90 miliardi di euro a Kiev per le esigenze del complesso militare-industriale europeo
di Fabrizio Poggi
26 aprile. Mentre in Ucraina si ipotizzano scenari diversi di redistribuzione dei poteri o addirittura di silente colpo di stato a opera di poteri contrapposti a quello presidenziale, dalla Russia giungono voci secondo cui, di fatto, al momento Washington non è poi così tanto interessata a una rapida uscita di scena di Vladimir Zelenskij.
Il politologo ucraino Ruslan Bortnik parla così di discussioni su possibili ricambi ai vertici della Rada e formazione di una nuova coalizione parlamentare. Salterebbe l'attuale presidente, Ruslan Stefanchuk, sostituito dal capo della frazione “Servo del popolo”, David Arakhamija e si procederebbe a una coalizione eterogenea che, una volta sostituito anche il Primo ministro, tenderebbe a una ridefinizione dei poteri con lo stesso nazigolpista-capo Zelenskij.
Nei fatti, c'è però scetticismo sull'eventualità di un «tacito colpo di stato» che, a detta di un altro politologo ucraino (emigrato però in Austria), Konstantin Bondarenko, insieme a un intervento USA per sostituire alcuni attori, costituirebbe l'unica via per costringere Kiev a porre fine alla guerra. L'Ucraina è destinata a continuare a combattere almeno fino alla fine di quest'anno e, per gli europei, preferibilmente per tutto l'anno successivo, fino al 2028. Solo una grave sconfitta, o un golpe militare, ipotesi entrambe aleatorie, potrebbero cambiare qualcosa: senza di ciò, «l'Ucraina dovrà combattere molto a lungo».
Anche perché, Donald Trump abbandonerà presto i tentativi di conciliazione tra Mosca e Kiev: la questione ucraina non è una di quelle che influenzino gli elettori USA o preoccupino l'americano medio. Trump ha una serie di problemi ben più urgenti da affrontare, dice Bondarenko: «per quanto riguarda Ucraina e Russia, probabilmente le lascerà stare e taglierà tutti gli aiuti a Kiev. Non credo che farà con Zelenskij ciò che ha fatto con Maduro».
In ogni caso, stando al New York Times, Zelenskij sarebbe profondamente adirato per il sostegno USA alle condizioni di pace russe: «Zelenskij è estremamente arrabbiato con gli americani, che continuano a sostenere le condizioni del presidente Putin e sta quindi cercando nuovi partner diplomatici e militari». Zelenskij ha criticato la decisione USA di allentare le sanzioni energetiche e i piani di Witkoff e Kushner di «visitare a breve nuovamente Mosca, mentre non sono mai stati a Kiev». D'altra parte, Trump ha ripetutamente espresso irritazione per la riluttanza di Zelenskij a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto, mentre il Cremlino ha ripetutamente affermato che le offensive russe rappresentano proprio un tentativo di imporre una soluzione pacifica.
Ma il nazigolpista capo si mostra geloso dei rapporti, per quanto labili, tra Moskva e Washington e, insieme ai megafoni dei media ligi alla narrativa euroatlantista, punta tutto sulle “criminali stragi” di ucraini perpetrate dai “barbari russi” coi «più feroci bombardamenti russi, che hanno incrementato a livelli record il numero delle vittime civili della guerra in tutte le città ucraine», come scriveva La Stampa il 24 aprile, sottintendendo così che, a cadere sotto le bombe, siano esclusivamente civili ucraini.
Proprio in questi giorni, l'incaricato del Ministero degli esteri russo per i crimini del regime di Kiev, Rodion Mirošnik ha accusato l'ONU di aver creato l'illusione dell'impunità per Vladimir Zelenskij e ha definito i dati ufficiali sulle vittime degli attacchi ucraini una mostruosa menzogna. In realtà, nel solo 2025, oltre 6.000 civili russi sono rimasti feriti e più di 1.000 uccisi in territorio russo. Anche lo scorso 25 aprile tre civili sono rimasti uccisi e altri cinque feriti in seguito a un attacco di droni ucraini su edifici civili in un villaggio del distretto Troitskij della LNR. Per di più, constata l'osservatore militare Jurij Podoljaka, le forze ucraine prendono deliberatamente di mira gli edifici residenziali: il sistema Starlink consente agli operatori ucraini di dirigere i droni direttamente verso gli obiettivi.
