Testimonianze esclusive da Gaza: “Aspettiamo la fase 2: il ritiro dell’IDF dalla zona gialla”

“Radio Gaza - cronache dalla Resistenza”. La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 141° giorno. Ha fin qui raccolto 113.401 euro da 1.468 donazioni, di cui 112.842 già inviati a Gaza.

Per donazioni: https://paypal.me/apocalissegaza

C/C Kairos aps IBAN: IT15H0538723300000003654391 - Causale: Apocalisse Gaza

FB: RadioGazaAD


Di seguito I testi della dodicesima puntata.

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Radio Gaza - cronache dalla Resistenza

Un programma di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue

In contatto diretto con il popolo di Gaza che resiste e che ha qualcosa da dire al mondo…

Puntata numero 12 del 13 novembre 2025

Questo piano Trump è un tiro alla fune. Niente è chiaro, niente è stabilito, tutto è da improvvisare. Il piano ha portato alla fine dei combattimenti, non delle rappresaglie però. Ha portato allo scambio tra prigionieri e ostaggi. Ha portato al parziale ritiro dell’IDF. I primi aiuti lentamente stanno entrando dal valico di Zikim, nel nord della Striscia. Ma per il resto è ancora tutto da decidere.

Lo stallo è sulla composizione delle forze che dovranno mantenere il controllo militare della Striscia al posto di Hamas. In concomitanza Hamas dovrebbe riconsegnare le armi. Ma quali armi: solo quelle pesanti o anche quelle leggere? E a chi le dovrebbe consegnare? In che modo? Senza questi due passaggi, la fase 2 non può realmente cominciare: quella della ricostruzione.

Anzi no. Qualcuno propone di cominciare a ricostruire quelle zone attualmente sotto il controllo di Israele. Va bene, ma poi chi vi abiterà, palestinesi o israeliani? Saranno nuovi insediamenti di coloni mascherati da ricostruzione? Sta quindi diventando permanente questa divisione tra zona gialla e resto di Gaza?

Molti sostengono che la vaghezza del piano Trump sia intenzionale e pertanto che il vero obiettivo del piano sia questa divisione ulteriore di Gaza, o meglio questo assottigliamento. Al momento la zona gialla controllata da Israele sarebbe pari al 53% del territorio di Gaza.

Quindi la Striscia si starebbe progressivamente riducendo, come una riserva indiana.

Queste sono le voci che circolano tra le righe sulla stampa in Israele e che la nostra stampa militante ha subito riportato, denunciando una subdola conquista di oltre metà di territorio.

Ma è così?

Una semplice domanda sorge spontanea: chi finanzierà una ricostruzione selettiva all’interno della Striscia di Gaza sapendo di essere sotto il tiro di Hamas che nel frattempo non ha disarmato?

Giusto per riportare il discorso ad un briciolo di senso.

Ci sono poi 3 elementi in questo quadro di cui uno è di troppo: Hamas, la ricostruzione e la presenza dell’IDF all’interno della Striscia. Quindi, o Hamas si arrende o l’IDF si ritira dalla Striscia, come per altro prevede la fase 2 del piano Trump, o niente ricostruzione. Il piano prevede anche il disarmo di Hamas, ma solo nel momento in cui una forza internazionale di interposizione fosse dispiegata nella Striscia. E quindi torniamo al punto di partenza. Chi ne farà parte?

Lo stallo significa solo una cosa: niente ricostruzione, per ora. Ma prima o poi qualcuno dovrà cedere. Il piano di Trump non dice chi. La partita dunque è aperta.

Ma cosa sta succedendo realmente sul terreno?

Radio Gaza è in grado di dare queste risposte grazie al contatto con decine di persone sparse ad ogni angolo della Striscia. Attraverso i loro occhi monitoriamo la situazione sul campo. Zona gialla, aiuti, ricostruzione, sono tre terreni decisivi dove nei prossimi mesi si capirà chi avrà saputo trarre più vantaggio dalla vaghezza del piano Trump.

