di Michele Blanco
Negli ultimi anni, le spese sostenute dagli Stati membri della NATO hanno raggiunto cifre astronomiche. Secondo i dati ufficiali estesi sul decennio 2014-2025 (espressi in dollari), la classifica dei principali investitori vede in testa gli Stati Uniti con 999 miliardi, seguiti da Regno Unito (90,5 miliardi), Francia (66,5 miliardi), Italia (48,4 miliardi) e Polonia (44,3 miliardi).
Per l'Italia si parla di circa 42,28 miliardi di euro. Una spesa blindata, che qualsiasi governo – di qualunque colore politico – avrebbe comunque stanziato. Del resto, per la Presidenza della Repubblica e per l'attuale opposizione, l'alleanza politico-militare nata nel 1949 in funzione antisovietica resta intoccabile.
Ma proviamo a fare un'ipotesi: se dividessimo questa cifra stanziando circa 10,5 miliardi di euro per ciascun settore chiave della spesa sociale, cosa avremmo potuto realizzare nello stesso decennio?
Il piano alternativo: come investire 42 miliardi nelle spese sociali
Il bilancio della guerra e il boom della spesa militare
Mentre i servizi essenziali venivano tagliati drasticamente, la NATO è stata impegnata in conflitti sanguinosi come quello in Afghanistan (missioni ISAF / RSM). Un'operazione costata la vita a 53 militari italiani tra il 2004 e il 2021, conclusasi con il ritorno al potere dei talebani. Il tragico bilancio? Morti e feriti senza alcun beneficio per il popolo afghano, ma enormi profitti per l'industria bellica.
Nonostante questo fallimento, l'Italia ha continuato ad aumentare il proprio budget per la difesa, toccando oltre 33,9 miliardi di euro nel 2026 (+1,1 miliardi rispetto all'anno precedente). Il rapporto spese/PIL si attesta intorno all'1,9%, ma secondo i parametri allargati della NATO la cifra reale ha già raggiunto i 45,3 miliardi di euro. Un trend in costante crescita programmato anche per i prossimi anni.
Tra tagli sociali e dettato costituzionale
Mentre i fondi per la difesa aumentano, i tagli alla spesa sociale – quantificati in decine di miliardi tra manovre statali e riduzione dei fondi di coesione europei – stanno penalizzando soprattutto i territori più fragili. I dati Istat confermano infatti una drammatica disparità territoriale: nei comuni del Mezzogiorno la spesa sociale pro capite è solo una frazione rispetto a quella del Nord.
Oggi si continua a tagliare il welfare per finanziare l'acquisto e il mantenimento di grandi sistemi d'arma (come i cacciabombardieri), finalizzati a raggiungere il target NATO del 2% del PIL (circa 45 miliardi annui). Ma chi dobbiamo bombardare? Assolutamente nessuno.
È tempo di svegliarsi e chiedere alla classe politica di applicare seriamente la nostra Costituzione. L'Articolo 11 parla chiaro sul "ripudio della guerra", così come l'Articolo 3 affida alla Repubblica il compito fondamentale di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà, l'uguaglianza e il pieno sviluppo della persona umana.
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