Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha respinto la richiesta del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman di sferrare attacchi contro gli Houthi, nonostante due telefonate ricevute giovedì mentre la situazione nello Yemen precipitava. A rivelarlo è Axios, citando un funzionario statunitense, in un resoconto che getta luce sulle crescenti tensioni tra Washington e il suo storico alleato del Golfo.
Durante la prima telefonata, il principe ha informato Trump dell'avanzata degli Houthi verso la città costiera di Moka, mentre le forze yemenite sostenute dall'Arabia Saudita si ritiravano. Diverse ore dopo, il principe ereditario ha ricontattato il presidente americano, esortandolo a ordinare attacchi contro il movimento armato. Una richiesta pressante, motivata dal timore che la caduta di Moka consegni agli Houthi il controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb, punto strategico per il commercio mondiale e per le esportazioni petrolifere saudite.
Il rifiuto di Washington e il ruolo dell'intelligence
Secondo il rapporto, Trump ha respinto la richiesta, e funzionari statunitensi hanno sottolineato che l'amministrazione non ha intenzione, per ora, di intervenire direttamente contro gli Houthi. Washington, tuttavia, fornirà all'Arabia Saudita informazioni di intelligence e dati per la selezione degli obiettivi, confermando un sostegno indiretto ma non un coinvolgimento militare attivo.
Un alto funzionario dell'amministrazione Trump ha affermato che Washington intende tutelare i propri interessi di sicurezza nazionale, compresa la libertà di navigazione nel Mar Rosso, e lasciare che siano i propri partner regionali a guidare la gestione del conflitto. Una posizione che riflette la volontà americana di ridurre il proprio coinvolgimento diretto in una regione sempre più instabile, dopo mesi di conflitto con l'Iran che hanno già messo a dura prova le risorse militari statunitensi.
La posta in gioco
L'avanzata degli Houthi verso Moka rappresenta una minaccia diretta per l'Arabia Saudita, che si trova già a fronteggiare un crollo della produzione petrolifera ai minimi dal 1990. Il controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb da parte del movimento yemenita, allineato con Teheran, consentirebbe all'Iran e ai suoi alleati di strangolare ulteriormente le rotte energetiche del regno, in un momento in cui lo Stretto di Hormuz è già paralizzato dal conflitto. La decisione di Trump di non intervenire direttamente segna un ulteriore passo verso un ridimensionamento del ruolo americano nella regione, lasciando i partner del Golfo a gestire da soli una crisi che rischia di travolgere l'intero Medio Oriente.
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