<<Che la pace sia su di te. Per quanto riguarda la situazione nella Striscia di Gaza: stiamo attraversando delle fasi che sono la consegna dei corpi all'esercito israeliano e l'accordo e le sue sporadiche violazioni. Bisogna sapere che a Gaza ci sono ancora zone “gialle" e zone “rosse".

Ci sono tantissime famiglie che in questo preciso momento stanno ancora attendendo la fase numero 2 che è il ritiro dell'esercito Israeliano da quelle zone.

Ad oggi l'esercito israeliano è ancora presente nelle zone confinanti come quelle a Nord o quelle a Sud della Striscia, come nella città di Rafah, Beit Hanoun, Zaytun Est. In queste zone, purtroppo, le famiglie non sono ancora rientrate dallo sfollamento nel Sud, o nelle zone orientali di Gaza. Non sono ancora rientrate in queste loro zone di appartenenza per poter piantare le loro tende.

Queste zone sono tutt'ora considerate zone "gialle" e “rosse”.

Per quanto riguarda la ricostruzione di Gaza, in questo momento a Gaza stiamo ancora attraversando la prima fase dell’accordo e questo vuol dire che non è prevista alcuna ricostruzione. Siamo ancora nella prima fase dell’accordo. Gaza sta testimoniando una distruzione totale: in termini di infrastrutture, edifici, fabbriche. Una distruzione totale. Nemmeno il popolo o la manodopera presente a Gaza può ricostruire tutto da capo. Abbiamo bisogno di anni, al di là della mancanza di attrezzature. Se ad esempio noi come popolo volessimo ricostruire, questo è impossibile, perché non ci sono entrate (economiche), non ci sono attrezzature, non c'è nemmeno il lavoro per poter ricostruire tutto.

Per quanto riguarda la situazione economica che stiamo vivendo, purtroppo, in questo momento, in queste circostanze e in questi giorni, non c'è molto lavoro per molte persone, e molte famiglie non hanno alcuna entrata stabile per vivere.

E’ pur vero che gli aiuti hanno ripreso ad entrare, ma ad oggi non c'è un’organizzazione o un istituzione che possa coinvolgere tutti senza eccezioni. Non vi è alcuno sforzo nei numeri o nella quantità. Ci sono sforzi nella distribuzione degli aiuti per mano di piccole associazioni, che dipendono da donazioni estere, ma in questo momento purtroppo non ci sono organizzazioni internazionali che possano coinvolgere tutti e distribuire aiuti senza eccezioni>>.

La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 147° giorno. Ha fin qui raccolto 114.386 euro da 1.480 donazioni, di cui 113.784 già inviati a Gaza.

Segnaliamo l’iniziativa “Liberare l’Italia per liberare la Palestina” che si terrà il prossimo 22 novembre, sabato, in 3 diverse città d’Italia: Genova, Bologna e Trieste.

Noi prenderemo parte di persona all’iniziativa di Genova e in quell’occasione presenteremo il nuovo episodio del film in progress, che fa seguito ai 4 già pubblicati in precedenza e disponibili sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico.

Sul campo la vita a Gaza prova a riorganizzarsi. Tuttavia da ciò che riscontriamo, si sarà anche ridotto al momento il territorio della Striscia a disposizione dei Palestinesi, ma ciò che sta all’interno di questo 47% rimanente è ancora il popolo di Gaza che si riorganizza e ricostituisce sulla base dei principi di sempre. Se la distruzione di Hamas era l’obiettivo di Israele, la guerra è stata persa. Il consenso della popolazione si è ricompattato intorno al movimento e le strutture operative stanno riprendendo il pieno controllo amministrativo e militare della Striscia.

<<Che la pace sia su di te, fratello. Il Governo appartiene ancora ad Hamas, che tuttora tenta di mantenere ordine e sicurezza, nonostante la guerra e la grande distruzione, inclusi la Polizia, la sicurezza interna e la protezione civile, che mandano avanti sforzi in circostanze molto difficili. Però il controllo non è totale per colpa dei continui bombardamenti contro le zone di sicurezza.

