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Accordi di Minsk, a Berlino si riunisce il “Quartetto normanno” sul Donbass

 



di Fabrizio Poggi
 

A dispetto delle dichiarazioni rilasciate dal Ministro degli interni golpista, Arsen Avakov, che lo scorso 7 giugno aveva definito “morto” il processo degli accordi di Minsk, ieri sera si è regolarmente tenuto a Berlino il programmato incontro del “quartetto normanno”, a livello di Ministri degli esteri di Germania, Francia, Russia e Ucraina. Heiko Maas, Jean-Yves Le Drian, Sergej Lavrov e Pavel Klimkin si sono incontrati a 16 mesi dall'ultima riunione del “formato Normandia”. Il nodo centrale, assieme ad altri punti in programma, è stato l'introduzione di forze ONU in Donbass. Mosca è a favore dell'invio di forze delle Nazioni Unite, a garanzia dell'incolumità degli osservatori OSCE, ma è assolutamente contraria alla posizione USA, già espressa dal rappresentante speciale per il Donbass, Kurt Volker e ribadita ovviamente ieri da Klimkin, di una missione “di pace” ONU che, di fatto, si trasformerebbe in "una sorta di Kommandantur militar-politica” e prenderebbe il controllo dell'intero territorio delle Repubbliche popolari. Ciò porterebbe, ha detto Lavrov “alla completa demolizione degli accordi di Minsk”.
 

I quattro Ministri hanno discusso anche la questione del ripiegamento delle forze dalle “zone grigie” lungo il fronte, già in passato identificate nelle aree di Stanitsa Luganska, Zolotoe e Petrovskoe e l'inizio dello sminamento della regione, cui Germania e Francia si sono offerte di collaborare. A questo proposito, appena poche ore prima, le milizie della LNR avevano dichiarato di aver ricevuto notizie sicure, passate loro da informatori ucraini, secondo cui l'agenzia privata anglo-americana “HALO Trust”, dietro la maschera dello sminamento, starebbe in realtà minando ampi settori proprio delle ex “zone grigie” occupate dagli ucraini. In effetti, il 17 maggio tre militari canadesi erano rimasti uccisi e due americani feriti, dopo che il mezzo su cui viaggiavano era saltato su una mina nell'area di Avdeevka, nella DNR. Secondo Novorosinform, i neonazisti di Pravyj Sektor, per finanziare l'organizzazione, da tempo vendono a caro prezzo ai comandi ucraini le mappe delle nuove aree minate, mentre lo scorso gennaio un alto funzionario ucraino avrebbe venduto alle milizie della LNR il programma NATO "United Multinational Preparation Group - Ukraine", insieme all'elenco degli istruttori stranieri in Ucraina. 


La questione delle cosiddette “zone grigie”, che in origine avrebbero dovuto servire a mettere al riparo dai bombardamenti ucraini i villaggi a ridosso della linea del fronte e invece sono state poi quasi tutte occupate dai battaglioni neonazisti, si è fatta particolarmente acuta negli ultimi tempi. Dopo che si era avuto notizia delle decine di abitanti dei piccoli villaggi di Gladosovo e Travnevogo, tra Gorlovka e Zajtsevo, cacciati dalle abitazioni - di sette di essi non si hanno più notizie – e molte delle loro case depredate e incendiate dai soldati di Kiev, si è cominciato a parlare della nascita di gruppi partigiani tra la popolazione, ormai estenuata dal terrorismo dei “volontari” neonazisti. A questi raggruppamenti, Kiev avrebbe risposto con la creazione di una cosiddetta “Brigata di difesa territoriale", per il rastrellamento dei civili, forte di cinquemila uomini tra militi nazisti e delinquenti comuni arruolati nelle galere di Dnepropetrovsk e Kharkov, sul modello, ha commentato il rappresentante militare della DNR, Eduard Basurin, della divisione SS “Galizia” di settant'anni fa.


Alla vigilia della riunione di Berlino, il leader della DNR Alexander Zakhar?enko aveva detto di essere pronto a esaminare la questione della missione ONU, alle condizioni presentate da Mosca alle Nazioni Unite lo scorso settembre (e ribadire ieri da Sergej Lavrov): che le forze ONU non vengano dispiegate, come preteso da Washington e Kiev, sul territorio di DNR e LNR, ma intervengano a garanzia dell'incolumità degli osservatori OSCE, lungo la linea di separazione tra forze ucraine e milizie che, in alcuni punti del fronte, è di appena 20-30 metri.
 

D'altra parte, via via che si avvicina l'inizio del mondiale di calcio in Russia, si fanno più ricorrenti le voci di possibili provocazioni ucraine, sia con attacchi in grande stile al Donbass, sia ai danni di missioni politiche straniere. A proposito della seconda variante, Sputnik scriveva ieri che l'intelligence della DNR avrebbe denunciato i preparativi ucraini per un attentato contro l'elicottero della delegazione della commissione sulla politica di sicurezza della UE - che dal 13 al 15 giugno visiterà le posizioni delle forze ucraine al fronte – per attribuirne poi la responsabilità alle milizie.


Per la prima variante, il presidente golpista Petro Porošenko sembra sentirsi sempre più stretto tra pressioni contrapposte: le presidenziali del 2019 lo spingono a non rinviare troppo la ricerca di una soluzione al conflitto, che potrebbe non essere quella diplomatica; i settori ultranazionalisti e neonazisti interni, ma, soprattutto, Washington lo starebbero infatti incalzando per un attacco su larga scala. D'altro canto, Porošenko è anche consapevole che, una probabilissima disfatta al fronte, significherebbe addirittura la fine anticipata della sua presidenza. In questo senso, la famosa dichiarazione di Vladimir Putin del 7 giugno scorso, secondo cui una provocazione ucraina durante il mondiale di calcio significherebbe la fine dello stato ucraino, qualche effetto, almeno psicologico, lo deve aver avuto, se Porošenko si è sentito in obbligo di telefonargli, il 9 giugno, mentre Putin era in riunione al vertice SCO (l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) in Cina. Argomento ufficiale della conversazione sembra essere stato il rilascio di ucraini detenuti in Russia con accuse di attività terroristiche e di giornalisti russi detenuti in Ucraina (di ciò si è parlato anche ieri a Berlino); ma si può esser certi che il tema di un possibile attacco ucraino sia stato senz'altro toccato.
 

A corollario della giornata di ieri, il direttore del "Gruppo dei diritti umani di Kharkov" Evgenij Zakharov ha detto, in diretta alla radio ucraina, che i Servizi di sicurezza da tempo arrestano coloro che simpatizzano con DNR e LNR, li rinchiudono in prigioni segrete (l'ONU ha parlato anche ieri delle torture che si praticherebbero in tali prigioni segrete ucraine) per scambiarli con soldati ucraini catturati dalle milizie. Purtroppo, ha detto Zakharov, “i Servizi di sicurezza si sentono assolutamente impuniti" e ha aggiunto che queste azioni si ripetono in misura "massiccia e sistematica".


Mancano ormai poche ore all'inizio del mondiale di calcio: l'auspicio è che il fischio d'inizio non sia interpretato a Kiev come preteso da Washington e Bruxelles.

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