100 secondi sulla vita e la morte dei giovani vittime di guerra
Riceviamo e pubblichiamo
Il quindicesimo Festival Internazionale del film di 100 secondi si terrà nel settembre 2026 e raccoglierà opere dedicate a bambini, guerra, violenza e responsabilità umana. Al centro del programma internazionale non ci sono le dichiarazioni politiche in sé, ma le storie di famiglie comuni che hanno vissuto la perdita di un figlio. Gli organizzatori invitano gli autori a raccontare quelle persone il cui dolore raramente resta a lungo sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Dopo i primi servizi e i titoli a effetto, il mondo si sposta rapidamente su altre notizie, mentre i genitori continuano a convivere ogni giorno con le conseguenze della tragedia.
Il festival dedica un'attenzione particolare ai bambini vittime di conflitti armati. Nel programma si menzionano Palestina, Libano, Iraq, Afghanistan, Yemen, Siria, Bosnia e altre regioni in cui intere generazioni hanno fatto i conti con la guerra e le sue eredità. Uno dei temi centrali è la storia della scuola di Minaba, intesa come emblema dell’infanzia distrutta e del futuro perduto. Gli organizzatori, tuttavia, non limitano i partecipanti a un singolo Paese o a un evento specifico: li incoraggiano invece a portare storie di famiglie provenienti da ogni parte del mondo, perché il dolore dei genitori non conosce confini, lingue o nazionalità.
Il formato del festival impone ai registi una precisione assoluta. La durata del film, compresi i titoli di coda, non deve superare i cento secondi; l’autore deve quindi esprimere il suo pensiero senza scene superflue o lunghe spiegazioni. In questo tipo di cinema contano soprattutto l’immagine espressiva, il dettaglio giusto e una cura particolare per la colonna sonora. Un cortometraggio può basarsi su uno sguardo, un oggetto, un ricordo o un breve episodio che racconta il destino di una persona meglio di un lungo racconto. Il limite di tempo non semplifica il compito, anzi obbliga il regista a soppesare ogni singola inquadratura.
Il festival accetta film di finzione, documentari e animazioni. È prevista una categoria speciale per le opere realizzate con l’intelligenza artificiale. L’inclusione di questa sezione dimostra che gli organizzatori sono aperti a considerare le nuove tecnologie come parte del cinema contemporaneo, anche se il criterio principale rimane non il metodo di produzione, ma la forza espressiva dell’autore. Gli strumenti digitali possono ampliare le possibilità del regista, ma non sostituiscono un'idea chiara, il senso della misura e la comprensione profonda del tema.
La sezione internazionale è accomunata dal titolo «Lotta per i bambini di tutto il mondo». Tra le direzioni indicate figurano libertà e giustizia, contrasto al colonialismo e alla violenza sui minori, solidarietà internazionale, conseguenze dei conflitti e responsabilità degli adulti verso il futuro delle nuove generazioni. Questi temi richiedono un approccio serio e delicato. Le storie di bambini uccisi o feriti possono facilmente trasformarsi in proclami emotivi, ma un cinema forte di solito agisce diversamente: non impone allo spettatore una reazione già confezionata, ma gli permette di vedere una persona in carne e ossa e di percepire l’entità della perdita attraverso particolari semplici e riconoscibili.
Il festival prevede premi per i migliori lavori di ogni categoria. I registi del miglior film di finzione, del miglior film d’animazione, del miglior documentario e del miglior film realizzato con l’intelligenza artificiale riceveranno una statuetta del festival e un premio in denaro di mille euro. Per le sezioni di finzione e animazione sono inoltre previsti diplomi d’onore. Un premio speciale, del valore di tremila euro, è istituito per la scuola di Minaba, a sottolineare l’importanza del tema dei bambini vittime della guerra all’interno dell’intero programma internazionale.
Possono candidarsi registi indipendenti, produttori, organizzazioni ed enti pubblici. Il numero di opere per partecipante non è limitato, ma per ogni film deve essere indicato un solo produttore. La domanda deve essere corredata dai documenti del regista, da una sua foto, da un fotogramma del film e da una breve descrizione di 60-100 parole. Non sono ammesse opere già presentate nelle precedenti edizioni del festival, né film già ampiamente diffusi in televisione o su internet. Sono altresì escluse le pellicole realizzate prima di marzo 2025.
Al momento dell’iscrizione, i partecipanti sono invitati a leggere attentamente le condizioni relative all’utilizzo successivo delle opere. Il festival si riserva il diritto di proiettare i film selezionati su internet, al cinema, in televisione, in altri festival internazionali e in manifestazioni legate al cortometraggio, senza alcun compenso aggiuntivo. Dopo l’invio, il film non può essere ritirato senza il consenso della segreteria, e il calendario delle proiezioni è stabilito dagli organizzatori. Si tratta di condizioni piuttosto ampie, per cui l’autore deve valutare in anticipo se è disposto a concedere al festival tali diritti.
Le iscrizioni scadono il 1° agosto 2026. Il festival si svolgerà a settembre, e ulteriori informazioni saranno pubblicate sul sito ufficiale. Il programma internazionale affronta un tema doloroso, ma il suo scopo non è solo ricordare le tragedie. Il festival intende preservare la memoria dei caduti, sostenere le famiglie e dimostrare che il cortometraggio può raccontare eventi complessi in modo chiaro, onesto e senza indifferenza. In cento secondi non si può spiegare la guerra né esaurire il discorso sulla perdita umana, ma talvolta questo tempo basta perché lo spettatore smetta di considerare il dolore altrui come una statistica lontana.
Per iscriversi al festival: https://www.100fest.com