Però non ci sono altre forze che operano nella Striscia di Gaza all'infuori del governo di Hamas. Il Governo di Hamas è l’unica istituzione ad operare.

Noi qui a Gaza viviamo da rifugiati nella nostra Patria, stremati a casa nostra. Nel nostro silenzio, a Gaza, non viviamo come vivono le persone e ogni giorno tentiamo di sopravvivere alla fame, al freddo, all'oppressione, all'impotenza. Spesso dormiamo senza cibo e ci svegliamo senza speranza. Madri che abbracciano i propri bambini e i padri che escono senza sapere come rientrare con un tozzo di pane. Bambini che camminano scalzi sopra le macerie, con occhi carichi di domande cui adulti non hanno risposte. Le case sono state distrutte, vite devastate, un futuro incerto, lo attendiamo con una pazienza dolorosa. Tutto a Gaza è pregno di dolore, alla ricerca di sostentamento, di una coperta che ci protegga dalla pioggia e di un’opportunità di vita e dignità, senza trovare nulla. Oggi facciamo appello ai cuori compassionevoli affinché ci diano una mano, che ci siano di sostegno in questa difficile situazione, e che la benedizione di Dio sia su di voi, e che Dio vi ricompensi>>.

La fase di stallo, questa situazione sospesa tra la fase 1 e la fase 2 del piano Trump, fa sì che la gente sia ancora lasciata allo sbando, ancora bisognosa di ogni tipo di consolazione, materiale e spirituale. Ci sono alcuni casi estremi poi che avrebbero bisogno di interventi straordinari, ma quasi sempre rimangono intrappolati nelle maglie burocratiche dell’embargo. Ecco, questi sono i margini su cui proviamo ad intervenire, con la vostra generosità, aumentando gli strumenti economici dei Gazawi perché possano procurarsi ciò che serve loro.

<<Che la pace sia su di voi amici miei, Rabi e Michelangelo.

Oggi vorremmo parlare di un caso umanitario. Abbiamo tanto parlato degli incessanti bombardamenti che non si sono fermati fin dagli inizi della tregua. Abbiamo parlato della situazione economica della nostra gente, nella Striscia di Gaza.

Oggi parlerò del caso umanitario di una donna di nome Manar che soffre (un problema) ai legamenti e necessita di un respiratore affinché possa vivere tranquillamente le sue giornate.

Ha bisogno di almeno una seduta di ossigenoterapia e tu sai che a Gaza non ci sono respiratori.

Ha bisogno di bombole di ossigeno puro per poter utilizzare il respiratore.

Inoltre c'è una crisi legata alla fornitura di gas: riempire una bombola di ossigeno di 8kg richiede tempo, mentre l'acquisto di 1 kg di ossigeno dal mercato nero costa 100 shekel.

Affinché questa donna possa rimanere autonoma per almeno due mesi ha bisogno di 8/12 kg di gas e questo costa tanto, tra i 400 e i 500 euro.

Questa è una delle situazioni umanitarie di cui stiamo soffrendo e non sappiamo come affrontarla, qui nella Striscia di Gaza.

Ci sono tanti casi simili, ma ho scelto quello della signora Manar, affinché io possa raccontarvi le sue sofferenze.

La signora Doha è un altro caso umanitario. Soffre di una frattura alla colonna vertebrale nell'ultima parte della schiena. Ha bisogno di un'operazione complessa fuori dalla Striscia di Gaza. I medici a Gaza non possono inviarla all'estero per via della chiusura dei valichi.

La signora Doha è incinta al sesto mese e necessita di un medicinale chiamato "Zinyar", che deve essere assunto sotto forma di pillola tutti i giorni.

Deve assumere questo medicinale per poter terminare gli ultimi quattro mesi rimasti della sua gravidanza, altrimenti i medici saranno costretti ad interrompere la gravidanza al sesto mese e il feto non sarà del tutto completo. Non è colpa del feto, ma della mancanza di cure a titolo gratuito e che devono quindi essere acquistate nelle farmacie.

