Forti polemiche sui Mondiali di calcio nonostante il primo pallone ancora non sia stato nemmeno calciato. A poche ore dal via dei Mondiali 2026, che per la prima volta nella storia saranno ospitati da tre Paesi - Stati Uniti, Canada e Messico - un duro attacco arriva dall’India. A lanciare l'attacco è Ranjit Bajaj, fondatore della Minerva Football Academy, che non usa mezzi termini: il trattamento riservato dalle autorità USA a squadre e ufficiali arbitrali arrivati negli Stati Uniti è "razzista" e mina "l’integrità del torneo". E accusa la FIFA di avere due pesi e due misure.
Il caso più eclatante riguarda l'arbitro somalo Omar Abdul Qadir Artan, a cui è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti. Una decisione che lo costringerà a saltare la rassegna iridata. Ma non è l’unico episodio. Il bomber dell’Iraq Ayman Hussain è stato trattenuto per ore all’aeroporto di Chicago O’Hare, mentre le nazionali di Senegal e Uzbekistan sono state sottoposte a controlli invasivi già allo sbarco. "Quello che è successo al Senegal, il modo in cui sono stati lasciati sulla pista dell’aeroporto... Loro non sono venuti per essere mancati di rispetto, sono venuti per rappresentare il proprio Paese", ha affermato Bajaj a RT India.
E sull’attaccante iracheno è stato ancora più duro: "Non è un centravanti nato ieri, mica è venuto a fare spionaggio nel vostro Paese. Questo è razzismo". Parole pesanti, che arrivano da un uomo che nel calcio ci crede davvero: la sua Minerva Football Academy è diventata un faro per lo sviluppo del football indiano, con le giovanili che hanno recentemente travolto 6-0 il Liverpool under 15 alla Mediterranean International Cup. Un segnale che l’India, nonostante l’eliminazione al secondo turno delle qualificazioni asiatiche, qualcosa si stia muovendo.
Ma il nodo resta l’atteggiamento degli Stati Uniti. Bajaj ha puntato il dito anche contro la FIFA, rea secondo lui di avere un comportamento ipocrita. "Se questo evento si fosse svolto in India, ci avrebbero minacciato con il divieto di organizzare qualsiasi cosa". E invece di fronte ai visti negati dagli Usa, la risposta del governo mondiale del calcio è stata che l’immigrazione è una questione che spetta ai Paesi ospitanti. "Sì, è il diritto del Paese ospitante rilasciare i visti - spiega Bajaj - ma se lo fai per indebolire le altre nazionali, togliendo loro i giocatori migliori, stai di fatto aiutando la tua squadra".
Il paragone è con quanto accaduto ai Mondiali del 2018 in Russia, quando la FIFA, secondo Bajaj, "censurò Mosca e le disse: fai in modo di sistemare le cose". Un trattamento che, a suo dire, non è avvenuto né in Russia, né in Sudafrica né in Qatar, tutti eletti a organizzatori di "edizioni dei Mondiali di maggior successo della storia". "Se togli Haaland alla Norvegia o Harry Kane all’Inghilterra - ha spiegato - hai reso quella squadra più debole del 50%". È così, secondo il tecnico indiano, che si mina il valore sportivo del torneo: "Vuol dire che si può truccare il Mondiale. È quello che sta succedendo". L’amarezza è tanta, perché la Coppa del Mondo ha sempre avuto il potere di "riunire Paesi che non sono d’accordo su quasi nulla, tranne che sul calcio".
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