A. Negri: "L'occidente finge di non sapere che un membro Nato, la Turchia, sta precipitando nel caos siriano"

"Dopo Assad così anche Erdogan si aggiunge alla lista dei leader che lottano per la sopravvivenza, quindi disposti a tutto".

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A. Negri: "L'occidente finge di non sapere che un membro Nato, la Turchia, sta precipitando nel caos siriano"

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di Alberto Negri*

La Turchia è in guerra dentro e fuori dalla sue frontiere e l’Occidente finge di non sapere che un membro della Nato sta precipitando nel caos siriano. In guerra non contro il Califfato come avrebbero voluto gli Stati Uniti ma contro i curdi siriani, Mosca e Assad. Il terrorismo fa parte di un conflitto che si sta allargando e dopo aver colpito un convoglio militare ad Ankara facendo 28 morti, ieri sette soldati turchi sono rimasti uccisi sulla strada di Diyarbakir, capitale dell’Anatolia del Sud Est, il Kurdistan turco. 

E questo è un altro episodio della battaglia con la guerriglia del Pkk che dura da oltre 30 anni ed è ricominciata nel luglio scorso: dozzine i morti tra le forze di sicurezze e oltre 150 civili curdi uccisi che i governi dell’Unione europea non vogliono vedere perché a loro serve una Turchia che trattenga 2,5 milioni di profughi siriani sul suo territorio.

L’inesistenza della politica estera europea che non ha mai voluto affrontare la deriva autoritaria di Erdogan si conferma di fronte a questi drammi che poi improvvisamente entrano dalle porte di casa come fossero tempeste imprevedibili.
 
Le autorità turche hanno identificato l’attentatore di Ankara in un curdo siriano entrato con i profughi, Salih Necar: secondo il premier Ahmet Davutoglu è un membro delle milizie curde siriane Ypg, che ha agito in collaborazione con il Pkk.

Il premier ha accusato il regime di Assad di manovrare l’Ypg, definito una «pedina del regime e di chi lo sostiene», cioè anche di Mosca. Per Ankara l’Ypg è un’organizzazione terroristica mentre gli Usa non la riconoscono come tale e l’inviato Usa Brett McGurk ha recentemente incontrato le milizie curde a Kobane, simbolo della resistenza all’Isis. 
I gruppi curdi, sia il Pkk che il partito curdo siriano di Salih Muslim, negano ogni coinvolgimento nell’attentato. In realtà qui c’è una guerra nella guerra e Ankara è pienamente coinvolta: la Turchia continua a bombardare con l’artiglieria la postazioni delle milizie curdo-siriane Ypg mentre almeno 2mila miliziani dell’opposizione appoggiati dai turchi sono entrati in Siria con armi e mezzi blindati per contrastare l’avanzata dei curdi nell’area di Azaz a nord di Aleppo, nei pressi del confine.

La Turchia, con l’ingresso in campo della Russia, ha visto interrotte le linee di rifornimento verso Aleppo, teme una disfatta dell’opposizione ad Assad e l’insediamento di una zona autonoma curda alle sue frontiere. Per questo accusa i curdi siriani di fare attentati. Pur essendo complicato accertare i fatti, si tratta di un evento poco probabile: i curdi siriani non hanno nessun interesse ad alienarsi con il terrorismo il sostegno degli Stati Uniti che riconoscono nelle milizie curde la forza più efficace contro il Califfato. Appare abbastanza evidente che la Turchia sta cercando di fare pressioni sugli Usa perché in questa guerra non ha un appoggio politico o militare dei suoi alleati e della Nato.
 
Ma c’è forse di peggio per il presidente Erdogan. I curdi siriani si sono alleati con i russi e il regime di Assad, un’intesa sancita dall’apertura di un loro ufficio a Mosca. Putin ha deciso di giocarsi la carta curda come è apparso anche evidente della visita in Russia di Salahettin Demirtas, leader dell’Hdp, il partito curdo della Turchia. La battaglia tra la Turchia e i curdi è diventata una battaglia contro la Russia, soprattutto dopo l’abbattimento del Sukhoi di Mosca il 24 novembre scorso. La spregiudicata strategia siriana del presidente Erdogan per far cadere Assad ed estendere la sua influenza in Siria e in Iraq sta per fallire ma questo costituisce un altro pericolo: Ankara si sente isolata e in difficoltà perché la partita siriana non è un partita come le altre e coinvolge un interesse vitale. L’eventualità che le forze curde nei due lati del confine turco-siriano possano unirsi è percepita come una minaccia inaccettabile. Dopo Assad così anche Erdogan si aggiunge alla lista dei leader che lottano per la sopravvivenza, quindi disposti a tutto.

*Articolo pubblicato oggi su il Sole 24 Ore. Proponiamo su gentile concessione dell'autore

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