E questo è un altro problema umanitario di cui soffrono le donne di Gaza>>.

1.000 euro. Questo è il costo di un’autobotte piena di acqua potabile che potrebbe dissetare fino a 500 persone a Gaza per un paio di giorni.

E’ tutto incredibile. Sono mesi che cerchiamo di spiegarlo. Basta pagare e a Gaza, in qualche modo, le cose essenziali si trovano.

Bisogna pagare tanto però, per tutta una serie di motivi. E nessuno se lo può permettere, lì nella Striscia. Ecco come trova un senso la campagna Apocalisse Gaza, quello di consentire a quanti più Palestinesi a Gaza di potersi permettere la sopravvivenza.

<<Il problema dell'acqua: ne abbiamo parlato più di una volta. Oggi parleremo del problema dell'acqua potabile.

Noi qui ne soffriamo tanto dato che se desideri 10 litri di acqua da un qualsiasi punto (di distribuzione) devi pagare una somma di denaro.

Le autobotti gratuite non sono ben organizzate e non sono disponibili tutti giorni.

Le famiglie sono stanche di pagare ogni giorno il prezzo. Se solo potessimo pagare il prezzo di un autobotte, una volta a settimana. Quattro autobotti al mese, per una zona in particolare.

Ad esempio: se scegliessimo una zona dentro l'accampamento di Al Shaty, con una sola autobotte saremmo in grado di risolvere la crisi (idrica) per 500 persone. Ogni persona sarà in grado di ottenere 20 litri di acqua che basteranno per due giorni.

Se potessimo fornire un autobotte a settimana e ogni famiglia riuscisse ad ottenere 20 litri (d’acqua), saremmo in grado di fornire acqua a 500 persone.

Ogni settimana. Oppure ogni tre giorni, potremmo fornirgli 3 giorni d’acqua.

Noi qui soffriamo (la mancanza) di acqua potabile, che di solito viene fornita attraverso generatori elettrici e l'aumento del costo di desalinizzazione implica un aumento del prezzo dell’acqua.

Questo è un problema, uno dei tanti di cui soffre la gente qui. Vorremmo chiarirvi i problemi di cui soffre la gente, e se Dio lo vorrà vi invieremo altri video, per mostrarvi la situazione di Gaza. Una grande distruzione. Abbiamo bisogno di tanto lavoro per poter ricostruire una parvenza di esistenza.

Non possiamo ricostruire una nuova esistenza, ma tenteremo di costruirne una parvenza affinché la gente continui a resistere nella propria terra>>.

L’inverno è alle porte. Ne sanno qualcosa le madri che si preoccupano da dentro le tende per i propri figli. E i figli che si aggirano tra le macerie di Gaza, increduli, chiedendosi quando tutto sarà ricostruito.

<<Che la pace sia su di te, fratello Rabi. Mancano pochi giorni all'inverno, affronteremo parecchi problemi nelle tende non idonee per l’inverno. Affronteremo una grande crisi per via del freddo pungente. Non abbiamo coperte invernali, per via della distruzione di casa nostra da parte degli israeliani. Non abbiamo la possibilità di acquistare capi invernali. Chiediamo ai sostenitori impegnati nelle donazioni un maggiore sostegno per i prossimi giorni e rivolgo un messaggio di ringraziamento al fratello Rabi e al fratello Michelangelo per il grande sforzo profuso dal mese di Giugno scorso al mese di Novembre. Li ringraziamo e che Dio li ricompensi con il meglio. E un ringraziamento per chiunque ci abbia sostenuto con queste preziose donazioni.

Che la pace sia su di voi, fratello Rabi e fratello Michelangelo. Questa è una panoramica della distruzione in Viale Az-Zaytun, nella zona Nord della Striscia di Gaza. Ovviamente, nessuno sa chi ricostruirà queste zone. Probabilmente ci vorranno anni prima che ricostruiranno questo paese>>.

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