di Francesco Erspamer*
È triste accorgersi che la deriva liberista della sinistra ha coinvolto anche i laici. Ai quali ormai interessano solo scienza e consumi e si svegliano all’etica e alla politica solo a telecomando, finché sono di moda, dunque appiattite sull'immediato presente. Infatti se ne sono fregati per decenni dell'oppressione israeliana: anzi era fico andare a Gerusalemme. Invece in questi giorni sono infervorati dall’idea di una nuova Crociata per salvare la Palestina.
Solo che non la vogliono fare loro: la dovrebbero fare i Cattolici, Papa in testa, possibilmente per farsi martirizzare. Loro niente, neanche rinunciare ai loro iPhone d’ordinanza in modo da non finanziare il principale finanziatore di Israele. Ma figuriamoci: la comodità di essere laici è che li esenta da qualsiasi vincolo, in particolare morale (la morale la considerano una forma di oppressione maschilista e tradizionalista, come la comunità), consentendogli però di pretendere che chi abbia dei valori si comporti da santo per non perdere ogni legittimità (che comunque negano). Custodi e censori della coerenza altrui, mai della propria: questi sono i neoliberisti, anche quelli che pensano di non esserlo.
Intromettersi in un corteo di fedeli diretti a Roma per il Giubileo con cartelli che citano a sproposito frasi evangeliche (le solite due o tre) in cui non si crede, è bieca strumentalizzazione se non provocazione. Non amo i pellegrini, come non amo qualsiasi forma di mobilità, migrazioni, turismo, tecnologie e globalismo commerciale o pseudo-umanitario inclusi. E tuttavia mi tocca difenderli, i giovani pellegrini, anzi lodarli per la loro moderazione: perché fosse per me, chi si infiltra in una manifestazione altrui lo picchierei e non semplicemente allontanerei. E così chi vada altrove a comportarsi come se fosse a casa propria: mi piace la differenza e la differenza esiste solo finché resiste all’imperialismo consumista, materialista e scientista e alla sua omologazione planetaria.
Gli attuali rigurgiti di anticlericalismo in salsa «woke» non hanno niente a che vedere con l’emancipazione dei popoli (che comunque per piddini e laici puzzano di populismo); al contrario, sono totalmente organici alle esigenze del neocapitalismo in difficoltà: che non può tollerare critiche al nichilismo individualista e all’edonismo utilitarista su cui si fonda, e dunque devia l’insoddisfazione della gente verso qualsiasi istituzione che non sia perfettamente allineata nel culto della libertà privata.
*Post Facebook del 4 agosto 2025
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