Gli Stati Uniti hanno avviato formalmente il processo per rimuovere la Siria dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo (SST), in cui il Paese era inserito dal 1979. La decisione storica segue la visita del Presidente Donald Trump in Turchia e il suo incontro con Ahmad al-Sharaa, l'autoproclamato presidente siriano ed ex leader di Al-Qaeda e dello Stato Islamico (HTS/Fronte al-Nusra), salito al potere a Damasco nel dicembre 2024 dopo il rovesciamento di Bashar al-Assad.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che la revoca delle sanzioni sbloccherà il commercio e gli investimenti internazionali, favorendo la ricostruzione del Paese. Rubio ha inoltre confermato di aver ricevuto da al-Sharaa "garanzie formali" sul fatto che la Siria non sosterrà più il terrorismo internazionale, nonostante il passato leaderista di quest'ultimo in HTS – gruppo per la cui cattura gli USA offrivano un tempo 10 milioni di dollari – e i massacri compiuti dalle sue forze contro le minoranze alawite e druse.
Il pragmatismo di Mosca: l'hub commerciale a Tartus
Sul fronte opposto, la Russia è riuscita a preservare i propri interessi strategici e militari sulla costa siriana (la base navale di Tartus e quella aerea di Hmeimim), nonostante l'estromissione dell'ex alleato Assad e il sostegno di USA e Turchia al nuovo esecutivo. Come ha riferito l'Agenzia Reuters, entro metà luglio, Mosca renderà operativo un importante centro logistico commerciale presso la base navale di Tartus, dove gestirà un ormeggio commerciale mantenendo la presenza militare nel secondo.
Il nuovo hub riceverà circa 250.000 tonnellate di merci al mese dal porto russo di Novorossiysk (grano, acciaio, carbone e petrolio) destinate alla Siria e alla regione. La Siria di al-Sharaa dipende fortemente da Mosca, da cui importa l'85% del grano ed enormi forniture di greggio, e ha accettato di rispettare i precedenti accordi commerciali e di rimborsare i miliardi di dollari di prestiti concessi dalle banche russe al passato governo.
Equilibri geopolitici: il ruolo di Israele
Il mantenimento della presenza russa è stato favorito anche dall'attività di lobbying di Israele a Washington: Tel Aviv preferisce che Mosca rimanga sulla costa siriana per garantire che il Paese resti debole e diviso.
Come evidenziato dagli analisti dell'International Crisis Group, il controllo e l'influenza della Russia sulla Siria non dipendono più solo dalla forza militare, ma dal potere di veto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU e da questa nuova centralità logistica ed economica, che blinda la presenza russa nel Mediterraneo a prescindere dagli sviluppi politici di Damasco.
di Alessandro Volpi* L'ineffabile presidente della più grande democrazia del mondo, che fa allusioni sessuali persino ai figli, torna a irridere la presidente del Consiglio italiana,...
di Laura Ruggeri* Al vertice NATO di Ankara, il Lussemburgo si è posizionato come uno dei più accesi sostenitori dell'accelerazione del riarmo europeo. Per un paese di...
di Vito PetrocelliL’intervista concessa ieri da Elly Schlein al Foglio ha almeno un merito: quello della chiarezza. Elly conferma la visione piddina del mondo e conferma anche quanto sia profonda...
di Alberto Bradanini 1. Viviamo una stagione pericolosa, ormai ne hanno coscienza persino quelli che ne traggono i maggiori benefici, i satrapi della finanza globalista, terrorizzati all’idea di...
Copyright L'Antidiplomatico 2015 all rights reserved
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa