di Fabrizio Verde
Le rivelazioni della rivista britannica The Economist hanno scosso la politica estera argentina, svelando un dialogo militare riservato tra il governo di Javier Milei e il Regno Unito. Un negoziato che potrebbe segnare una svolta storica, ma nella direzione sbagliata: quella di un progressivo abbandono della rivendicazione sulle isole Malvinas in cambio di un avvicinamento alla NATO e di un allentamento dell’embargo britannico sulle vendite di armamenti all’Argentina.
Secondo il settimanale, Buenos Aires starebbe valutando un accordo che, in cambio di un accesso a equipaggiamenti militari di seconda mano, ridimensionerebbe la sua storica posizione sulla sovranità delle isole. Un patto che, dietro le quinte, sarebbe spinto dagli Stati Uniti, ansiosi di contrastare l’influenza cinese e russa nella regione e di mantenere l’Argentina allineata agli standard della NATO.
La mossa di Milei non sorprende chi conosce la sua ideologia neoliberista e la sua sottomissione agli interessi geopolitici di Washington. Già la recente acquisizione di caccia F-16 danesi, senza componenti britannici, aveva dimostrato la volontà del governo di aggirare le restrizioni, ma sempre all’interno di un quadro di dipendenza strategica dagli USA. Come sottolineato da UK Defense Journal, qualsiasi utilizzo significativo di questi velivoli richiederebbe l’approvazione statunitense, rendendo di fatto impossibile un loro impiego contro le forze britanniche.
Un tradimento della memoria e della sovranità
L’ipotesi di un riavvicinamento militare con il Regno Unito, il paese che dal 1833 occupa illegalmente le Malvinas, ha scatenato un’ondata di indignazione in Argentina. Come è possibile che un governo argentino possa trattare con chi continua a sfruttare le risorse ittiche, avanza progetti di esplorazione petrolifera illegittima e mantiene una base NATO in territorio contestato?
Eppure, Milei, ammiratore dichiarato di Margaret Thatcher e già incline a posizioni concilianti sul diritto all’autodeterminazione degli isolani, è ben disposto a svendere la causa nazionale pur di ottenere il placet di Washington e Londra. Un atteggiamento che non solo tradisce la memoria dei 649 caduti della guerra del 1982, ma che legittima di fatto l’occupazione britannica.
La resa di un fantoccio neoliberista
Chi si aspettava una lotta serrata per le Malvinas sotto Milei ha preso una colossale cantonata. La sua natura di fantoccio neoliberista, fino al midollo, era già chiara: la priorità non è mai stata la difesa della sovranità, ma l’allineamento incondizionato ai diktat del mercato e delle potenze occidentali.
Ora, con questo dialogo segreto, viene confermato quanto molti temevano: per Milei, le Malvinas sono solo una merce di scambio. Una resa annunciata, che dimostra ancora una volta come il suo progetto politico non abbia nulla a che fare con l’interesse nazionale, ma solo con la servile adesione all’agenda del capitale globale. In classico stile neolibrista.
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