Iran: le confessioni di Ben-Gvir costituiranno prove nel processo contro i criminali

Le criminali affermazioni del ministro della Sicurezza israeliana, Itamar Ben-Gvir, hanno trovato una ferma e documentata replica da parte dell'Iran, che ha annunciato l'intenzione di utilizzare quelle dichiarazioni come elementi probatori in un futuro procedimento giudiziario contro i responsabili di quella che definisce una strage sistematica.

In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, Kazem Qaribabadi, viceministro degli Esteri iraniano per gli Affari giuridici e internazionali, ha definito il ministro israeliano un «criminale» e ha stigmatizzato il fatto che egli abbia pubblicamente fissato una «quota notturna» di omicidi – da 30 a 40 persone – per i gazawi, parlando al contempo di espulsione della popolazione e di costruzione di insediamenti.

«Queste confessioni – ha scritto Qaribabadi – devono essere registrate e conservate in vista del giorno del giudizio di questi criminali». Il diplomatico iraniano ha quindi invitato la comunità internazionale a non ignorare quelle che definisce prove di una volontà di sterminio, e a considerare tali dichiarazioni come un'ammissione di colpa da parte di un alto funzionario dello Stato israeliano.

L'Iran, da sempre critico nei confronti della politica israeliana nei territori palestinesi, ha così trasformato l'uscita pubblica di Ben-Gvir in un'occasione per rinnovare il proprio appello a un intervento giudiziario internazionale, sulla scia dei procedimenti già aperti presso la Corte penale internazionale. Le parole del ministro, d'altronde, giungono in un momento in cui il bilancio delle vittime a Gaza continua a salire e la comunità internazionale appare sempre più divisa sulla gestione del conflitto.

Le autorità palestinesi, da parte loro, hanno confermato che il conflitto in corso ha già provocato la morte di oltre 73.000 persone e il ferimento di oltre 174.000, con numeri che gli osservatori definiscono «da guerra civile». L'Iran, con questa iniziativa, si propone quindi come uno dei principali attori nel tentativo di portare la questione davanti a un tribunale internazionale, utilizzando le stesse parole dei protagonisti come prove di un disegno criminale.

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