La mossa della Palestina all'UNESCO: 12 nuovi siti blindati contro la "cancellazione culturale" di Israele

17 Luglio 2026 08:00 La Redazione de l'AntiDiplomatico

Il Ministero del Turismo e delle Antichità palestinese ha iscritto 12 nuovi siti nella Lista provvisoria del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. Una mossa strategica che punta a rafforzare la protezione internazionale dei luoghi storici, nel mezzo di quella che le autorità palestinesi definiscono una sistematica campagna israeliana di cancellazione culturale. Con questi nuovi inserimenti, salgono a 23 le opere e i siti palestinesi registrati, un risultato ottenuto grazie alla stretta collaborazione con la delegazione permanente della Palestina presso l'UNESCO.

L'inserimento nella Lista Provvisoria rappresenta il primo, fondamentale passo verso la candidatura ufficiale a Patrimonio dell'Umanità, attivando meccanismi di tutela legati alla cooperazione internazionale. "Questa decisione giunge nel contesto di un'escalation israeliana che prende di mira i nostri siti storici", ha dichiarato il Ministero, ribadendo l'impegno a documentare e preservare l'identità culturale per le generazioni future.

Tra i siti appena inseriti spiccano la storica Sebastia (nella Cisgiordania settentrionale), le Piscine di Salomone (a sud di Betlemme) e la Moschea di Ibrahimi a Hebron. Si tratta di luoghi caldi, finiti recentemente al centro di forti tensioni: a giugno, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha annunciato il trasferimento dei poteri di pianificazione della Moschea di Ibrahimi dal Comune di Hebron all'amministrazione israeliana, superando di fatto gli storici accordi di Hebron del 1997.

In risposta a un disegno di legge della Knesset volto a porre tutte le antichità della Cisgiordania sotto il diretto controllo di Tel Aviv, la Palestina ha avviato lo scorso 11 luglio un'iniziativa d'emergenza presso l'UNESCO per fermare quello che definisce un "esproprio culturale".

L'operazione segreta dell'UNRWA: in salvo gli archivi della Nakba

Parallelamente alla battaglia diplomatica, emergono dettagli straordinari sulla salvaguardia della memoria storica sul campo. Come rivelato dal Guardian, il personale dell'UNRWA ha portato a termine un'operazione segreta durata 10 mesi, riuscendo a contrabbandare fuori da Gaza e da Gerusalemme Est milioni di documenti storici risalenti alla Nakba del 1948.

Sfidando i bombardamenti, gli operatori hanno trasportato su camion e poi via aerea fino ad Amman (Giordania) registri immobiliari, schede originali dei rifugiati e testimonianze insostituibili dei palestinesi espulsi dalle proprie terre nel 1948. L'evacuazione degli archivi si è conclusa appena due settimane prima dell'invasione di Rafah, mettendo in salvo l'unica prova documentale della presenza storica della popolazione locale in quei territori.

Un patrimonio sotto le macerie

Nel frattempo, i dati raccolti dal Ministero della Cultura palestinese e dall'UNESCO tracciano un bilancio drammatico per i beni culturali nella Striscia di Gaza: oltre 100 istituzioni culturali, 87 biblioteche, 12 musei e 146 dimore storiche sono state distrutte.

Secoli di storia sono andati perduti per sempre, inclusi i manoscritti cinquecenteschi della moschea di Omari e 150 anni di archivi municipali di Gaza. Un tributo pesantissimo pagato anche in vite umane, con la morte di decine di intellettuali, artisti e funzionari, tra cui Bassem Hassouna, direttore del Ministero della Cultura a Gaza, che aveva attivamente contribuito alla mappatura dei danni.

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