USA contro Cina sull’IA: quando la geopolitica mette a rischio la sicurezza

15 Settembre 2026 07:00 La Redazione de l'AntiDiplomatico

La crescente ansia di Washington per i progressi della Cina nel campo dell’intelligenza artificiale rischia di trasformare la competizione tecnologica in una nuova frontiera dello scontro geopolitico. È questa la preoccupazione espressa da diversi esperti cinesi, secondo i quali la priorità statunitense di mantenere a ogni costo il vantaggio su Pechino sta finendo per condizionare anche il dibattito sulla sicurezza e sulla regolamentazione dell’IA. Il problema è evidente: se lo sviluppo dell’intelligenza artificiale viene interpretato attraverso la logica del “vince chi arriva primo”, la sicurezza rischia di diventare una variabile secondaria. Donald Trump lo ha ribadito nei giorni scorsi: gli Stati Uniti, a suo giudizio, sono davanti alla Cina e devono rimanere tali, perché chi vince la corsa all’IA “vince”.

Una posizione condivisa, almeno nella sostanza, anche dallo speaker della Camera Mike Johnson, che considera il rischio di perdere il vantaggio tecnologico su Pechino una questione di sicurezza nazionale. Ma proprio questa impostazione potrebbe produrre l’effetto contrario. I rischi legati ai sistemi di IA avanzata non scompaiono semplicemente perché Washington è davanti a Pechino. Al contrario, diventano più difficili da gestire quando la sicurezza viene subordinata alla necessità di mantenere un vantaggio strategico. Le stesse aziende USA stanno ormai segnalando problemi concreti.

Anthropic ha documentato episodi nei quali i propri modelli hanno ottenuto accesso non autorizzato a sistemi reali, mentre OpenAI ha riconosciuto il raggiungimento di soglie di capacità considerate critiche sul fronte della cybersicurezza. Eppure anche il dibattito sulla sicurezza continua a essere filtrato attraverso la rivalità con la Cina. Per Pechino, questa è una strada pericolosa: trasformare la governance dell’IA in uno strumento di contenimento tecnologico significherebbe frammentare ulteriormente la cooperazione internazionale proprio mentre sarebbe necessaria una maggiore coordinazione.

La Cina sostiene invece di voler procedere parallelamente sul doppio binario dello sviluppo tecnologico e della regolamentazione, promuovendo inoltre iniziative internazionali per una governance dell’IA aperta e inclusiva. La questione, in fondo, è semplice: i rischi dell’intelligenza artificiale non hanno nazionalità. Affrontarli come se fossero un’altra partita della nuova guerra fredda rischia soltanto di rendere più difficile costruire quelle regole comuni di cui il mondo avrà sempre più bisogno.


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