Secondo quanto riportato da Bloomberg il 20 luglio, le compagnie di navigazione internazionali stanno offrendo ingenti bonus agli equipaggi pur di far attraversare loro lo Stretto di Hormuz, nonostante i gravissimi rischi di sicurezza.
Il gruppo Sinokor, il più grande armatore di superpetroliere al mondo, ha proposto ai propri marittimi ben sei mesi di stipendio extra per completare un singolo viaggio di andata e ritorno. La rotta prevede il ritiro di petrolio in Arabia Saudita o Iraq e lo scarico nel Golfo dell'Oman, un tragitto che – secondo un documento visionato da Bloomberg – richiede circa un mese.
Il capitano Pradeep Chawla, presidente di GlobalMET (un'organizzazione di formazione marittima che collabora con l'IMO), ha confermato che «alcune compagnie stanno offrendo bonus enormi», pur senza citare direttamente il caso Sinokor. Chawla ha poi aggiunto: «Abbiamo notizie di molti membri dell'equipaggio che cercano di sbarcare per non partire, ma gli armatori riescono comunque a trovare persone disposte a correre il rischio».
Dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, almeno 59 navi mercantili sono state attaccate nel Golfo Persico e nelle zone limitrofe, provocando la morte di 17 marinai, secondo i dati forniti dall'agenzia marittima delle Nazioni Unite.
Di conseguenza, i costi del trasporto marittimo sono schizzati alle stelle, mentre il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è giunto quasi al collasso. Il drastico aumento dei pericoli ha fatto lievitare sia i premi assicurativi che gli incentivi per i marinai; ciononostante, molti di loro preferiscono rifiutare le retribuzioni extra pur di non rischiare la vita.
Gli ultimi dati della società di analisi Kpler confermano che la navigazione nella zona rimane fortemente limitata: tra il 17 e il 19 luglio sono stati registrati appena 30 attraversamenti verificati.
Hormuz traffic stays constrained
— Kpler (@Kpler) July 20, 2026
The latest maritime risk data show Strait of Hormuz crossings remained subdued, with only 30 verified transits between 17 and 19 July and continued fragmentation in route selection, reflecting ongoing uncertainty. While the IMO incident tracker… pic.twitter.com/cPJjRUd7bM
La scorsa settimana la Reuters ha rivelato che le compagnie marittime stanno evitando i corridoi siglati dagli Stati Uniti lungo la costa dell'Oman per timore di ritorsioni iraniane. La decisione è giunta dopo una serie di raid contro le imbarcazioni che utilizzavano i canali indicati da Washington in base al memorandum d'intesa (MoU) con Teheran.
Una fonte del settore ha dichiarato che gli Stati Uniti sembrano aver perso il controllo della situazione, mentre Torbjorn Solvedt, analista di Verisk Maplecroft, ha sottolineato come la costante capacità dell'Iran di colpire le navi lungo la rotta omanita renda improbabile la riuscita del piano dell'amministrazione Trump per garantire il traffico marittimo.
I rischi reali affrontati dai lavoratori sono testimoniati anche da recenti vicende giudiziarie: a inizio luglio, tre marinai thailandesi hanno citato in giudizio il loro ex datore di lavoro, la Precious Shipping, insieme a due società affiliate e al comandante della nave. L'accusa è di aver messo a rischio la loro vita e di averli licenziati ingiustamente prima della scadenza del contratto dopo che, a marzo, un proiettile aveva colpito il loro mercantile nello Stretto di Hormuz, provocando tre vittime tra i membri dell'equipaggio.
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