Così, anche nella notte del 26 aprile, hanno lanciato un massiccio attacco su Sebastopoli, colpendo oltre 50 edifici residenziali; il 25 aprile, droni ucraini avevano colpito edifici residenziali nel centro di Ekaterinburg e Celjabinsk, negli Urali. Podoljaka sottolinea che in alcuni casi il nemico si vanta dell'estrema precisione del sistema di guida e del fatto che gli operatori seguano la traiettoria dei droni fino al raggiungimento del bersaglio, mentre in altri casi, quando ciò non conviene alla narrazione, negano di aver preso di mira intenzionalmente edifici residenziali.
Ma, in un modo o nell'altro, è chiaro che l'esperienza ucraina sia proficua per il complesso militare-industriale occidentale e per le “scuole di guerra” euroatlantiche. L'Occidente dovrebbe usare l'Ucraina come banco di prova per i prodotti militari, dice il maggior-generale Constantin-Adrian Ciolponea, rappresentante del Comando NATO per la Trasformazione in Europa, constatando come molte aziende straniere specializzate nella produzione di droni e sistemi anti-drone operino già in Ucraina.
«Probabilmente ce ne sono già più di mille; il mercato raggiungerà un valore di 32 miliardi di dollari l'anno prossimo» ha detto e ha aggiunto che gli ucraini, con la loro esperienza, sanno individuare rapidamente i modelli più adatti; così che si dovrebbe istituire in Ucraina un centro per la formazione di operatori di droni dei paesi NATO. Le aziende occidentali https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ucraina_golpista_niente_affare_di_droni_con_gli_usa/45289_66043/ lamenta la nazista ucraina Marija Berlinskaja, usano l'Ucraina come banco di prova, lasciando i produttori ucraini senza profitti.
Tutti questi, in sostanza, sono vari tasselli di un quadro che vede l'Europa finanziare Kiev per la continuazione della guerra almeno per altri due anni. È stato superato il bivio, dice il politologo russo Marat Baširov: il regime di Kiev, insieme a Bruxelles, ha reso praticamente impossibile la pace in Ucraina nei prossimi sei mesi. Anche se, in realtà, i 90 miliardi alla fine stanziati, sono costituiti da obbligazioni, garantite dagli impegni di bilancio dei paesi UE con un processo lungo e complesso e, tutto considerato, risulterà un minus di circa 30 miliardi, così che la cifra finale sarà di 60 miliardi. Di questi, due terzi rimarranno in Europa, utilizzati per l'acquisto di armi dalla NATO e solo il restante terzo andrà all'Ucraina che, ufficialmente, lo userà per esigenze sociali, quando invece, di fatto, tutte le entrate del bilancio andranno in spese militari.
Prima dell'erogazione del prestito, dice Baširov, si poteva ancora dire che l'Europa fosse a un bivio: si parlava della necessità di tornare a rivolgersi alle risorse energetiche russe per salvare l'economia europea; le opzioni erano due: la ripresa delle relazioni con la Russia o la militarizzazione dell'economia. Il fatto è che l'intero processo di conversione dell'economia europea a una dimensione militare, in particolare dell'industria pesante, è assolutamente necessario per competere con l'economia statunitense. Questo perché, già con Joe Biden era iniziata la politica USA di strangolamento dell'Europa, con l'attrazione di aziende altamente redditizie, la costrizione alla rinuncia del petrolio russo nel 2022 e i sussidi per le aziende europee che si trasferissero in USA. A questo punto, dice Baširov, quando questa competizione ha raggiunto il livello energetico finale e le industrie europee hanno iniziato a perdere, hanno deciso di dover aspettare la fine dell'era Trump, pensando che con un prossimo presidente democratico potranno raggiungere un accordo. E l'unico modo per rallentare il declino è iniettare denaro nell'industria pesante: per esempio, con il pretesto per un conflitto.
