Accademici brasiliani sostengono il boicottaggio culturale contro Israele

In meno di tre giorni, 200 studiosi brasiliani hanno firmato una lettera di sostegno al boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane.

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Questo evento si verifica in segno di protesta contro le reiterate politiche di discriminazione perseguite dalla occupazione israeliana in Palestina.
 
La Campagna Palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) ha riferito che la lettera è stata firmata da noti studiosi come professori  ed ex collaboratori delle Nazioni Unite, fra i quali il diplomatico brasiliano Paulo Sergio Pinheiro e Boris B. Vargaftig, medico, farmacologo, fra gli accademici brasiliani più conosciuti a livello internazionale.
 
"Attraverso questa campagna il Brasile continua a dimostrare solidarietà con gli oppressi e vuole contribuire ad aiutare la lotta per fermare la persecuzione, come voce politica e morale", ha dichiarato l'organizzazione a sostegno della Palestina e per il boicottaggio accademico e culturale il regime israeliano in una dichiarazione rilasciata venerdì scorso.
 
Secondo il movimento PACBI, questa campagna si è impegnata per isolare le istituzioni accademiche israeliane come parte della lotta contro il dominio coloniale e di apartheid israeliano.
 
Il movimento globale di boicottaggio del regime israeliano è stato finora accolto con favore da diverse organizzazioni di tutto il mondo.
 
La federazione del lavoro degli Stati Uniti, con 2.000 membri, ha dichiarato il suo appoggio nel novembre 2015 al boicottaggio di Israele così come la Confederazione dei sindacati del Quebec (Canada), con 325.000 soci, si è unita al boicottaggio culturale e commerciale contro questo regime.
 
Nel frattempo, l'Associazione Americana Antropologica (AAA) nel mese di novembre ha approvato una risoluzione che sostiene l'appello palestinese per il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane.
 
Secondo i rapporti, il movimento globale di boicottaggio è stato il principale responsabile della caduta del 50% degli investimenti diretti esteri nel regime israeliano.

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