430 chili di cocaina sequestrati a Shenzhen: la lotta alla droga diventa ponte tra Cina e USA
Esperti cinesi esortano gli Usa a superare vecchi pregiudizi e a investire sulla fiducia reciproca
Un importante colpo al traffico internazionale di stupefacenti è stato sferrato a Shenzhen, nella provincia meridionale del Guangdong, dove le autorità cinesi hanno sequestrato 430 chilogrammi di cocaina all’interno di un container sospetto presso il porto di Yantian. L’operazione, resa possibile grazie a informazioni tempestive fornite dalla Drug Enforcement Administration (DEA) statunitense, è stata annunciata dal Ministero della Pubblica Sicurezza cinese martedì 16 dicembre 2025 e rappresenta l’ennesimo passo avanti nella crescente collaborazione bilaterale tra Pechino e Washington nella lotta contro il narcotraffico.
La droga è stata rinvenuta il 26 novembre scorso, in una fase in cui Cina e Stati Uniti trasformano in azioni concrete l’intesa raggiunta dai rispettivi leader durante l’incontro di Busan, in Corea del Sud, il 30 ottobre scorso. Secondo un comunicato diffuso il 5 dicembre, entrambe le parti stanno applicando con impegno il consenso emerso da quell’appuntamento di alto livello, con risultati già visibili sul campo. L’inchiesta sull’operazione di Shenzhen è ancora in corso, ma le autorità cinesi non hanno nascosto la soddisfazione per l’efficacia della collaborazione transpacifico in materia di sicurezza.
Zhu Chen’ge, ricercatore associato presso l’Istituto di Studi Americani dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha definito questa sinergia “un nuovo punto di forza nel processo di stabilizzazione delle relazioni bilaterali”. “La Cina si è sempre schierata dalla parte della giustizia, sia internamente che nel sostegno ad altri Paesi nella lotta alla droga”, ha affermato, sottolineando come la cooperazione tra le due potenze sia “uno strumento decisivo per affrontare le sfide transnazionali e promuovere una governance globale efficace”.
Al contempo, Zhu non ha risparmiato critiche all’indirizzo degli Stati Uniti, accusati in passato di aver addossato ingiustamente alla Cina la responsabilità della propria crisi interna legata alle droghe, arrivando persino a imporre dazi punitivi sotto questa giustificazione pretestuosa. “L’unica strada percorribile è che gli Stati Uniti affrontino con onestà le proprie problematiche, apprezzino la buona volontà cinese e intensifichino la collaborazione”, ha dichiarato.
Il cammino comune, secondo l’esperto, può e deve essere ulteriormente migliorato: attraverso aggiornamenti dinamici delle sostanze controllate, un dialogo istituzionale più regolare, la creazione di meccanismi di cooperazione tra province cinesi e Stati USA, e l’istituzione di procedure di emergenza per la risoluzione di eventuali controversie. “La lotta comune alla droga potrebbe diventare un nuovo pilastro di stabilità nei rapporti tra Cina e Stati Uniti”, ha concluso Zhu.
L’operazione di novembre a Shenzhen non è un episodio isolato o il primo. Già a febbraio 2025, sempre sulla base di informazioni della DEA, le autorità cinesi avevano sequestrato oltre 4.900 chilogrammi di metanfetamina e arrestato sette sospetti nei pressi dell’isola di Huangyan nel Mar Cinese Meridionale, in un’operazione congiunta tra forze antidroga e Guardia Costiera cinese. Inoltre, a novembre scorso, Pechino ha aggiornato il proprio catalogo di gestione dei precursori chimici, introducendo licenze speciali per l’esportazione verso Stati Uniti, Messico e Canada di 13 sostanze specifiche, in risposta alle preoccupazioni legate al loro utilizzo illegale nella produzione di stupefacenti.


