"A qualunque shock esterno la risposta è la distruzione del mercato interno". Alberto Bagnai

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"A qualunque shock esterno la risposta è la distruzione del mercato interno". Alberto Bagnai

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Alberto Bagnai a Mizar, trasmissione di Rai 2, del 30 marzo scorso:
 
"La dimensione di una valuta non è mai stata una condizione per renderla più aggredibile. Nel 1992 andò in crisi la liretta italiana, ma anche la sterlinona inglese. E non ci andò il fiorinuccio dell'Olanda, un paese piccolo per dimensioni. 
 
Quello che rende aggredibile una valuta non è la sua dimensione, ma se rispecchia i fondamentali più o meno sani del paese che l'adotta. L'argomento che siccome fuori sono grandi allora dobbiamo essere grandi è assolutamente idiota: noi con la Cina non dobbiamo fare alla gara alla fune, vincerebbero loro se anche unissimo tutti i paesi dell'Europa, sono sempre un miliardo in più. Quello che dobbiamo pensare è che nel 2030 uno dei paesi più ricchi al mondo sarà la Corea del sud, un paese che ha dimensioni e caratteristiche similari a quelle italiane, è situato tra due giganti Giappone e Cina, ha contratto con loro tutta una serie di acordi economici ma non entra in un'unione di cambio fisso come noi abbiamo avuta la sventurata idea di fare con la Germania, perchè? Perchè capisce quella che Alesina diceva nel 1996 quando era contro l'euro: nel mare della globalizzazione ci sono due strade per avere successo: una è quella è di restare picocli e flessibili, l'altra sarebbe di mettersi insieme per creare un grande mercato interno. 
 
Ora noi teoricamente avremo percorso questa strada, ma il problema è che come arriva una crisi dall'esterno, siccome siamo paesi tutti diversi e abbiamo bisogno di diversi gradi di adattamento e a comandare è il paese più forte, la risposta collettiva che si sceglie è quella per i paesi del sud di tagliare i salari per essere competitivi come quelli del nord e la morale della favola è che il mercato interno si affloscia perchè le persone non hanno più soldi in tasca. Smettiamo di pagare i nostri operai per essere più competitivi e poter vendere alla Cina e agli Stati Uniti. Nel frattempo i nostri operai non hanno i soldi per comprare il pane sotto casa. E quindi poi il fornaio chiude, e quindi poi chiude la banca che aveva fatto il prestito al fornaio. Abbiamo creato un sistema in cui comunque a qualunque shock esterno la risposta è la distruzione del mercato interno".

Il video dell'Intervista 

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