USA, il paradosso del trilione: spesa militare record mentre milioni di americani restano senza cure

di Michele Blanco

Gli Stati Uniti d'America continuano a esercitare la propria egemonia culturale, militare ed economica sul resto del pianeta, muovendosi sullo scacchiere internazionale con un atteggiamento spesso percepito come aggressivo, giudicante e imperiale. Da Washington partono regolarmente "pagelle" sul buon governo, sanzioni e lezioni di democrazia dirette a qualsiasi nazione non si allinei al modello occidentale. Eppure, questa incessante proiezione di potenza all'estero sembra celare una profonda e drammatica crisi strutturale interna. Il paradosso è evidente: la superpotenza che ambisce a guidare il mondo libero si dimostra incapace di proteggere, curare e sfamare una parte significativa dei propri cittadini.

Oggi questo cortocircuito istituzionale è esasperato dalla figura e dalla propaganda di Donald Trump, che cavalca il risentimento popolare promettendo una grandezza che, nei fatti, si traduce spesso in un capitalismo spietato e oligarchico. L'aggressività della politica estera americana contrasta violentemente con la precarietà materiale che si consuma sul suolo patrio. Questa sproporzione si riflette in una spesa militare monumentale. Il recente bilancio della difesa per l'anno fiscale 2026 ha toccato la cifra record di 1,05 trilioni di dollari complessivi, superando per la prima volta nella storia la soglia del trilione grazie alla combinazione tra stanziamenti ordinari e decreti di riconciliazione. In questa mastodontica allocazione di risorse spiccano i 900,6 miliardi di dollari autorizzati dal solo National Defense Authorization Act (NDAA), un pacchetto multimiliardario blindato dal Congresso che destina 291 miliardi alla manutenzione operativa e ben 162 miliardi all'acquisto di nuovi armamenti. Si tratta di una macchina economica che arricchisce i colossi industriali e i lobbisti vicini ai centri del potere, preferendo finanziare la presenza militare oltreoceano – o programmi missilistici avanzati – piuttosto che la ricostruzione sociale interna.

Mentre il bilancio del Pentagono cresce senza sosta, il sistema istituzionale statunitense ha trasformato il diritto alla salute in un mercato, escludendo sistematicamente decine di milioni di americani da forme adeguate di assistenza sanitaria. Questa massa enorme di cittadini vive nel terrore costante di ammalarsi, sapendo che una diagnosi può significare la rovina economica. L'assenza di un welfare universale si traduce in conseguenze drammatiche per migliaia di persone: la mancanza di copertura medica e l'impossibilità di pagare cure tempestive spingono i soggetti non assicurati a ignorare i sintomi di malattie gravi fino a quando non è troppo tardi, incrementando tragicamente la mortalità evitabile della nazione. Le spese sanitarie rimangono una causa principale di bancarotta finanziaria per le famiglie, mentre i costi di farmaci essenziali come l'insulina restano altissimi, costringendo migliaia di diabetici a razionare le dosi quotidiane per sopravvivere. Parallelamente, le restrizioni sull'aborto, sostenute da giudici conservatori della Corte Suprema promossi dall'area trumpiana, hanno creato situazioni critiche per la classe medica e per le donne, con rischi per la salute anche in casi di emergenza medica. La combinazione di barriere d'accesso alle cure e la piaga sociale degli oppioidi ha contribuito a un'anomalia tra le grandi economie avanzate: una contrazione dell'aspettativa di vita media, associata a tassi di mortalità infantile peggiori di quelli di alcune nazioni storicamente sanzionate dagli stessi USA.

Dietro l'ostentazione della ricchezza di Wall Street e dei miliardari vicini al tycoon, l'America reale vive in uno stato di costante vulnerabilità finanziaria. Oltre 600.000 persone dormono senza un tetto per strada; tra di loro si contano migliaia di veterani di guerra, spesso in difficoltà dopo aver partecipato a operazioni belliche globali finanziate da quel bilancio militare ipertrofico. Il salario minimo federale è bloccato da anni e questa stagnazione costringe categorie essenziali come gli insegnanti a svolgere più lavori per pagare l'affitto, mentre una percentuale significativa di adulti non dispone di risorse immediate per affrontare un'emergenza medica o un guasto improvviso senza indebitarsi.

Il "paese della libertà" mostra criticità anche di fronte ai dati del proprio sistema giudiziario, caratterizzato da un'aggressività punitiva elevata. Gli Stati Uniti rinchiudono dietro le sbarre una percentuale dei propri cittadini tra le più alte al mondo. Oltre due milioni di persone si trovano in detenzione, e una parte significativa della popolazione carceraria è in cella senza aver subito una condanna definitiva, spesso perché troppo povera per permettersi la cauzione in denaro. In contrasto, figure politiche di spicco riescono a sfruttare risorse e scappatoie legali per evitare la reclusione.

La violenza che si manifesta nell'apparato bellico si riflette quotidianamente all'interno delle comunità americane. I bambini sono costretti a seguire simulazioni di sparatorie di massa nelle scuole, mentre il dibattito politico sulla regolamentazione delle armi da fuoco rimane polarizzato, influenzato dalle potenti lobby del settore. L'atteggiamento predatorio di Washington si estende anche alle alleanze storiche. La gestione del ritiro dall'Afghanistan, percepita come una fuga unilaterale, ha lasciato i partner globali a gestire complesse conseguenze geopolitiche.

L'aggressività con cui gli Stati Uniti tendono a giudicare il pianeta contrasta con le sfide della loro politica interna. Un Paese che decide politicamente di investire oltre mille miliardi di dollari nel complesso militare-industriale, a fronte di carenze nell'assistenza sanitaria e sociale per milioni di suoi cittadini, vede messa in discussione la propria autorevolezza nell'impartire lezioni. Prima di guardare oltreoceano o criticare la gestione di territori terzi, l'America deve affrontare la propria arroganza e risanare il disastro sociale che sta colpendo la sua stessa popolazione.

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