrivare una mini-clausola di salvaguardia per rendere flessibili le spese energetiche alla voce investimenti. Ne abbiamo parlato negli ultimi giorni e, nelle ultime ore, è arrivata la notizia che Bruxelles avrebbe inserito una richiesta esplicita all'Italia: investire nelle energie green. Questa indicazione si inserisce proprio all'interno della clausola di salvaguardia per la difesa, quella che consente di scorporare dai vincoli di bilancio gli investimenti in armi e che viene utilizzata, in piccola parte, anche per le spese energetiche.

La domanda che sorge spontanea è come il Governo riuscirà a coniugare il sogno nucleare – spinto anche da Confindustria – con questa avvertenza "ecologista". In effetti, i 4 miliardi risparmiati in tre anni dovrebbero essere usati esclusivamente per investimenti nella transizione energetica. Riusciremo, or dunque, a sfruttare questa opportunità o, una volta fallito l'obiettivo, il Governo se la prenderà con la burocrazia europea?

Nella giornata del 2 Giugno sono in molti a chiedersi quale sarà la Repubblica italiana del futuro, sapendo che ad attenderci non saranno anni facili. La parata sui Fori Imperiali è da tempo contestata dai movimenti pacifisti, storicamente critici verso le ostentazioni di carattere militarista. Cavarsela invocando il senso di responsabilità e la riconoscenza verso quanti costituirono la Repubblica – nata dalla cacciata del fascismo, come ricordato dalla Presidente del Consiglio in occasione della festa nazionale – è l'ennesima dimostrazione di come dichiarazioni affrettate producano talvolta effetti indesiderati. La difesa d'ufficio della sfilata militare, in tempi di guerra e militarismo diffuso, non sembra cogliere la fondatezza delle critiche emerse da quanti ricordano come l'aumento delle spese per il riarmo rappresenti una concreta minaccia a quell'idea di Repubblica nata in antitesi alla guerra.

Le suggestioni presidenzialiste, appena frenate dal Referendum, torneranno presto in auge: fermarle presuppone avere un'idea alternativa a quella delle destre, che non sia la semplice salvaguardia dello status quo. Se i giudizi negativi sul Premierato sono un elemento comune a innumerevoli forze politiche e sociali, l'analisi sul ruolo dell'Unione Europea o sul sistema elettorale maggioritario potrebbero invece riservare divisioni insanabili. È proprio il 2 Giugno, tra rigurgiti militaristi e l'oblio in cui sono finite le aspettative di tanti decenni fa, la data in cui porsi le domande più scomode.

In questi giorni l'Esecutivo tenta di districare la matassa prendendo le distanze tanto da Bruxelles quanto dalla Nato: i soliti equilibrismi a cui dovremmo essere abituati. L'Italia aveva chiesto di estendere all’energia lo scorporo dal deficit delle spese per la difesa; una richiesta non certo rivoluzionaria, subito accolta, almeno in parte, dall'UE.

In soldoni, ci si accontenta di ridurre la spesa militare di qualche miliardo di euro per spendere i fondi risparmiati sul fronte energetico, magari per lanciare il progetto nuclearista italiano. Tuttavia, questa riduzione non potrà tradursi nei tanto cari sussidi e bonus a cui il governo Meloni ci ha abituato. La richiesta esplicita dell'UE va nella direzione di privilegiare investimenti strutturali, che potrebbero appunto tradursi in centrali nucleari. Ironia della sorte, sarà possibile ridurre (seppur di poco) le spese per la guerra investendo i risparmi nel nucleare, mentre l'Italia continuerà a essere sotto sorveglianza comunitaria per aver superato il parametro del 3% nel rapporto deficit/PIL.

Sempre in queste ore si continua a parlare di competitività e transizione energetica, dimenticando che lo stesso Consiglio dei Ministri aveva previsto un percorso di consolidamento dei conti per rientrare nei parametri richiesti da Bruxelles. In questo viatico, tuttavia, non viene ricordato che è stata fissata, anno per anno, una soglia massima alla spesa sociale. Una decisione che arriva in tempi in cui il morso della crisi si fa sentire per tante famiglie, alle prese con rincari generalizzati e spese sanitarie e di istruzione sempre più insostenibili.

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