Il ministero degli Esteri della Repubblica Islamica dell'Iran, Abbas Aragchi, ha annunciato che le sue forze armate hanno colpito duro contro basi e obiettivi militari degli STati Uniti nella regione. Secondo Teheran, quelle basi erano il punto di partenza delle aggressioni degli Stati Uniti contro il Paese.
La nuova escalation ha avuto inizio nelle prime ore della giornata di mercoledì. Gli Stati Uniti, scrive il ministero degli Esteri iraniano, hanno condotto attacchi selvaggi contro alcune zone nel sud dell’Iran. Il pretesto? Un elicottero Apache USA precipitato la notte prima sullo Stretto di Hormuz. Un attacco, secondo Washington. Un pretesto bello e buono, per Teheran.
Nella nota ufficiale si legge che queste azioni violano la Carta delle Nazioni Unite. Viene citato l'articolo 2, quello che vieta l'uso della forza tra Stati. E si aggiunge che l'amministrazione statunitense ha dimostrato ancora una volta la sua natura criminale e guerrafondaia.
A quel punto è partita la reazione. I Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver lanciato missili contro quattro obiettivi statunitensi in Giordania. Dicono di aver distrutto un hangar dove c'erano caccia F-35. Il ministero degli Esteri ha parlato di autodifesa, di diritto naturale a rispondere.
Poi c'è un passaggio interessante. L'Iran si rivolge a tutti i Paesi della regione, soprattutto a quelli sulla sponda sud del Golfo Persico. Dice che hanno una responsabilità, legale e morale. Devono impedire che il loro territorio venga usato da statunitensi e israeliani (coalizione Epstein) per organizzare attacchi contro l'Iran.
In the early days of the war, the U.S. Air Force positioned its F-35A Lightning II fighters on this tarmac at Muwaffaq al-Salti Air Base in Jordan.
— Egypt's Intel Observer (@EGYOSINT) June 10, 2026
It’s unclear whether they’re still there, but if they are, a strike on that site would likely cause significant damage. https://t.co/GXAPH5lwrf pic.twitter.com/vkVxCZynqX
E l'avvertimento finale è secco. L'Iran non esiterà a difendersi. Colpirà l'origine degli attacchi, le basi, le strutture logistiche. Qualsiasi cosa venga usata per sostenere operazioni aggressive contro di loro.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha passato la notte al telefono. Ha parlato con il collega turco Hakan Fidan e con quello saudita Faisal bin Farhan. Ha raccontato la sua versione: aggressione USA, sovranità violata, risposta inevitabile. I due ministri hanno ascoltato, hanno discusso. Per ora non hanno rilasciato dichiarazioni.
Infine l'appello all'Onu, al Consiglio di Sicurezza, al Segretario generale. L'Iran dice: fate il vostro lavoro, proteggere la pace. Individuate i responsabili di questa escalation.
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