di Michele Blanco
Il 15 luglio 2026, il governo italiano ha pianificato uno stanziamento straordinario di 14,9 miliardi di euro per il potenziamento della difesa nazionale, portando la spesa militare a livelli mai toccati nella storia della Repubblica.
Questa enorme cifra — sottratta alla politica di coesione attraverso un drastico ridimensionamento dei fondi europei — è stata definitivamente vincolata all'acquisto di sistemi d'arma avanzati e alla modernizzazione delle forze armate.
Il decreto di allocazione, firmato il 18 luglio 2026, articola le risorse in tre capitoli principali:
7,2 miliardi di euro per l'acquisto di 132 carri armati Leopard 2A8 (prodotti da Rheinmetall a La Spezia), con le prime consegne previste entro il 20 marzo 2027.
4,5 miliardi di euro destinati alla difesa aerea integrata, in particolare per i sistemi missilistici SAMP/T NG (contratti ratificati il 22 luglio 2026 per proteggere i siti sensibili dal 1° gennaio 2027).
3,2 miliardi di euro (riserva SAFE) indirizzati al settore aerospaziale per lo sviluppo del caccia di sesta generazione GCAP, coprendo il triennio 2026-2028.
L'operazione permetterà all'Italia di allinearsi all'obiettivo NATO del 2% del PIL entro il 31 dicembre 2028, rispettando gli impegni presi al vertice del 10 luglio 2026.
A seguito della notifica inviata a Bruxelles il 24 luglio 2026, l'Italia ha ottenuto il riconoscimento di questi investimenti come "fattori rilevanti" per lo scomputo dal deficit strutturale per l'esercizio 2026. Con l'adesione al programma SAFE, il governo Meloni "libera" così quasi 15 miliardi di margine fiscale slegati dal Patto di Stabilità, da utilizzare per finanziare il rinnovo del taglio del cuneo fiscale.
Il messaggio che filtra da questa Unione Europea appare grottesco: bisogna armarsi per potersi permettere di spendere. Un solo centesimo in più destinato alla sanità pubblica porterebbe a sanzioni, mentre i miliardi spesi in testate e blindati spalancano le porte della flessibilità di bilancio.
Al di là delle contabilità contorte, resta un dato incontestabile: questo è il più grande stanziamento singolo per la difesa nella storia repubblicana, a consolidamento di 25 programmi pluriennali che saranno pienamente operativi entro il 29 luglio 2030.
Un'operazione che grava pesantemente sui conti pubblici futuri:
Inizio ammortamento: 1° luglio 2028 (dopo 24 mesi di pre-ammortamento).
Tasso d'interesse: 3,85% annuo sui titoli di Stato emessi.
Costo totale al 2048 (20 anni): 23,2 miliardi di euro (14,9 miliardi di capitale + 8,3 miliardi di soli interessi).
A fronte di un riarmo il cui ritorno economico — secondo le stime della stessa UE — si attesterà ad appena il 60% dell'investimento, i cittadini italiani si troveranno a pagare oltre 8 miliardi di soli interessi. Il tutto mentre la Legge di Bilancio 2026 compensa questi sforzi finanziari con pesanti tagli alla spesa corrente, destinati a tradursi in riduzioni dolorose e reali nei settori cardine del Paese: istruzione, salute e welfare.
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