A pochi giorni dalla visita di Donald Trump a Pechino, anche Vladimir Putin è tornato nella capitale cinese per una missione di due giorni che conferma la profondità dell’asse tra Russia e Cina. Il presidente russo è stato accolto con tutti gli onori all’aeroporto internazionale di Pechino, tra bandiere dei due Paesi, guardia d’onore e studenti cinesi che gli hanno dato il benvenuto lungo il tappeto rosso. Il viaggio, il venticinquesimo di Putin in Cina, arriva in un momento particolarmente delicato per gli equilibri globali. A differenza della visita di Trump, segnata dalle tensioni con l’Iran e dalla crescente rivalità economica con Pechino, l’incontro tra Putin e Xi Jinping appare come una tappa ormai consolidata di una partnership sempre più strutturata.
Non a caso, i due leader si incontreranno anche in un formato ristretto davanti a una tradizionale cerimonia del tè, simbolo di un rapporto politico che negli anni ha costruito un livello di fiducia raro nello scenario internazionale contemporaneo. Mosca e Pechino ribadiscono la definizione del loro legame come una cooperazione “non orientata contro terzi”, ma il significato geopolitico dell’incontro è evidente. In un mondo attraversato da crisi e rivalità crescenti, Russia e Cina continuano a presentarsi come pilastri di un ordine multipolare alternativo all’egemonia occidentale guidata dagli Stati Uniti. Secondo il Cremlino, durante la visita saranno firmati circa quaranta accordi che riguarderanno economia, trasporti, tecnologia, finanza, cultura ed energia. Il volume degli scambi commerciali tra i due Paesi ha ormai superato i 228 miliardi di dollari e la cooperazione si estende ben oltre il settore energetico: automobili, elettronica, infrastrutture e filiere industriali stanno diventando centrali nella nuova fase delle relazioni bilaterali.
Sul piano strategico, sia Mosca sia Pechino ritengono che le pressioni statunitensi abbiano accelerato il loro avvicinamento. Washington guarda con crescente preoccupazione alla solidità di questo rapporto e da anni tenta di impedire una saldatura geopolitica tra le due potenze eurasiatiche. Tuttavia, le sanzioni contro la Russia e la guerra commerciale contro la Cina hanno prodotto spesso l’effetto opposto, rafforzando la cooperazione tra i due Paesi. Il confronto con gli Stati Uniti resta inevitabile. Se i rapporti tra Washington e Pechino sono sempre più segnati da competizione strategica e diffidenza reciproca, la relazione tra Russia e Cina viene descritta da entrambe le parti come stabile, prevedibile e fondata su interessi comuni di lungo periodo.
Non è un caso che durante la visita verrà adottata anche una dichiarazione congiunta sul “mondo multipolare” e su un “nuovo tipo di relazioni internazionali”. Più che un semplice incontro bilaterale, il summit tra Putin e Xi rappresenta l’immagine di un equilibrio globale in trasformazione, dove il baricentro politico ed economico continua a spostarsi verso l’Eurasia.
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