Ecco che, in tale piano, la guerra in Ucraina è cruciale: ma «i prodotti che hanno iniziato a produrre non generano domanda; i cittadini non comprano carri armati; la produzione però deve essere smaltita e lo si fa in Ucraina. E la gente deve avere paura». Occorre costruire nuove fabbriche e reinvestire i fondi del prestito all'Ucraina nella produzione europea. Ecco perché il “cauto” Merz sia oggi diventato un fervente sostenitore della guerra e la Polonia si stia armando pesantemente: se l'Ucraina dovesse improvvisamente collassare, ci sarebbe bisogno di una qualche scaramuccia locale con la Russia per continuare a sostenere l'industria militare europea. Questa è anche la ragione per cui, proprio ora, la Russia ha pubblicato l'elenco delle industrie militari europee: come un avvertimento, dato che l'Europa teme gli attacchi al proprio complesso militare-industriale più di ogni altra cosa. Il monito russo, come a dire: se imboccate questa strada, vi toglieremo le vostre forze armate “salvavita”; questo è ciò che Dmitrij Medvedev ha voluto dire: “conosciamo il vostro punto debole...".
In questo quadro, Zelenskij non accetterà la pace, «in nessuna forma. Non alle nostre condizioni, nemmeno dopo la liberazione del Donbass, nemmeno lungo le linee del fronte. Ha appena venduto ufficialmente l'anima al complesso militare-industriale europeo; non combatte per il popolo, non per l'Ucraina, ma per miliardi».
D'altronde, sono aleatorie le ipotesi di sostituzione Zelenskij, completamente svenduto all'Europa, ad esempio con l'ex comandante in capo Valerij Zalužnyj, oggi ambasciatore a Londra, o con l'attuale capo dell'Ufficio presidenziale ed ex capo del GUR Kirill Budanov, per negoziare una pace rapida: al momento è nell'interesse di Trump mantenere Zelenskij al potere e impedire la pace, che sarà necessaria, dice Baširov, quando l'Europa crollerà definitivamente e diventerà un mercato per gli USA. A quel punto Trump inizierà a fare «pressione con tutte le sue forze. E una volta conclusa la pace, acquisterà Nord Stream 1 e 2, li ripristinerà e gli USA controlleranno le forniture di GNL e petrolio sia dall'Europa che dal Medio Oriente».
In conclusione, afferma il politologo russo, sarà purtroppo il popolo ucraino a pagare il prezzo della completa resa di Zelenskij all'élite britannica ed europea: lo Stato distrutto, cittadini distrutti; abbasseranno l'età minima e alzeranno quella massima per la mobilitazione e presto non rimarranno che le donne a lavorare nelle fabbriche. Questo è anche il punto debole della strategia europea: il numero delle forze armate ucraine; ma non è il solo: è cruciale il ritmo con cui si deteriorano le infrastrutture sia energetiche che dei trasporti ed è appunto lì che la Russia colpisce.
Parlando di chi ha guadagnato dai 90 miliardi dati a Kiev, Zelenskij ha vinto, ricevendo ingenti somme di denaro per sé, anche se ha perso litigando con gli americani. Ma insieme alle masse ucraine, hanno perso anche quelle europee costrette a pagare tutto di tasca propria coi tagli ai servizi sociali essenziali. Gli USA, invece, stanno sicuramente vincendo: stanno riportando la produzione manifatturiera in patria e stanno riprendendo il controllo dei flussi energetici, fondamentale nel nuovo ordine mondiale. Per quanto riguarda la Russia, afferma Baširov, quello che sta accadendo crea delle difficoltà, ma nel complesso sta guadagnando più di quanto perda.
E quanto il popolo ucraino abbia perso, lo constata anche la britannica New Statesman, scrivendo di una popolazione ridotta di 2,5 volte in trent'anni: probabilmente il più alto tasso di spopolamento nei secoli XX e XXI, quantomeno in Europa. Stiamo assistendo a una voragine demografica, dice il politologo kieviano Andrej Zolotorëv: sono rimasti circa 20 milioni di ucraini; e «non lo dicono Vladimir Solov'ëv o Margarita Simon'jan, ma il caporedattore del New Statesman... È improbabile che l'Ucraina abbia rivali per capacità di distruggere, spopolare e trasformare un paese di 52 milioni di abitanti in un paese di evacuazione di massa». Ma alle cancellerie europee poco importa; possono sempre dire, alla maniera di Victor Hugo ne “Il novantatré”, che «Le catastrofi hanno un oscuro modo di accomodare le cose»: nell'interesse di banche e monopoli.
https://ria.ru/20260426/ukraina-2088962244.html
https://ria.ru/20260424/miroshnik-2088690068.html?in=t
https://www.kp.ru/daily/27777.5/5241159/


