Prof. Alessandro Volpi a l'AD: "Questa è la bolla più grande che abbiamo mai visto"

05 Giugno 2026 09:00 Loretta Napoleoni

Storia in diretta con Loretta Napoleoni
5 giugno 2026

«Questa è forse la bolla più grande che abbiamo mai visto». Con queste parole il professor Alessandro Volpi, intervistato da Loretta Napoleoni per l'AntiDiplomatico, riassume lo stato inquietante dei mercati globali.

Oggi la capitalizzazione dell'indice S&P 500 ha raggiunto cifre iperboliche - circa 80.000 miliardi - mentre il rapporto prezzo/utili di molti titoli è 60 volte superiore alla norma. Un'ipertrofia finanziaria che, spiega Volpi, si è progressivamente sganciata dall'economia reale. «Il debito americano cresce, ma il PIL degli Stati Uniti cresce davvero poco».

A tenere in piedi questo castello è un meccanismo opaco e pericoloso. Grandi gestori come Black Rock, Vanguard e State Street controllano asset per 30-40.000 miliardi, raccolti non solo dai super-ricchi, ma anche dai piccoli risparmiatori attraverso fondi pensione, assicurazioni sanitarie e previdenza complementare. «Il piccolo risparmiatore non sa dove vanno a finire i suoi soldi, non sa a che livello di rischio espone i propri risparmi». Ed è proprio questa oscurità, secondo Volpi, a permettere alla bolla di reggere.

Ma quanto ancora? Il parallelo con i mutui subprime è inevitabile, con una differenza cruciale: allora la bolla era confinata al settore immobiliare USA. Oggi è globale. E il rischio di un rialzo dei tassi, causato dall'inflazione alimentata dai conflitti e dalle strozzature commerciali, potrebbe inceppare il meccanismo, proprio come successe nel 2007.

E mentre l'Occidente (Europa in testa) resta sempre più dipendente da Wall Street e dai grandi fondi, altri attenti osservatori si stanno preparando. Al vertice di San Pietroburgo, Russia, Cina, India e oltre 130 paesi discutono di economia reale, infrastrutture, nuovi sistemi di pagamento alternativi al dollaro. «Non vogliono il crollo del dollaro domattina ma stanno costruendo un sistema per non essere travolti».

Per l'Europa, invece, il futuro appare più problematico. Sempre più legata agli Stati Uniti, sempre più dipendente da una finanza che drena risparmio senza creare crescita reale.

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