Nelle ultime settimane ci siamo imbattuti in un ostacolo apparentemente insuperabile: le elevate temperature rendono pericoloso il lavoro, specie per chi presenta alcune patologie.
Quando parliamo di benessere organizzativo, si dimentica che la sicurezza e la salute della forza lavoro — misure atte a tutelare la stessa — non sono riducibili alla nozione di benessere che rinvia a decisioni assunte in prevalenza dalla parte datoriale.
Se non credete a noi, prestate almeno ascolto al Ministero dell'istruzione e del merito:
Per benessere organizzativo si intende la capacità di un’organizzazione di promuovere e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che operano al suo interno. Studi e ricerche sulle organizzazioni hanno dimostrato che le strutture più efficienti sono quelle con dipendenti soddisfatti e un “clima interno” sereno e partecipativo. La motivazione, la collaborazione, il coinvolgimento, la corretta circolazione delle informazioni, la flessibilità e la fiducia delle persone sono tutti elementi che portano a migliorare la salute mentale e fisica dei lavoratori, la soddisfazione degli utenti e, in via finale, ad aumentare la produttività.
https://www.mim.gov.it/benessere-organizzativo
Nella Pubblica Amministrazione, le norme che fanno riferimento all'organizzazione degli uffici e dei servizi, o alla gestione del personale stesso, non sono da lustri oggetto di contrattazione sindacale.
Per quali ragioni un datore di lavoro dovrebbe accordare migliori condizioni lavorative, se questo presuppone un aumento dei costi a suo carico?
E un datore, privato o pubblico che sia, dovrebbe ragionare attentamente sulle decisioni da assumere. Restano rari i casi nei quali si decide di accrescere le spese per garantire un adeguato microclima o si opta per politiche orarie, di smart working e adeguati incentivi economici.
Gli scioperi per il caldo sono stati in parte stoppati dal decreto in vigore dal 1° luglio che assicura ammortizzatori sociali in caso di elevate temperature; tuttavia, la cassa integrazione esclude in partenza numerose figure professionali operanti in condizioni assai critiche. E le parti datoriali ricorrono alla Cassa in condizioni particolari: magari la evitano in caso di picchi produttivi, pur in presenza di 40 gradi.
È difficile stabilire i danni recati da anomale ondate di calore sulla salute della forza lavoro, ma esistono statistiche comunitarie ad attestare l'aumento dei morti in concomitanza con elevate temperature: https://www.euromomo.eu/graphs-and-maps
E diventa difficile capire quanti uomini e donne riscontrino patologie e problemi di salute qualche mese dopo le settimane con temperature più elevate. È un problema lavorativo e sociale da affrontare con un'azione sinergica tra le varie autorità pubbliche; del resto, le elevate temperature colpiscono i ceti sociali meno abbienti, impossibilitati a trasferirsi in luoghi ameni e costretti a dosare con attenzione la spesa elettrica per il funzionamento degli impianti.
In ogni caso, sono migliaia i lavoratori e le lavoratrici deceduti, con un aumento sensibile dei casi in concomitanza con le temperature elevate; altrettanto avviene per gli anziani già sofferenti per patologie pregresse.
Sono sporadici e tardivi gli interventi pubblici per consentire agli anziani di trascorrere le ore più calde in luoghi freschi e accoglienti. Qualora sia autorizzato l'accesso a luoghi pubblici, non è scontato che questo avvenga, per via dell'assenza di mezzi di trasporto che non siano affollati e caldissimi mezzi pubblici.
E intanto le temperature aumentano: se confrontiamo quelle odierne con altre ondate di calore del passato, si scopre che mai erano state raggiunte certe vette.
L’Organizzazione mondiale della sanità considera il grande caldo tra le cause primarie dell'aumento dei morti provenienti per lo più dalle classi sociali meno abbienti e dalle fasce di età particolari (anziani); non esistono dati per rilevare la provenienza sociale e demografica.
Tutti i dati confermano alcuni fatti incontrovertibili:
Un welfare degno di questo nome dovrebbe prendere in esame tutti questi fattori e chiedersi se sia ancora in grado di offrire risposte adeguate ai reali fabbisogni. Ma anche questa domanda elementare cade nel vuoto, in un contesto storico nel quale si evita ogni aumento di spesa anche quando la percentuale di spesa sociale è ai minimi storici.
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