Durante il 60° Congresso dell’Unione Nazionale degli Studenti a Goiânia, il presidente brasiliano Lula da Silva ha lanciato duri attacchi contro Donald Trump e Jair Bolsonaro. Lula ha criticato le tariffe del 50% imposte dagli Stati Uniti, attribuendone la responsabilità all’ex presidente brasiliano, accusato di servilismo verso Washington.
“Non sarà un gringo a dare ordini al presidente del Brasile”, ha dichiarato, sottolineando che se Trump avesse assaltato il Congresso in Brasile come fece negli USA, sarebbe già in carcere. Il leader del Partito dei Lavoratori ha difeso la sovranità nazionale: “Non accettiamo interferenze straniere nei nostri affari interni”. Ha ricordato che è il Brasile ad avere un deficit commerciale con gli USA da oltre 15 anni e ha denunciato l’assenza di risposte da parte dell’amministrazione statunitense alle lettere inviate da Brasília.
Ha inoltre definito Bolsonaro e suo figlio Eduardo “i peggiori traditori del secolo”, denunciando le loro manovre politiche dagli Stati Uniti. Infine, in un gesto simbolico, ha affermato: “Riprendiamo la bandiera verdeoro, Bolsonaro si tenga quella statunitense e resti là. Qui comandano i brasiliani”.
Con questo discorso, Lula rilancia la centralità della sovranità nazionale e richiama il Brasile al protagonismo internazionale in un mondo sempre più multipolare, dove il rispetto tra le nazioni deve sostituire la subordinazione ai vecchi poteri.
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